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IL DESERTO - di Don Gaetano Zaralli - Castelli Notizie

IL DESERTO – di Don Gaetano Zaralli

deserto

Ha il via da questa domenica, la seconda dell’Avvento, la preziosissima collaborazione di Don Gaetano Zaralli con Castelli Notizie. Ogni domenica avremo modo di assaporare le pillole di saggezza, mai banali, mai sui generis, di questo Parroco che non ha davvero bisogno di presentazioni. A lui l’umile compito di commentare la Parola di Dio, direttamente estrapolata dai passi del Vangelo della Domenica. Per lui parla la sua storia, fatta di comunanza col popolo, di vicinanza ai problemi della gente, di comportamenti mai banali, neppure supinamente accondiscendenti al rigido potere ecclesiastico, che se non ha contestato direttamente ha certamente provato a smussare, fino a non rimanerne mai acriticamente influenzato. Chi già lo conosce lo seguirà con affetto e curiosità, a prescindere dai propri ideali e la propria fede; chi non ha ancora avuto la fortuna di incrociarne il cammino, ne siamo certi, imparerà ad assaporarlo e gustarlo appieno, meravigliandosi di quelle sue frasi così soavi, che ti inebriano le vene e ti arrivano al cuore, seminandovi anfratti di speranze e gioie mai uguali le une con l’altre.

Chi meglio di Don Gaetano Zaralli per fare apostolato via web! Chi meglio del parroco di San Michele Arcangelo (Velletri), che nel 2002 fu rimosso dal suo incarico perchè la Congregazione per la Dottrina della Fede ritenne doveroso segnalare all’allora Vescovo della Diocesi Velletri-Segni, Monsignor Andrea Maria Erba, alcune sue lettere pubblicate su internet. Nell’accusa della Congregazione anche l’intimazione a smettere di scrivere su ‘Preti on-line’. Eh già, con Internet che a quei tempi era per molti ancora un mezzo tutto da scoprire, questo sacerdote, geloso della sua libertà, dopo aver rassicurato le autorità sulla sua fedeltà agli insegnamenti della Chiesa, amava scrivere via Web con l’intento di favorirvi un dialogo su problematiche di particolare importanza pastorale. Dopo qualche mese dalla rimozione, anche in virtù di una straordinaria sommossa popolare, Don Gaetano ritornò al suo posto, continuando la sua missione di pescatore di anime, esercitata ogni giorno dentro e fuori la sua parrocchia e, contemporaneamente, nello sconfinato mondo della Rete.Quel giorno giustizia fu fatta e, ne siamo certi, anche Iddio sorrise compiaciuto.

Averlo tra noi e donarlo a voi, allora, è quanto di meglio potessimo auspicare. Buona lettura a tutti: che siate donne o uomini, giovani o meno giovani, cattolici o atei, musulmani o miscredenti, agnostici o laici, bianchi o neri, etero o omesex, la parola di Don Gaetano non vi lascerà indifferenti. Promesso! 

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IL DESERTO – Vangelo della domenica – Commento di Gaetano Zaralli – Mc 1,1-8

Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Come è scritto nel profeta Isaia:

Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”,

si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico  e predicava: “Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”.

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Voce di uno che grida nel deserto…

Lo sfondo su cui si staglia la figura di Giovanni è il deserto. Il deserto in questo caso è il luogo del silenzio, della riflessione, delle decisioni importanti.

Non c’è cosa più assurda cercare la soluzione ai propri problemi bivaccando nella confusione delle troppe opinioni, spesso contrastanti tra di loro; ecco perché, talvolta, è necessario tirarsi fuori dalla folla piatta e pigra per entrare con coraggio nel deserto delle cose essenziali. Verrà poi il momento di riprendere contatto con il mondo di tutti i giorni e l’impresa si farà dura, specie se nel frattempo la realtà che ti viene incontro  s’è imbastardita ulteriormente attorno agli interessi miopi di chi conduce la baracca.

Oggi all’interno della Chiesa manca una voce forte e autorevole che dica, per esempio, che è gravissimo avallare l’illegalità del mondo omosessuale presso l’Onu… Come è possibile, mi chiedo, che non ci siano Monsignori capaci di infilarsi nel deserto per maturare qualcosa di nuovo a vantaggio di certi diritti umani?… Il deserto fa paura e per evitarlo alcuni preferiscono frequentare con scadenze ben precise le assemblee cariche di finti entusiasmi, pur di assaporare in quei luoghi il misero conforto di consensi che, spesso, vanno a morire nello sconforto della solitudine.

I giovani che in questi ultimi giorni ho visto protestare per le strade delle città mi hanno commosso: finalmente li vedo uscire dal deserto, motivati al punto giusto, per il risveglio di un mondo che deve cambiare…

 

preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri…

 

Un amico ateo mi diceva che le chiese, tutte, hanno buon gioco nel parlare dell’amore di Dio e aggiungeva polemico: “Chi tra gli esseri umani non ha bisogno di attenzioni e di tenerezza? Un Dio amoroso sulle bocche di voi credenti risulta essere solo uno spot, perché tra il dire e il fare continua a esserci il mare…”

 

Potrebbe aver ragione il mio amico ateo, se dalla finestra della sua umanità scorgesse davvero un cattolicesimo che, senza provare a raddrizzare i sentieri, fa di sé solo un’ottima e dispendiosa propaganda.

 

Giovanni era vestito di peli di cammello… e predicava…

 

Chi viene dal deserto non indossa abiti di porpora e non abita in palazzi di marmo. E la porpora e i marmi sono segno di potenza e prepotenza, di distanza e sordità, di vacuità e superficialità.

Chi viene dal deserto della sofferenza, invece, si fa ascoltare, perché la sua predica è nuda come nuda è l’anima di un artista.

L’ultima predica che ho ascoltato non la ricordo: le parole che giungevano al mio orecchio erano vestite volutamente di vana cultura.

 

 

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