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Velletri - Il centrodestra sulle scalinate del Comune invita Monaco a dimettersi - Castelli Notizie
POLITICA

Velletri – Il centrodestra sulle scalinate del Comune invita Monaco a dimettersi

Manifestazione Comune

Alcuni dei manifestanti dinanzi allo striscione che invita il consigliere comunale Monaco a rassegnare le dimissioni

 

Accanto alla statua dell’Imperatore Cesare Ottaviano Augusto, questa mattina, non c’era Giuseppe Gentile, in altre faccende lavorative affaccendato, fors’anche nauseato da certe pieghe della politica che a pochi mesi dalla presa di potere dell’Amministrazione Servadio lo indussero a fare le valigie e a togliere ogni appoggio alla maggioranza di governo cittadino. Non c’era neppure quell’Elis Monaco che proprio nella Lista Civica di Giuseppe Gentile trovò il sospirato trampolino di lancio per sedere nell’aula consiliare tra le file del centrosinistra. Un’operazione di alta strategia politica, quella portata a termine quasi 5 anni fa, della quale il genero del poi eletto sindaco Fausto Servadio approfittò in pieno per lasciare con un pugno di mosche proprio Gentile, accaparrandosi l’unico seggio spettante ad una Lista Civica con la quale alle luce dei fatti non ha poi condiviso molto, nè prima nè dopo quel ‘sorpasso’.

Eppure se Gentile era altrove, nella fredda e sferzante mattinata di lunedì 28 ottobre, impegnato a portare avanti la propria attività lavorativa e certamente nauseato dalle pieghe della politica, lui, Elis Monaco, sulle scalinate del Palazzo comunale in qualche modo c’era, pur se non proprio fisicamente. Il suo nome, infatti, è campeggiato in tutta evidenza nello striscione dispiegato proprio da parte di quel centrodestra per il quale fino a qualche anno fa nutriva particolari simpatie. Simpatie allora ben ricambiate, prima che l’amore finisse con un naufragio improvviso, e lui si ritrovasse in luna di miele nientemeno che con una parte della coalizione di quel centrosinistra  poi finito al governo della città (…non in tanti ne vanno fieri, sebbene proprio il suo voto, insieme a quello di Andolfi, sia determinante nel mantenere in piedi la baracca…).

Nello striscione l’invito diretto proprio a Monaco: quello di dimettersi dal ruolo di consigliere comunale. Nello stesso striscione anche la pretesa di chi cerca una risposta al seguente interrogativo: ‘Servadio, Sindaco o complice?“. Nell’occhio del ciclone, per chi non lo sapesse, l’accertamento istruttorio definitivo emesso dall’Area Vigilanza Urbanistica e Lotta all’Abusivismo della Regione Lazio, in merito alle irregolarità riscontrate da parte dello stesso organo di controllo regionale nel rilascio della concessione edilizia ad una società di cui fa parte anche il consigliere Elis Monaco, per la costruzione di un edificio residenziale in via Acquavivola. All’ingegnere Franco Bologna, oggi in pensione, ma già dirigente tecnico del Comune di Velletri, che il 29 marzo 2010 aveva indirizzato all’Area regionale un esposto in cui evidenziava le presunte irregolarità riscontrare, il compito di denunciare il presunto abuso e rincarare la dose alla luce degli ultimi accadimenti, con una lunga lettera in esclusiva pubblicata in settimana sulle colonne del settimanale ‘il Cittadino’. 

Ciononostante il fronte della disputa sembra essersi spostato sul dirigente comunale, accusato da Bologna di sudditanza psicologica. Il Sindaco Fausto Servadio, suocero di Monaco, continua da par suo a tirar via dalle proprie mani una patata che si fa ogni giorno più bollente, se non altro perchè da buon Primo cittadino è il primo, nelle segrete stanze, a riconoscere che il procedimento, così come portato avanti sinora, poteva essere senz’altro evitato, visto che rischia di creare un enorme danno d’immagine alla sua attività amministrativa. Di fronte all’attuale ‘status quo’ Servadio si sta è quindi limitato a replicare che “la competenza di sospensione o revoca delle concessioni è di esclusiva competenza del dirigente preposto”.

A rispondere per le rime al Sindaco c’ha subito pensato Giancarlo Righini, consigliere comunale del Pdl, nonchè suo sfidante nella tornata elettorale del 2008. “La verità è che il consigliere Monaco, che allora fungeva da delegato all’urbanistica, anziché controllare che non venissero commessi abusi come il suo ruolo gli avrebbe imposto si è preoccupato di fare ben altro. E non si parla di una stanza aggiunta o di una veranda trasformata in cameretta, ma di un palazzo di 4 piani. L’accertamento del servizio ispettivo regionale per la lotta all’abusivismo edilizio – continua Righini – si protrae da circa 3 anni in contraddittorio tra Regione, Comune ed impresa (cui Elis Monaco è legato) e se né il Comune né l’impresa hanno prodotto contro deduzioni tali da confutare l’esposto dell’Ingegnere Bologna qualcosa vorrà pur dire. Tuttavia se Servadio non era a conoscenza di quanto accadeva e non ritiene di avere responsabilità in ordine ai comportamenti del genero ne chieda le dimissioni invece di continuare a dire che adesso risponderà il dirigente…O tutt’al più – ha aggiunto Righini – convochi il dirigente e si faccia relazionare dettagliatamente, prima di riferirne in consiglio comunale”.

