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Salute – Rame, il metallo killer del cervello. Il Fatebenefratelli capofila di uno studio sull’Alzheimer

rame

rameConfermata grazie a uno studio targato Fatebenefratelli – Isola Tiberina, condotto dalla dott.ssa Rosanna Squitti, giovane ricercatrice italiana responsabile del progetto,  la correlazione tra la presenza di rame nel nostro organismo e la malattia di Alzheimer, la più comune tra le forme di demenza. Sebbene questa patologia sia considerata ancora oggi incurabile, grazie a questa scoperta si potrà intervenire precocemente sui pazienti a rischio in maniera molto mirata ed efficace in termini di prevenzione e verificare l’efficacia di terapie che riportano al normale metabolismo del rame già nei prossimi 2 anni.

‘Abbiamo presentato una richiesta di finanziamento all’Unione Europea appositamente per verificare l’efficacia di terapie che ristabilizzano i normali livelli di rame già esistenti in commercio e a basso costo, proprio per i soggetti a rischio che presentano queste anomalie’ commenta fiduciosa la Dottoressa Squitti.

I risultati pubblicati sul numero di oggi di Annals of Neurology, la più prestigiosa rivista di neurologia clinica mondiale, sono quelli di una recente ricerca condotta negli ultimi sei anni su 144 pazienti con demenza cognitiva lieve (MCI, dall’inglese ‘Mild Cognitive impairment’), i quali hanno evidenziato che le persone con un livello di rame Non-ceruleoplasminico più elevato dei valori normali hanno una conversione in malattia di Alzheimer accelerata. In particolare si è visto come nell’arco di 4 anni i soggetti a basso rame che si ammalavano erano solo il 20% a dispetto del 50% dei soggetti ad alto rame.

‘Da un punto di vista epidemiologico’, aggiunge il dott. Patrizio Pasqualetti (AFaR), che ha curato la statistica dello studio, ‘riportando questi dati alla popolazione europea al di sopra dei 60 anni, stimata in 90 milioni di persone, come indicato da uno studio pubblicato su Lancet nel 2005 (Ferri et al., 2005), si passa da una incidenza di conversione da MCI a Malattia di Alzheimer annua del 15% ad un’incidenza stimata di conversione del 65% per i soggetti con rame Non-ceruloplasminico superiore alla norma’.

Trattandosi di un fattore di rischio modificabile,  è possibile intervenire per prevenire che i livelli di rame “tossico” presenti nel nostro organismo accelerino la progressione della malattia nei soggetti con livelli anormali. Questo lo si può fare mediante l’adozione di una dieta a basso contenuto di rame, e attraverso l’assunzione di farmaci a base di zinco che contrastano l’assorbimento di rame a livello intestinale. ‘Ma questo ha senso solo nei soggetti con valori di Non-Cp copper fuori norma’, aggiunge la dottoressa Squitti.

Lo studio è stato condotto in collaborazione con il Policlinico Gemelli, il Campus Biom-Medico di Roma  e l’IRCCS Centro San Giovanni di Dio-Fatebenefratelli di Brescia; quest’ultimo insieme all’Ospedale all’Isola Tiberina fanno parte della rete di ricerca Fatebenefratelli AFaR, coordinata dal Prof. Paolo Maria Rossini, che è stata capofila di questo settore di ricerca da circa 14 anni e che può vantare numerose pubblicazioni su prestigiose riviste internazionali.

La malattia di Alzheimer è sicuramente un argomento di grande interesse a livello internazionale, tanto che sui motori di ricerca oggi si trovano 1300 articoli al riguardo e l’AFaR è il sesto gruppo in tutto il mondo ad avere più numero di pubblicazioni.