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'Il Verbo della Domenica' - Salvarsi senza essere umiliati - Castelli Notizie

‘Il Verbo della Domenica’ – Salvarsi senza essere umiliati

zaccheo

 

‘IL VERBO DELLA DOMENICA’ – Dal Vangelo secondo Luca (cap. 19,1-10) a cura di Don Gaetano Zaralli

 

TESTO

Entrato in Gerico, attraversava la città.  Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco,  cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura.  Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là.  Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”.  In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.  Vedendo ciò, tutti mormoravano: “E` andato ad alloggiare da un peccatore!”.  Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”.  Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch`egli è figlio di Abramo;  il Figlio dell`uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.

 

COMMENTO

 

“…un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco…”

Non poteva esserci presentazione migliore per Zaccheo, che cercare di coprire la sua misera statura con la indiscutibile capacità di fare quattrini e di scalare le vette del potere. Nella vita ci si arrangia, e qualche volta anche in maniera discutibile, ma è pur necessario sopperire in qualche modo agli scompensi che madre natura ci ha regalato!… Chi è basso di statura più di ogni altro dovrebbe  potersi rallegrare della statura alta del suo animo…

Strano che il vangelo ci porti a fare delle considerazioni che, nonostante la volgare loro esposizione, trovano comunque consenso presso quei cattolici che fanno, nella politica per esempio, dei facili accomodamenti una bandiera.  

 

“…e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro…”

Nel groviglio delle vicende umane si può essere cristiani anche senza conoscere a fondo Cristo Gesù. Si ha del cristianesimo un’infarinatura che nasce per lo più dalla contemplazione di sacre immagini o da sequenze commoventi di un bel film, poi il vuoto. La curiosità di conoscere Gesù più da vicino spesso viene riassorbita dalla sequela di miti che, nel disimpegno e nel pigro lasciarsi condurre dalle folle, addormentano la coscienza e inaridiscono l’anima.

E’ urgente salire sull’albero. Da lassù accovacciati sul ramo più robusto e protetti dalle fronde dietro cui istintivamente ci si nasconde, la realtà appare diversa, l’occhio va oltre il limite di tante teste e la mente è libera dalla pressione della folla che generalmente non pensa.

 

“…oggi devo fermarmi a casa tua”.  

All’orgoglio dell’uomo che non vuole sentirsi salvato c’è una risposta. “Chi ti salva non ha alcuna intenzione di umiliare la tua sensibilità, né desidera fare violenza alla tua volontà, vuole solo fermarsi a cena in casa tua…”.

Questa volta la predica è per i procacciatori di indulgenze e di assoluzioni. 

Sogno una chiesa dove nella messa tutti si è ospiti allo stesso modo, dove lo stesso Cristo siede a tavola per essere l’amato che ama… Insieme ci si salva.

Sogno una chiesa senza confessionali, perchè privano il peccatore del respiro caldo della comunità. Le confessioni si fanno sugli alberi, perchè sugli alberi avvengono le conversioni, soprattutto se lo sguardo di “Zaccheo” incrocia gli occhi di Cristo.

 

“Oggi la salvezza è entrata in questa casa…”.

La salvezza entra senza bussare, la salvezza si fa presente in punta di piedi, la salvezza è la chiara distinzione, maturata nell’anima, tra ciò che è essenziale e la zavorra. 

 

DON GAETANO ZARALLI