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VINOPEDIA - Il Sommelier, la bottiglia della settimana e i segreti del Rosè - Castelli Notizie
Attualità

VINOPEDIA – Il Sommelier, la bottiglia della settimana e i segreti del Rosè

vinopedia

Nuove rubriche, nuovi spunti d’interesse e nuove forme d’intrattenimento che vadano oltre le notizie legate agli eventi di cronaca…Questo era stato il nostro proposito appena un mese fa, in coincidenza col restyling di ‘Castelli Notizie’, e proprio in questo contesto s’inserisce la rubrica che andiamo a presentarvi, che entra di diritto tra le punte di diamante del nostro quotidiano telematico.

Il titolo – VINOPEDIA – fa da preludio  al viaggio in un mondo tanto affascinante qual è quello che gravita attorno al ‘nettare degli dei’. A curare questa nuova rubrica sarà Fabio Ciarla, giornalista per formazione e, soprattutto, amante del buon vino e del buon cibo per tradizione.  Da anni, ormai, si occupa di comunicazione per aziende ed associazioni impegnati in vari settori, tuttavia l’enogastronomia rimane la sua passione principale. Autore in passato di rubriche tematiche ed aspirante sommelier, è impegnato attivamente nella degustazione di ogni vino che gli passi tra le…mani!

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Il Sommelier, figura tanto importante

quanto poco valorizzata (in Italia)

Listenerdi Fabio Ciarla

Il sommelier agli occhi del consumatore medio di vino residente in Italia è un personaggio poco conosciuto, identificato a volte come l’appassionato e altre come il critico, che incuriosisce più per l’abbigliamento o per il famoso taste-vin appeso al collo che per il suo vero ruolo. In realtà la figura del sommelier, almeno a livello professionale (perché di una professione si tratta), è chiamata a compiti ben precisi e di alto livello, tra questi quelli più importanti sono la capacità di abbinare il cibo al vino e il saper parlare di vino. Attività che presuppongono preparazione, sensibilità ed esperienza notevoli, e sono aspetti fondamentali dell’enogastronomia intesa come valore culturale ed economico.
La specifica di “residente in Italia” si rende necessaria nel mondo del vino a più livelli, da Paese produttore storico e territorio dove il vino è di casa da sempre, siamo, in realtà, uno dei posti dove la cultura del vino ha attecchito meno. Per questo consuetudini che in altri Paesi sono conosciute e frequenti, da noi spesso ricadono nella descrizione più generalizzata e superficiale. Torniamo però al sommelier, che anche in Italia riceve una effettiva qualifica professionale, spendibile a livello lavorativo insieme, ovviamente, all’esperienza.
L’Associazione Italiana Sommelier (www.aisitalia.it) è la realtà storica e più conosciuta della sommellerie, nata nel 1965 prevede un corso con costi crescenti dal primo al terzo livello, è uno dei soci fondatori e membro della Worldwide Sommelier Association e conta circa 30.000 iscritti. Fino ad alcuni anni fa la sede della condotta locale si trovava a Velletri, ora invece la più vicina è a Frascati e copre tutti i Castelli Romani (www.aiscastelliromani.it). Da qualche settimana si è svolto il 47esimo Congresso Nazionale AIS a Firenze, dove sono stati premiati singoli e delegazioni migliori. Particolare importanza riveste la Delegazione di Roma, al cui vertice si trova Franco Maria Ricci che, tra l’altro, ha antichi legami con la città di Velletri. Delle ultime ore dai rumors si è passati ai fatti di una spaccatura proprio tra Ricci, che con la sede di Roma dà vita alla guida dei vini Bibenda (ex Duemilavini), e il presidente nazionale Antonello Maietta. La sezione di Roma dell’AIS infatti aderirà, o si trasformerà, nella Fondazione Italiana Sommelier con a capo appunto Franco Maria Ricci, che in questi giorni ha mandato una lettera agli iscritti spiegando il cambiamento nell’ottica di raggiungere “una veste sempre più istituzionale”.
L’altra associazione riconosciuta a livello nazionale è la FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori) (www.fisar.org) che ha proprio nella specifica “albergatori e ristoratori” un punto chiave dei suoi obiettivi, ovvero formare personale che conosca il vino e i suoi molteplici aspetti, che comprendono l’abbinamento e l’informazione ma, anche, la capacità di gestire una cantina. Saper comprare vini in grado di migliorare, qualitativamente ed economicamente, il proprio valore, evitare sprechi ed  eccessi di magazzino, contribuiscono a fare del sommelier una figura fondamentale in un ristorante o in un albergo.