Furenti anche quelli del Comitato Velletri Sud-Ovest, per bocca del presidente Christian Simonetti: “anche questa volta il Sindaco ha perso l’occasione di essere coerente con il suo ruolo istituzionale, colpevolizzando nuovamente i Dirigenti Comunali:  è il suo stile, i meriti sono suoi e gli sbagli sono dei Dirigenti. Spero abbia il coraggio di andare dal dirigente ed accusarlo di persona, in faccia, come un vero uomo…”.

Come al solito non le ha mandate a dire neppure Lamberto Trivelloni (Udc), anch’esso avvistato durante la manifestazione odierna: “…ad un certo punto – dichiara Trivelloni provando  a ricostruire quanto accaduto –  succede che il dirigente non interviene ad una diffida perentoria dell’organo di controllo, il vigile preposto all’antiabusivismo risulta assente per malattia, e dopo due anni di fermo, incredibilmente, riapre il cantiere e si realizzano due piani in una settimana, andando avanti nonostante la diffida. Chi deve, in sostanza, non interviene. Tutti si domandano perché? Forse la linea è quella di evitare che Monaco debba opporsi al TAR avverso una ordinanza di revoca della concessione e quindi alla immediata sospensione dei lavori. Ciò comporterebbe immediatamente la revoca del suo ruolo di consigliere, perché la legge dello Stato italiano non permette il doppio ruolo di ricorrente e convenuto nel duplice ruolo di oppositore (che attacca) e consigliere comunale (che dovrebbe difendere gli interessi dell’ente). L’accelerazione sui lavori e il mancato intervento degli organi preposti – continua Trivelloni – potrebbe generare il sospetto che il tutto sia funzionale ad un calcolato ritardo, strumentale a portare più avanti possibile l’opera abusiva, in modo da condizionare il futuro giudizio del tribunale amministrativo, del tipo: la sentenza non può avere una soluzione che provochi all’ambiente un danno maggiore dell’abuso, al di la di una pena pecuniaria, che comunque permarrebbe. Chiaro il giochino no? E Servadio tutto ciò lo sa bene, perchè si può essere ignoranti, questo si, ma certamente lui non è fesso!”.

A questa ridda di accuse rivolte tramite un popolar social network non è mancata una lapidaria controrisposta dello stesso Elis Monaco, che ha sottolineato come, a suo dire, “l’atto prodotto dalla Regione Lazio è un atto politico che ha poco a che fare con gli atti amministrativi. L’abusivismo -ha aggiunto – è stata una piaga sociale nel nostro territorio per il quale chi avrebbe potuto porvi rimedio non lo ha fatto”. Chiaro riferimento, il suo, a quanto avvenuto nel passato, quando, e questa volta è Corrado Bisini, presidente dell’associazione ‘La Spinosa per l’Ambiente’ a dirlo, la parola “legalità non veniva, come ora del resto, utilizzata.  L’abusivismo – continua Bisini – ne è la tangibile testimonianza. In decenni di mala amministrazioni non  una sola casa è stata demolita e questo – ha concluso Bisini – basta per far capire quale è la situazione”.

In soccorso dell’Amministrazione Servadio è poi giunto il capogruppo del Pd, Gianfranco Cestrilli, che al pari del Sindaco ha ricordato come le “controdeduzioni spettino al Dirigente responsabile e all’impresa. Al Dirigente – ha aggiunto – spetta l’eventuale revoca, sicché ad ognuno va la propria responsabilità, come si conviene in una democrazia liberale. La strumentalizzazione – ha poi aggiunto il capogruppo dei democratici – sta nel trascinare Servadio in una vicenda in cui non ha nessuna possibilità di intervento. Manipolare la realtà, facendo confusione tra il ruolo di Sindaco e il grado di parentela con il Consigliere Elis Monaco, nella speranza di ottenere un vantaggio politico, è una modalità politica che non fa onore a chi la pratica e otterrà un risultato certo: la crescita delle già nutrite fila dell’antipolitica”.

In attesa delle evoluzioni del caso entro qualche settimana la Regione potrebbe revocare la concessione edilizia e sulla palazzina in costruzione potrebbero calare nuove nubi sulle quali il sereno potrebbe non arrivare più, se non al termine di una battaglia legale che si annuncia intrisa di lunghi batti e ribatti tra le parti. Per la cronaca tra i presenti alla manifestazione i soli membri dei partiti che hanno scelto di aderire all’iniziativa promossa dalla ‘Giovane Italia’. In prima fila i consiglieri comunali Giancarlo Righini e Fabio D’Andrea (Pdl), Gian Luca Trivelloni (Udc), Fabio Taddei e Franco De Santis (Gruppo Misto), oltre a Fabio Leoni (Giovane Italia), Augusto Vannettelli (Lista Civica) Christian Simonetti (Comitato Velletri Sud-Ovest), Riccardo e Daniele Iannuzzi e Cristian Bastianelli (Futuro e Libertà). 

“Qualcuno – ha aggiunto Taddei –  si è presentato come il paladino della legalità ma farà fatica a dimostrare che sia davvero così”. 

 

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