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Vinopedia – IL VINO DIGITALE, QUANTO CONTANO I ‘SOCIAL MEDIA’

Cantine su Twitter

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Cantine su Twitter

 

a cura di Fabio Ciarla

 

Il mondo virtuale fatto di computer, fotogallery e social media imperversa in ogni ambito della nostra vita ma, vi chiedo, secondo voi è così importante anche nel mondo del vino? Se la risposta alla quale state pensando, magari sviati dal fatto che si tratta di terra e sapori (roba quindi molto “materiale”), è NO be’ allora dovete leggere assolutamente quello che segue.

In realtà il mondo virtuale è diventato di assoluta importanza per il vino, per come esso viene percepito e – anche – per come viene venduto! Innanzitutto per un aumento di conoscenza importante, dovuto alla maggiore facilità di entrare in connessione diretta con chi il vino lo produce. Poi perché, come quasi tutto il resto, la reputazione online di un’azienda (anche vitivinicola) è divenuta parte integrante di quella generale. Un cambiamento forse epocale, un contadino che sbarca su internet, ma solo se pensiamo a questo lavoro come qualcosa di fermo a 100 anni fa. Se invece abbiamo la capacità di vedere come le zone di produzione più importanti si sono evolute in questi decenni capiremo che il salto è breve, un piccolo fosso ma fondamentale perla crescita anche delle cantine più piccole.

Passiamo velocemente in rassegna i vari mezzi a disposizione.

faceFacebook: fondamentale ma da usare bene. Innanzitutto aprendo “Pagine” (per le aziende) ufficiali e non “Profili” (per le persone), poi scegliendo i contenuti con un misto di argomenti interni, esterni e di svago. Attenzione a non confondere la Pagina, dedicata agli affari, con il Profilo, dedicato agli interessi e alle considerazioni personali (il caso Bressan http://www.mywinemarketing.com/2013/08/fulvio-bressan-vino-e-razzismo-un-caso-di-web-reputation-negativa/ insegna). Poi non rimane che scrivere, commentare, pubblicare foto, aprire discussioni.

twitTwitter: sembra il mezzo preferito dell’enomondo nazionale e internazionale, doveroso quindi esserci ma prima va capito. I messaggi non devono superare i 140 caratteri ma possono contenere immagini, video e link e si possono dividere gli utenti seguiti in Liste (molto utile). Si usano gli hashtag con il # e si citano le persone con la @. Twitter va usato con costanza, partecipando alle discussioni e citando gli autori che più interessano, ma senza esagerare con # e @.

instagInstagram: programma dedicato al ritocco delle fotografie. Un utilizzo semplice è quello di fotografare, modificare e pubblicare poi sugli altri Social Network così da rendere visibili a tutti le immagini.

Per le cantine basta questo, imparando dall’esperienza e dai commenti quali sono gli scatti preferiti dal proprio pubblico di riferimento, ovvero i #winelover! (anche qui è molto usato l’hashtag)

youtubeYouTube: Video fatti anche con gli smartphone di ultima generazione, possono colpire molto l’utente medio e convogliare visite al sito o alla pagina Facebook ma richiedono un minimo di pratica nell’utilizzo delle immagini. A volte è meglio non mettere video se quelli che si hanno sono di scarsa qualità generale, potrebbero comunicare un’immagine negativa dell’azienda.

googGoogle+, SlideShare, Pinterest: Stile Facebook il primo ma utile per ora solo per il posizionamento su Google, dedicato alle presentazioni il secondo (ma il semplice catalogo prodotti di solito non è gradito) e alle immagini il terzo (soprattutto grandi brand).

 

vinixEsistono poi Social Network espressamente dedicati al vino, il più noto e organizzato è sicuramente Vinix (www.vinix.com), che negli anni si è strutturato con eventi e un sistema di vendita online. L’uso di questi è però consigliato per un approccio da utenti già un minimo esperti di vita digitale, insomma meglio cominciare dalle basi e strutturare il flusso di informazioni che si è in grado di produrre.