La FISAR, fondata nel 1972 a Volterra, ha delegazioni in tutta Italia e circa 14.000 sommelier iscritti, il nostro territorio fa capo alla sede di Roma ma da due anni vanta un corso svolto a Velletri, nei locali della ex Cantina sperimentale, frequentato da oltre 20 persone per ogni livello.
L’ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) è in realtà la più antica delle tre, nata nel 1951 ad Asti è specializzata proprio sugli “assaggi”, con la spinta verso la serietà e la scientificità dei propri modelli per le giurie dei concorsi enologici o, di grande rilevanza, per entrare a fare parte delle commissioni ministeriali preposte al controllo organolettico dei vini a denominazione protetta (solo dopo l’acquisizione della qualifica di ‘Esperti Assaggiatori’). Al momento conta circa 11.000 soci distribuiti in tutta Italia.
Tutte e tre le associazioni hanno propri organi di informazione, dal cartaceo al video all’online, propri statuti e congressi, nonché in alcuni casi guide dei vini. Stanno inoltre nascendo specializzazioni su distillati e birre, per fare altri esempi. Un mare magnum che è difficile raccontare tutto in una volta, ci si perdonerà dunque qualche semplificazione, pur rimanendo fermi sul punto principale, ovvero l’importanza del sommelier nella comunicazione e nella formazione di una cultura del vino in particolare. A livello professionale, cioè al termine del cammino di formazione, il sommelier è a tutti gli effetti un operatore del settore con piena dignità, sebbene a volte alcuni di essi confondano il proprio ruolo con quello dell’enologo, andando a raccontare al viticoltore “come” dovrebbe fare il proprio vino.

Per questo è bene che si diffonda una proposta di avvicinamento al vino attraverso i sommelier, e insieme ai sommelier, per far tornare anche nel nostro territorio il mondo del vino ad un livello consono, prestigioso e capace di generare reddito per chi produce e per chi, volendo, sceglierà la professione del sommelier. 

“La bottiglia della settimana”

Metodo Classico CarpinetiSpumante Brut Metodo Classico 2010 – Marco Carpineti

(www.marcocarpineti.com

Nato forse più come una scommessa in realtà il Metodo Classico di Marco Carpineti si è trasformato in una delle etichette più importanti della produzione della cantina di Cori che, ricordiamo, opera in regime biologico certificato fin dagli inizi (quando non era ancora una moda).

Per il Lazio è già difficile vantare una produzione di qualità negli ultimi anni, figuriamoci uno spumante realizzato con Metodo Champenoise (non si può usare la dizione Champagne per la riconosciuta capacità dei francesi di far valere le loro eccellenze e soprattutto difenderle). Eppure Carpineti ha vinto la scommessa, passando per questo vino da 4.500 bottiglie a 60.000 in meno di dieci anni.
Le “bollicine” di Cori sono prodotte con uve Bellone al 100%, raccolte manualmente intorno alla fine di agosto e mantenute a temperatura costante per preservarne tutti gli aromi. Lo spumante si presenta come un ottimo prodotto, dal colore giallo chiaro con riflessi dorati intensi, sentori di caldi e avvolgenti che forse non arrivano alla crosta di pane dei concorrenti francesi ma certo sono piacevoli. In bocca il vino è equilibrato e sapido, perfetto per aprire il pasto e in grado di reggere anche preparazioni di una certa solidità gustativa.

Prezzo: 12/15 euro in enoteca*

* I prezzi sono puramente indicativi e posso variare anche in maniera considerevole.

Piccoli sorsi – Nozioni e termini tecnici dell’enomondo

Rosato o Rosé

Contrariamente a quanto alcuni (troppi) credono, i vini rosati non si ottengono mescolando uve o, peggio, vini bianchi e rossi. Il rosé è una particolare tipologia di vino, attualmente in fase di crescita, realizzato con la vinificazione “in bianco” di uve rosse. Separando precocemente il mosto dalle bucce, dalle quali deriva appunto la quasi totalità del colore, si ricava un vino di color rosa più o meno tenue, con caratteristiche del tutto diverse – solitamente più fresco e non in grado di invecchiare – dal vino rosso che verrà realizzato con le stesse uve.

 rubrica a cura di FABIO CIARLA

 

Per l’invio di campionature in degustazione, gratuite e senza alcun vincolo né per la redazione né per l’azienda, scrivere a direttore@castellinotizie.it o a fabiociarla@gmail.com

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