Quantcast
IL TOUKON ALL’AMBASCIATA BRITANNICA PER I 100 GIORNI DALLE PARALIMPIADI DI LONDRA - Castelli Notizie
SPORT

IL TOUKON ALL’AMBASCIATA BRITANNICA PER I 100 GIORNI DALLE PARALIMPIADI DI LONDRA

Alcuni allievi del Toukon

Una giornata di festa a cento giorni dall’inizio dei Giochi Paralimpici di Londra 2012.  L’ambasciata britannica a Roma si è vestita  a festa per accogliere, nei propri giardini, esibizioni e spettacoli sportivi di numerosi sport praticati anche da persone con disabilità. Il Toukon karate-do è stato invitato insieme ad altre associazioni per dare prova di quanto lo sport possa fare per l’integrazione. Protagonista della giornata, insieme all’ambasciatore Christopher Prentice, la giovanissima Beatrice Vio,  soprannominata “Bebe”, giovane promessa della scherma in carrozzina, che ha spiegato ai circa 200  ragazzi delle scuole presenti  l’importanza dello sport nell’inclusione delle persone con disabilità,  portando anche la sua esperienza caratterizzata dalla passione per la scherma, rivoluzionata dalla meningite avuta quando aveva 11 anni che ha comportato la perdita delle braccia e delle gambe, il coraggio e la voglia di vivere per continuare a praticare il suo sport preferito. Bebe a Londra sarà presente come tedofora convocata ufficialmente, in attesa di calcare la pedana per le gare paralimpiche dalla successiva edizione dei Giochi, quella di Rio 2016, dopo aver conquistato la prima medaglia della sua carriera agonistica.

La mattinata è stata caratterizzata dalle dimostrazioni dei diversi sport: ha esordito la scherma, poi il tennis tavolo fino a quando è arrivato il momento del TOUKON. Al momento dello schieramento degli atleti pronti per la dimostrazione, in deroga al protocollo ufficiale, l’ambasciatore Prentice è salito sul tatami, seguendo il protocollo del karate, per affiancare il maestro Luca Nicosanti nel tradizionale saluto di rito che precede ogni allenamento. Un gesto che denota la spiccata capacità e l’eleganza, insieme al desiderio di accogliere proprio del ruolo che ricopre. I ragazzi del TOUKON, alcuni dei quali sono appena tornati dall’esperienza francese, hanno dato prova delle diverse anime del karate, del kata e del kumite: i kata superiori di Noemi Nicosanti, Francesco Alagiah e Giada Mariani  eseguiti a occhi bendati per amplificare le difficoltà e rendere stupefacenti le prestazioni. E poi i kihon kumite e la preparazione atletica di base eseguita da Nigro Matteo, Zaccagnini Nicholas, Nicosanti Ester, Parisi Monica, Trombetti Simone, Avellino Francesca, Leoni Francesco, Tomassini Maurizio, De Angelis Gabriele, De Angelis Lorenzo, Ceccarelli Marco.

Incisive le parole dell’ambasciatore Prentice che ha spiegato come l’obiettivo che il Regno Unito si prefigge per i Giochi Paralimpici è quello di “sfruttare l’opportunità offerta dalle Paralimpiadi per cambiare il modo di pensare, sentire e comportarsi delle persone di fronte alla disabilità e agli sport praticati dai disabili, al fine di dar vita ad una società più aperta e maggiormente fondata sulla partecipazione di tutti”.  “Lo sport – ha detto l’ambasciatore – rappresenta un veicolo fondamentale per l’inclusione sociale delle persone con disabilità”. La Gran Bretagna punta a far sì che i suoi siano i Giochi più accessibili della storia, per permettere al maggior numero di persone di godere dello spettacolo: del resto, all’ambasciata viene sottolineato che quella 2012 è  la prima edizione in cui Olimpiadi e Paralimpiadi sono state pianificate ed organizzate in maniera assolutamente integrata.

Nel pomeriggio,  si è sviluppato l’incontro e  il dibattito tra rappresentanti delle istituzioni italiane e britanniche. Tutte le relazioni hanno avuto come tema conduttore la disabilità e l’integrazione nel lavoro, a scuola e in città. Tra tutti, è stato determinante l’intervento di Luca Pancalli, Presidente del CIP e vice-presidente del CONI che rivolgendosi al ministro Elsa Fornero ha sottolineato   la necessità di offrire un futuro di inclusione lavorativa a persone che hanno tenuto alta la bandiera nazionale nel mondo, e sarebbe anche un modo di dare giustizia agli atleti paralimpici rispetto ai loro colleghi olimpici, che a fine carriera hanno ben maggiori opportunità di inserimento lavorativo”. “Nel nostro paese – spiega Pancalli – siamo più avvezzi a parlare di sport nell’ottica del confronto agonistico che in quella valoriale: lo sport invece ha una grande utilità sociale, e non solo sul versante dell’inclusione delle persone disabili. Da questo punto di vista, però, possiamo andare fieri di un modello organizzativo che consente alle persone disabili di non essere più soggetti assistiti, ma risorse per la società”. E il frutto del movimento paralimpico sono “i sogni di ognuno degli oltre 4mila atleti che saranno a Londra e con loro i sogni di tutte le persone disabili che potranno trovare nello sport un’occasione per emergere e per vivere da protagonisti la propria vita”. Pancalli  ha anche sottolineato l’ottimo assetto normativo  che caratterizza il nostro Paese, precisando che peraltro brilliamo però in disapplicazione.

 

LE FOTO DELLA GIORNATA IN AMBASCIATA

Più informazioni