I mezzi a grandi linee sono questi, sono tutti più o meno gratuiti come costo vivo ma necessitano di attenzione e tempo (questi invece non sono mai gratis) per saperli usare al meglio. Ci sono professionisti della comunicazione (come d’altronde il sottoscritto) che possono aiutare le aziende ad entrare nel miglior modo possibile in questo mondo, ma rimane il fatto che l’appassionato di vino, quello che può diventare cliente affezionato di una cantina, vuole sapere dalla viva voce del produttore come nasce un vino.

A volte meglio un contenuto (foto o commento) semplice ma appassionato e vivo che uno tecnicamente perfetto ma freddo. Per aiutare la comprensione segnalo un esempio, la persona che più mi ha colpito per l’utilizzo dei Social Network pur rimanendo, non abbiate paura, un vignaiolo a tutti gli effetti, si chiama Luca Ferraro (https://www.facebook.com/LucaFerraro77), la sua azienda è Bele Casel (www.belecasel.it) e su Twitter la trovate come @bele_casel e su Facebook al link https://www.facebook.com/belecasel.

Fanno Prosecco di Asolo, roba buona, e stanno riportando in vita una produzione antica, denominata Colfòndo. La sua è una storia come tante per certi versi, ma è arrivata fino a Rai Tre nel programma “Sconosciuti” (http://www.youtube.com/watch?v=742SwT7LPEs). Merito della famiglia Ferraro tutta, ma anche della capacità di Luca di raccontare il suo lavoro, il vino e le sue fatiche, il freddo in vigna e il calore che arriva da certi riconoscimenti. Ecco, personalmente, quando devo spiegare a qualcuno come si fa a comunicare la terra e il vino sui Social Network dico: “guardiamo insieme come lo fa Luca Ferraro e cominciamo da lì”.

 

ercole-cincinnato-copyLa bottiglia della settimana

Ercole Lazio Rosso IGT 2010 – Cincinnato (www.cincinnato.it) 

Cincinnato è un esempio forse unico nel Lazio, una cantina che nel modello cooperativo ha saputo prosperare, rimanendo in piedi e crescendo anche in questo difficile momento fino a raggiungere, dalla fondazione nel 1947, i 550 ettari complessivi con 255 soci. Siamo a Cori e l’altra caratteristica fondamentale di questo successo sono i vitigni autoctoni, il Bellone per i bianchi e il Nero Buono per i rossi, e proprio di un ottimo vino rosso stiamo parlando.

L’Ercole è 100% Nero Buono di Cori, raggiunge i 13,5 gradi alcolici e si presenta la vista con un bel rosso rubino con riflessi cupi. Pur trovando in commercio l’annata 2010 non è detto che sia questo il momento di berla, anzi è consigliato l’invecchiamento e il consumo dopo almeno un altro anno in bottiglia. Un periodo sufficiente a levigare ulteriormente le spigolo sita di un vitigno che può dare grandi sviluppi aromatici e gustativi. L’Ercole infatti passa un anno in barrique nuove e poi altri sei mesi in bottiglia prima di essere commercializzato, nel complesso due anni dalla vendemmia che però sono il tempo minimo per far apprezzare il Nero Buono di Cori in purezza.

In bocca si ritrovano i sentori di sottobosco e di frutta rossa percepiti già al naso, in un crescendo armonico di freschezza e corpo, nel quale di distingue la vaniglia del legno ma anche note di spezie e liquirizia per un tocco di classe da vino premium.

Prezzo: 9/12 euro in enoteca*

* I prezzi sono puramente indicativi e posso variare anche in maniera considerevole

Piccoli sorsi – Nozioni e termini tecnici dell’enomondo

Acidità

L’acidità è una delle componenti definite “dure” del vino, insieme al tannino e alla sapidità, ma è anche quella che dà freschezza e brio. Deriva dalla presenza naturale nell’uva di acidi (tartarico, citrico e malico), ma non va confusa con la sensazione sgradevole data dall’acido acetico e, come per tutte le componenti del vino, non ha un valore assoluto di perfezione. Esistono infatti vini altamente acidi, soprattutto bianchi, ma non per questo poco piacevoli. L’acidità deve essere presente, pena un vino “piatto”, ma non esagerata, comunque deve essere compensata dalle parti “morbide” come alcol e zuccheri per dar vita all’equilibrio complessivo che, quello sì, fa grande un vino.

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