IN PREDA AD UN ATTACCO DI PANICO? – ‘Spunti di Psicologia’
Pubblicato il 08/03/2012 9:53:07
L’ansia è una sensazione che sperimentiamo tutti ogni qualvolta ci troviamo a dover affrontare situazioni che in qualche modo percepiamo come troppo impegnative e che sfuggono dal nostro controllo. Essa può assalirci prima di un esame, prima di prendere una decisione, quanto aspettiamo una notizia….insomma, quando non riusciamo a prevedere come andranno le cose e sentiamo di non possedere tutti gli strumenti per anticipare ciò che sta per succedere.
Tuttavia, essa non rappresenta uno stato patologico di per sé, perchè oltre ad essere una reazione comune, ci permette anche di affinare le nostre risorse e renderci più vigili e reattivi di fronte ad un potenziale pericolo o problema.
Quando però i sintomi che l’accompagnano degenerano, diventando ingestibili, l’ansia può trasformarsi in panico e costituire una vera e propria compromissione del normale andamento della nostra vita, generando comportamenti di evitamento relativamente a quelle situazioni per noi ansiogene.
Il compito di chi, in qualità di esperto, si trova a rispondere ad una richiesta di aiuto per questo tipo di problematica non si limita al contenimento dei sintomi ma riguarda la comprensione di ciò che realmente li genera. Un altro aspetto che rende particolarmente complesso il quadro sintomatologico di un attacco di panico è il coinvolgimento del corpo nell’esperienza di ansia estrema che rappresenta il veicolo preferenziale attraverso cui la sintomatologia ansiosa si manifesta. In altre parole, quando siano agitati in modo eclatante, non siamo solo invasi da pensieri negativi e che amplificano la paura o la preoccupazione esistente, ma avvertiamo il nostro cuore battere più forte, la nostra sudorazione aumentare, la testa girare….tutte sensazioni che conducono spesso la persona in preda ad un attacco di panico a sviluppare la paura di sentirsi male o addirittura morire.
In realtà, il corpo viene da questi individui usato come strumento di gestione e comprensione della propria ansia, in quanto esso diviene la causa del proprio malessere (“ se mi sento male è perchè c’è qualcosa che non va in me fisicamente”) e, allo stesso tempo, la soluzione (“ se prendo un ansiolitico o ricevo una rassicurazione medica, mi sento meglio”). Il lavoro terapeutico consiste innanzitutto nel “soggettivizzare” l’ansia, ovvero partire dal presupposto che non tutti ci agitiamo per gli stessi motivi, e nel rompere l’associazione che si crea tra ciò che sentiamo e il proprio corpo mostrando a chi soffre di attacchi di panico che in realtà il motivo della nostra agitazione è attribuibile ad altro, a qualcosa che avviene nel contesto circostante e di cui non siamo in qualche modo consapevoli. In mancanza di una spiegazione alternativa del proprio disagio questi individui usano il loro corpo per leggere il cambiamento di stato emotivo che avvertono.
Rafforzare la convinzione, nei soggetti affetti da panico, che è il proprio corpo ad essere responsabile di questo cambiamento crea un circolo vizioso caratterizzato da dipendenza da psicofarmaci e da condotte di evitamento delle situazioni temute.
E’ quindi fondamentale che in presenza di sintomi ansiosi troppo evidenti e fuori dal nostro controllo, ci si rivolga a chi può aiutarci a comprendere la reale causa del nostro disagio per poi imparare a gestirla in modo più efficace e duraturo.
Dott.ssa Clara Camerino
Psicologa e Psicoterapeuta
Clinical and Health Psychologist
cel. 3389467155 email: [email protected]
sito web: www.claracamerino.it








Mi ritrovo esattamente in quanto viene descritto nell`articolo, in particolare nel circolo vizioso che si viene a creare con la convinzione che ciò che provo a livello fisico non possa dipendere solo da uno stato mentale… é passato un pò di tempo dal mio primo attacco di panico e da allora ho pensato di avere una sfilza di disturbi. Ora la mia paura più grande é, é, oltre ovviamente a quella del prossimo attacco, quella di avere una qualche disfunzione a livello cardiaco. É dura. Ma i primi di gennaio ho il primo appuntamento con una psicoterapeuta.
Ho vissuto per 25 anni con gli attacchi di panico….se la mia esperienza può essere utile, sono a disposizione…
Credo che si può senz’altro farcela se si capisce che serve spesso e volentieri parlare, sfogarsi, aprirsi e bene ha fatto la psicologa a ritenere che le medicine non sono sempre la via migliore Fate bene a parlare di questi argomenti che volenti o nolenti interessano un pò tutti, chi più chi meno.