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Attualità

Vinopedia – Cesanese, una storia positiva di buoni vini e persone lungimiranti

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a cura di Fabio Ciarla

Manca ancora qualcosa al territorio del Cesanese per fare il grande salto, ma la strada è sicuramente quella giusta e può servire da esempio per molti. Parliamo di uno dei più importanti vitigni a bacca rossa autoctoni del Lazio, della prima DOCG della Regione (2008) e soprattutto di un gruppo di produttori unito e stranamente coeso, nel quale spiccano molte donne. Ulteriore particolarità il fulcro tecnico e tecnologico della produzione, ovvero la Cantina Sociale Cesanese del Piglio che vinifica circa la metà delle uve della zona per conto di aziende che vedono la “partecipazione” non un rischio ma un fattore di crescita e guadagno per tutti.

bivi bottiglieL’occasione per conoscere da vicino questa realtà è arrivata dalla Delegazione di Roma e Castelli Romani della FISAR che ha organizzato una degustazione dedicata al Cesanese a Velletri, grazie all’ospitalità dell’unità operativa per l’enologia del CRA (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura), più conosciuta come Cantina Sperimentale, dove già si svolgono i corsi di formazione per diventare sommelier FISAR.

Nove le etichette degustate e tanto spazio ai racconti dei produttori presenti, di quelli assenti e della Strada del Vino rappresentata da Antonella Sperati (ancora una volta donna e, in più, giovane). La definizione migliore che ho trovato per lo spirito emerso dalla serata è “dei pionieri”, tipico cioè di quei gruppi che sanno di partire per primi e che sono sicuri di trovare – o “riscoprire” come in questo caso – l’oro. Per farlo però, al di là di giuste identità personali, non disdegnano il muoversi in gruppo, la partecipazione e il lavoro comune. Non si spiega altrimenti l’unità di vedute emersa nella serata, non del tutto confermata dalle varie anime dei vini degustati (ma qui andiamo sul tecnico e affrontiamo un tema presente in ogni Denominazione di Origine che vede contrapporsi tradizionalisti e innovatori) ma di grande impatto per chi scopre territorio e vitigno.

Già, il vitigno. Parliamo nello specifico del Cesanese di Affile, che è alla base del Cesanese del Piglio DOCG in purezza o in uvaggio con altre tipologie (Cesanese cosiddetto comune ecc.), del Cesanese di Affile DOC e del Cesanese di Olevano Romano DOC. Tre zone produttive che interessano la zona sud-est della Provincia di Roma e soprattutto quella nord di Frosinone. Uva rossa che sa dare grandi risultati ma che non è per niente “facile”. La coltivazione sui colli di Piglio e dintorni è migliorata con il passare dei secoli e solo da qualche decina di anni si è arrivati a saper gestire, da parte dei produttori più bravi, le parti dure e spigolose dei vini prodotti con Cesanese. Un lavoro che ha visto impegnate generazioni di produttori e che sta trovando finalmente i giusti riconoscimenti, ponendosi tra i territori più interessanti di una regione – il Lazio – che più di altre attende un riscatto in ambito enologico.

bivi versatoLa strada imboccata dai produttori di Cesanese, e non solo nel senso dello strumento di promozione turistica, sembra quella giusta per guidare, insieme ad altri territori storici a cominciare da quello di Frascati, la riscossa enologica del Lazio. Non fosse altro per la novità di un gruppo di produttori che si stima a vicenda, che lavora insieme per la promozione ma anche in cantina, dando vita a quelle famose economie di scala che prosperano se si centralizzano, ad esempio, le fasi della prima vinificazione, salvo poi scegliere ognuno tecniche e lavorazioni in base alla propria idea di vino. Ormai il costo di una cantina completa e a norma arriva a cifre spesso insostenibili, e soprattutto non dà la possibilità di crescere molto in tecnologia mentre delegare – in questo caso alla Cantina Sociale nata nel 1960 proprio allo scopo di fare vini di qualità – può essere la soluzione migliore. Sistema che funziona, ovviamente, solo in un contesto di stima e fiducia reciproche. Il che non capita quasi mai in Italia.

