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A 5 anni dalla scomparsa degli 'sposini di Albano' precipita un altro aereo in Venezuela - Castelli Notizie
CRONACA

A 5 anni dalla scomparsa degli ‘sposini di Albano’ precipita un altro aereo in Venezuela

los roques
Una fatalità, una terribile coincidenza o cos'altro? Sono notizie inquietanti quelle che arrivano dall'altra parte dell'Oceano in questi minuti della notte: da qualche ora, infatti, non si hanno più notizie di un velivolo che ha fatto perdere le proprie tracce in Venezuela, a circa 10 miglia nautiche a sud dell'arcipelago de Los Roques, ad un centinaio di chilometri dalla capitale Caracas. 
A bordo 6 persone, quattro delle quali italiane, che stavano trascorrendo in zona le festività natalizie. Allertata la guardia costiera, come anche i pescatori della zona. Pronta reazione da parte della Farnesina, col consolato italiano che è in stretto contatto con le autorità di Caracas. 
L'episodio, venuto alla luce in Italia durante la notte tra il 4 e il 5 gennaio, fa tornare alla memoria quanto accaduto esattamente 5 anni prima, nel 2008. Anche allora, come oggi, un aereo venne dato per disperso e da allora nulla si è più saputo sulle sorti dei passeggeri, otto dei quali italiani. Sul velivolo, lo ricorderanno in tanti, anche una coppia romana, che stava coronando il proprio sogno d'amore in un Viaggio di Nozze che faceva seguito al matrimonio appena celebrato ad Albano. Un sogno che si sarebbe infranto, per sempre, nel blu del Mar dei Caraibi. 

Fabiola e Stefano in uno scatto delle Nozze. Di loro si perderanno le tracce pochi giorni dopo, durante la Luna di Miele

Eppure qualcosa non torna, non è mai tornato, a partire dall'assenza di resti (nè umani nè del velivolo), senza dimenticare le ricerche frettolose e lacunose delle autorità venezuelane, che smisero in fretta di dare un senso compiuto alla scomparsa del volo 'YV-2081'.
Amici e parenti degli scomparsi non si sono mai arresi e proprio nelle scorse settimane è stato siglato un accordo che a distanza di un lustro darà avvio alle sospirate ricerche, con una nave dotata di sofisticate apparecchiature che procederà a nuovi rilievi, scandagliando sino a 3mila metri di profondità.  Le ricerche riprenderanno il 29 gennaio e Mario Pica, ex pilota dell’Aeronautica e consulente delle famiglie degli italiani dispersi ha dichiarato che se il velivolo non verrà ritrovato è perchè "non è mai precipitato ed in quel caso si dovrà cercarlo altrove".
I familiari degli italiani scomparsi, supportati da evidente discrepanze nella ricostruzione ufficiale, continuano infatti a non ritenere peregrina l'ipotesi che il velivolo sia stato dirottato da narcotrafficanti colombiani che l’avrebbero utilizzato come vettore per il trasporto di una partita di cocaina. Non un caso, e non può essere una coincidenza, che negli ultimi 15 anni in Venezuela siano scomparsi più di 30 aerei, diversi dei quali si è poi saputo essere stati usati dai narcos.
Proprio nella giornata di venerdì 4 gennaio, mentre a migliaia di chilometri di distanza andava in scena una nuova tragedia, a Roma e ad Albano si sono svolto due incontri durante i quali si è cercato di ricordare al meglio Stefano e Fabiola, nella speranza di non far cadere il silenzio sulle loro sorti. A Roma,  in zona Torrevecchia, è stata organizzata una fiaccolata, mentre ad Albano, presso la chiesa Cuore Immacolato di Maria, alle 17.30, è stata celebrata una Messa di Preghiera. 
Ad aspettare Stefano e Fabiola, nella loro casa a Primavalle lasciata in fretta e furia per quella Luna di Miele tanto attesa, c'è ancora l'albero di un Natale ormai 'vecchio' di 5 anni. Anni terribili, senza risposte e senza un perchè, se non un dolore che a 5 anni di distanza si è ripresentato nel modo peggiore possibile, con un epilogo drammaticamente simile.   
 
