a cura di Fabio Ciarla
Tra le tante figure che compongono il mosaico del mercato del vino c’è sicuramente quella dell’enotecaio, ovvero colui che vende (magari anche non esclusivamente) vino, conoscendo i dettagli delle bottiglie e quindi consigliando, spiegando, fornendo quel servizio fondamentale per un cliente che non vuole scegliere alla cieca.
Ma questo è solo l’inizio di quello che è un’enoteca, per capirne di più abbiamo fatto qualche domanda a Valentina Ceracchi, e già il cognome agli appassionati dice qualcosa sul suo rapporto con il vino. Con la sorella, Valentina gestisce l’enoteca La Cavola che si trova in via dei Frassini 72, a Roma (Tel 06.2302674)
Valentina, come sei arrivata ad aprire un’enoteca a Roma e qual è stato il tuo percorso di avvicinamento al vino?
Anche se provengo da una famiglia che da generazioni produce vino, per un lungo periodo sono stata completamente neofita del settore, tant’è che scelsi studi universitari totalmente lontani: Scienze statistiche attuariali. Mio padre, stanco di portarmi con sé, disinteressata e con poche conoscenze, provò un ultimo tentativo: mi pagò un corso da Sommelier. Strano ma vero, da lì nacque la mia passione per il vino e per tutto quello che lo circonda. Dopo aver lavorato per un breve periodo con l’AIS ero stanca di gironzolare e, sempre con l’appoggio della mia famiglia, si concretizzò l’idea di aprire quest’enoteca.
Perché a Roma?
Avendo impostato l’attività come un Vini&Oli di nuova generazione, la vendita dello sfuso su Roma era più agevolata, a differenza della zona dei Castelli dove l’80% sono produttori o produttori fai da te.
Il tuo lavoro ti piace?
Io e mia sorella siamo le prime enotecaie della zona, adoro il mio lavoro, perché é un continuo scoprire, una continua evoluzione sia di prodotti enogastronomici sia di persone. Quest’ambiente avvicina molti ambiti e non stanca mai.
Quali sono secondo te i requisiti fondamentali per un’enoteca che funzioni al giorno d’oggi?
Oggi un enoteca vincente, secondo me, non è l’essere super fornita, bensì far innamorare il cliente del settore, invogliandolo ogni momento, con degustazioni, più o meno mirate, gite organizzate presso le aziende… Quindi la ricerca di una sinergia tra enotecaio e cliente stesso, ecco anche perché – per esempio – io non credo nell’e-commerce in questo settore.
Secondo la tua esperienza quali sono le caratteristiche che funzionano di più nella promozione di un vino: territorio, vitigno, denominazione, packaging oppure?
Secondo la mia esperienza le caratteristiche che rendono una bottiglia vincente sono l’etichetta, il vitigno e il territorio. La maggior parte dei buoni bevitori, ma non esperti, la scelgono per l’etichetta.
Nella tua enoteca hai molti vini dei Castelli Romani? Intravedi un futuro di ripresa per il nostro territorio dopo anni di crisi?
Purtroppo nella nostra piccola enoteca non vendiamo molti prodotti dei Castelli Romani e rispetto ad altre zone la vendita è molto più lenta. Spero in una ripresa, secondo il mio modesto parere se le aziende laziali iniziassero a produrre e mettere in commercio prodotti più riconoscibili della zona di provenienza, piuttosto che di tipo e vitigno internazionali, sarebbe una buona partenza. Inoltre sarebbe ora di tirar fuori delle ottime campagne di promozione per valorizzare il nostro territorio, come stanno facendo le altre regioni.
La bottiglia della settimana
(scelta da Valentina Ceracchi)

Valpolicella Superiore Ripasso Monti Garbi 2011 – Tenuta Sant’Antonio (http://www.tenutasantantonio.it)
Il Valpolicella Superiore Ripasso Monti Garbi è prodotto da un uvaggio di corvina, corvinone, rondinella, croatina e oseleta. Il colore è un rosso rubino compatto, caldo e intenso. Al naso si evidenziano sentori di frutta rossa e ciliegia ben fusi alla nota di legno. Degustandolo si evidenzia da subito una buona corrispondenza gusto-olfattiva, morbido avvolgente e con tannini ben definiti. Di Buon corpo e persistenza progressiva.
Alla breve descrizione di Valentina, che ci ha segnalato questo vino anche per l’ottimo rapporto qualità/prezzo, ci permettiamo solo di aggiungere qualche abbinamento consigliatissimo, come i formaggi di media a lunga stagionatura e carni rosse con cotture semplici.
Prezzo: 13 euro all’enoteca La Cavola
Piccoli sorsi – Nozioni e termini tecnici dell’enomondo
Bottiglie: dalla Magnum alla Melchisedec
A chi non è capitato di sentir dire che quella bottiglia è una “Magnum” o, comunque, di notare alcuni vini, soprattutto Champagne, in formati di dimensioni più grandi del normale?
Ecco allora un piccolo riepilogo di quelli che sono i nomi ufficiali di questi formati speciali, utilizzati come detto in particolare per i vini spumanti. La più piccola è la mezza bottiglia (375 o 500 cl), poi viene la bottiglia (750 cl), poi la Magnum (1,5 litri), la Jeroboam (3 l.), la Rehoboam (4,5 l.), la Mathusalem (6 l.), la Salmanazar (9 l.), la Balthazar (12 l.), la Nabuchodonosor (15 l.), la Salomon (18 l.), Primat (27 l.) e infine la Melchisedec (30 l.). Nomi importanti che in alcuni casi sono stati integrati con nuove scale negli anni recenti così come importanti, e ovviamente costosi, sono i formati speciali. Se volete saperne di più esiste, per esempio, la “Confraternita della Sciabola d’Oro” e la sua Ambasciata per l’Italia.
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