In ultimo come non chiudere con l’accento sul carattere “rosa” del Cesanese, per niente legato al vino che invece di solito è sempre di un bel rosso rubino intenso, ma alle aziende che lo rappresentano. Della Strada del Vino abbiamo parlato (tra l’altro fino a gennaio nel ruolo di direttrice c’era Maria Ernesta Berucci, figlia d’arte e attuale produttrice), ma bisogna anche citare Pileum, azienda a totale direzione femminile, e Maria Elena Sinibaldi, che nella serata FISAR ha parlato da vera amante della sua terra.

Bivi! - Sinibaldi (2)

La bottiglia della settimana

Cesanese del Piglio “Bivi!” DOCG 2013 – Az. Maria Elena Sinibaldi

Puntata anomala per Vinopedia, prima volta di un vino “coordinato” con il pezzo di apertura ma visto che in quest’ultimo si è parlato poco o nulla della degustazione in sé allora diamo spazio anche ad un po’ di considerazioni vinose. La scelta ricade sull’accoppiata vino-produttore che mi ha ispirato di più, ovvero il “Bivi!” di Maria Elena Sinibaldi, che lo ha presentato come il prodotto che lei fa come (e dove) suo nonno le ha insegnato. Parliamo di un’azienda con 3 ettari di vigneto sui 9 complessivi, conduzione familiare e presenza di alcuni vitigni autoctoni allevati a piede franco (se non ricordate cos’è il piede franco vi suggerisco di rileggere questa puntata di Vinopedia – https://www.castellinotizie.it/2013/12/24/il-buon-vino-si-fa-in-vigna-quanto-vale-il-lavoro-nei-campi-prima-della-vendemmia/). Tanta tradizione e poca innovazione in cantina, il che vuol dire che c’è tanta attenzione alla qualità, altrimenti non si fanno vini buoni. La Sinibaldi usa in purezza Cesanese di Affile per il suo Bivi!, ricco di 14 gradi di alcol ma per niente fastidioso sotto questo punto di vista. L’equilibrio di acidità e complessità è infatti buono, lasciando quella voglia di berne ancora che era uno degli obiettivi dell’azienda. Fermentazione in acciaio e affinamento di 10 mesi in botte grande lasciano intatti le caratteristiche olfattive di fiori e frutti rossi del Cesanese, senza cedere a odori di legno e vaniglia come capita con chi fa altre scelte. Insomma un ottimo rappresentante della categoria, così come la sua produttrice, orgogliosa e appassionata paladina del territorio e delle tradizioni.

Prezzo medio in enoteca*: 8-12 €

* I prezzi sono puramente indicativi e posso variare anche in maniera considerevole

Piccoli sorsi –

Nozioni e termini tecnici dell’enomondo

Solfiti

Si parla molto, per fortuna sempre meno, di “vini senza solfiti” secondo teorie più o meno fondate che vogliono questi ultimi responsabili dei fastidiosi mal di testa che a volte colpiscono dopo uno o due bicchieri di vino. Senza sminuire una problematica concreta, per quanto rara, legata a singole intolleranze ai solfiti, c’è da dire che questi ultimi – e in particolare l’Anidride Solforosa o SO2 per quanto riguarda il vino – sono conservanti del tutto leciti e rigidamente regolamentati. Non sempre sono necessari, è vero, ma non per questo vanno additati come “veleni”. Sorprenderà alcuni sapere, ad esempio, che sono solfiti anche i vari conservanti con sigla E220 ecc. e che, anzi, possono essere presenti in quantità enormemente maggiori in altri alimenti, come la frutta secca o alcuni preparati per piatti pronti.

Bando alle crociate quindi, che spesso nascondono solo mode passeggere, e manteniamo alta l’attenzione alle cose concrete. I solfiti sono utilizzati nel vino da sempre e continueranno ad esserlo, anche se giustamente ne sono state ridotte le quantità privilegiando lavorazioni di qualità. E proprio questo rimane il punto principale, scegliere sempre la qualità e a quel punto il mal di testa arriverà solo a causa del bicchiere in più al quale non si riuscirà a rinunciare.

Per l’invio di campionature in degustazione, gratuite e senza alcun vincolo né per la redazione né per l’azienda, scrivere a direttore@castellinotizie.it o a fabiociarla@gmail.com

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