COSA AVVENNE 5 ANNI FA? (fonte: www.nottecriminale.it)

(www.nottecriminale.it) – Il 4 gennaio 2008 alle ore 9.30 (le 15 in Italia) l’aereo Let-410 YV2081 della compagnia Transaven, in viaggio da Caracas all’arcipelago di Los Roques (nel Mar dei Caraibi, in Venezuela), lancia l’SOS. Il pilota, Esteban Lahoud Bessil, secondo la trascrizione della torre di controllo di Grand Roque, comunica di avere entrambi i motori in avaria: tenterà quindi un ammaraggio, ossia un atterraggio a filo d’acqua. A bordo, oltre al pilota e al copilota, ci sono 12 passeggeri: 8 italiani, 3 venezuelani e uno svizzero. Per i nostri connazionali, che si trovavano tutti in Sudamerica per una vacanza, scatta subito l’allarme della Farnesina. Si tratta una famigliola di Ponzano Veneto (Treviso) composta Paolo Durante, sua moglie Bruna Guerrieri e le loro bimbe di 6 e 8 anni, Sofia ed Emma, di due amiche di Bologna, Annalisa Montanari e Rita Calanni e di una coppia di Roma in viaggio di nozze, Stefano Fragione e Fabiola Napoli.

 

La ricostruzione– Il Let-410 era partito alle 9.15 da Maiquetia, l’aeroporto di Caracas, e sarebbe dovuto arrivare a Grand Roque (l’unica isola abitata nell’arcipelago di Los Roques) dopo circa mezzora di viaggio. Quando viene lanciato l’SOS l’aereo, che è a mille metri d’altezza, si trova a circa 26 miglia nautiche (una quarantina di chilometri) dalla meta, a sud della barriera corallina che caratterizza l’arcipelago. In quel punto il mare raggiunge una profondità di 1240 metri. In dieci minuti arrivano sul luogo del presunto ammaraggio le prime squadre di soccorso, ma dell’aereo della Transaven non c’è alcuna traccia: nessun segno dell’impatto con l’acqua, nessun sopravvissuto, nessun rottame, nessun corpo. L’aereo e tutti i suoi passeggeri sono svaniti nel nulla. Il giorno successivo le ricerche, coordinate dal direttore della Protezione Civile venezuelana Antonio Rivero, proseguono anche con l’utilizzo dei sonar, degli strumenti in grado di scandagliare il fondo marino: l’ipotesi più accreditata, sostenuta dalla Ong venezuelana Familia Humboldt, specializzata in salvataggi, è che l’ammaraggio sia riuscito, ma che nei pochi secondi a disposizione prima dell’inevitabile affondamento i passeggeri non siano stati in grado di aprire le porte dell’aereo, sprofondando quindi negli abissi dei Caraibi. Le ricerche coi sonar, però, non portano ad alcun risultato. Nei giorni successivi, nemmeno l’utilizzo di una nave oceanografica, capace di raggiungere profondità ancora maggiori, riesce a individuare l’aereo scomparso.

 

Il ritrovamento di un corpo – Dopo 9 giorni di ricerche senza esito, il 13 gennaio 2008 dieci miglia al largo della penisola di Paraguanà (Stato venezuelano di Falcon), alcuni pescatori trovano un corpo. Poco distante c’è anche un salvagente della Transaven a cui è attaccata una torcia per le segnalazioni di emergenza. Il cadavere è irriconoscibile, ha il viso scarnificato, ma dall’arcata dentaria e da un orologio Casio al polso si riesce a risalire alla sua identità: si tratta di Osmel Avila, 37 anni, il copilota del Let-410 YV2081 sparito nel nulla. La causa del decesso viene attribuita a un trauma toracico con conseguente lacerazione cardiaca. Per le autorità venezuelane è la conferma di quanto avvenuto: l’aereo sarebbe precipitato e affondato, spezzandosi in due e restituendo così al mare il corpo del copilota. Sembra davvero la fine di tutte le deboli speranze dei famigliari dei passeggeri. In realtà sarà proprio questo uno degli elementi cardine della loro lotta che ancora oggi li porta a chiedere a gran voce verità e giustizia per quanto accaduto.

 

Il corpo del copilota – Sono tanti, troppi, i dubbi che ruotano intorno all’aereo della Transaven scomparso nel nulla il 4 gennaio 2008. I primi riguardano proprio il cadavere del copilota. Esso infatti viene ritrovato a circa 370 chilometri dal luogo del presunto incidente aereo, ma secondo vari esperimenti effettuati le correnti avrebbero dovuto trasportarlo da tutt’altra parte. Il corpo, sul quale peraltro non è stato fatto l’esame del Dna, non presenta i segni di putrefazione tipici di una lunga permanenza in acqua (ben 9 giorni) e, tranne per gli avambracci e il volto, è perfettamente integro, nonostante la presenza di pesci di grandi dimensioni. Infine, non c’è acqua nei suoi polmoni. Ma allora, come ha fatto il corpo di Osmel Avila ad arrivare fino a lì e, soprattutto, come e dove è morto? C’è poi una strana analogia con un altro episodio risalente al 1997: anche in quel caso un aereo della Transaven in viaggio da Caracas a Los Roches era finito in mare e anche in quel caso era stato ritrovato solo un corpo. Si trattava di un passeggero australiano morto, secondo la prima autopsia, per annegamento. In realtà una seconda autopsia aveva fatto emergere una verità ben più inquietante: l’uomo era morto a causa di un colpo di pistola.

 

Il numero di passeggeri – Un altro elemento che non torna in questa vicenda è il numero di passeggeri effettivamente saliti a bordo dell’aereo. La carta d’imbarco, infatti, ne segnala 14, ma dalla registrazione del dialogo tra il pilota e la torre di controllo di Caracas, avvenuto alcuni minuti prima del lancio dell’SOS, emerge che forse le persone a bordo erano 18: http://www.youtube.com/watch?v=igJVrpy4vbM Se così fosse, ci sarebbero ben 4 persone di identità sconosciuta salite a bordo dell’aereo senza effettuare il regolare iter di imbarco.

 

Alcune considerazioni tecniche – Passando ad analizzare gli aspetti tecnici della vicenda, bisogna sottolineare che il fatto che in un aereo del genere vadano in avaria tutti e due i motori è un’eventualità davvero rarissima, dal momento che l’uno è indipendente dall’altro. È poi prassi che in casi di SOS le comunicazioni tra aereo e torre di controllo restino aperte, mentre in questo caso, inspiegabilmente, il pilota dopo aver lanciato l’SOS avrebbe interrotto la comunicazione. Infine, ricordiamo che all’arrivo dei soccorsi non viene trovata alcuna traccia d’olio o carburante, motivo per cui in un primo momento si era ipotizzato che l’aereo fosse rimasto integro. Ma così non può essere, dal momento che è stato ritrovato il corpo del copilota. Delle due l’una: o l’aereo è rimasto integro, e allora non è possibile che quello sia il corpo del copilota, o l’aereo nell’impatto si è spezzato, ma allora si sarebbero dovuti trovare rottami, macchie liquide e forse anche altri corpi.

 

Il cellulare che suona – C’è ancora un altro elemento che desta non poche perplessità: 24 ore dopo il presunto incidente aereo, un amico di Annalisa Montanari (una passeggera del Let-410) che si trovava alle Maldive ha provato a chiamare la donna e il cellulare di questa risultava “libero”. Ma un telefono a più di mille metri sott’acqua non può ricevere segnale!

 

Che cosa può essere successo? – Ad oggi non si sa quale sia la reale sorte del Let-410 YV2081 e dei suoi passeggeri. Di certo qualcosa di molto grave è successo, ma le famiglie delle vittime giustamente vogliono la verità. Il loro sospetto è che dietro la scomparsa dei loro cari ci sia un dirottamento finito male. Quelle zone del Sudamerica sono famose, oltre che per la loro indiscutibile bellezza, per il narcotraffico. Dal 1997 ad oggi, in Venezuela, sono scomparsi più di 20 aerei, la maggior parte dei quali risultano sequestrati dai narcotrafficanti. Di questi solo 5 sono stati ritrovati. Sono cifre significative, che giustificano il dubbio che anche questa storia possa essere finita così (fonte: www.nottecriminale.it). 

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