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Città Metropolitana, Silvestroni torna a rimarcarne l'immobilismo: 'occorre un cambio di passo' - Castelli Notizie
POLITICA

Città Metropolitana, Silvestroni torna a rimarcarne l’immobilismo: ‘occorre un cambio di passo’

silvestroni

 

silvestroniA poche settimane di distanza dalla conferenza stampa di Palazzo Valentini, Marco Silvestroni squarcia di nuovo il velo d’ipocrisia che aleggia intorno all’argomento per denunciare il totale immobilismo della ‘Città Metropolitana di Roma Capitale’, ritenendolo “inaccettabile”. 

”Non mi stancherò mai di rimarcare la paralisi del nuovo soggetto istituzionale, sia da un punto di vista organizzativo che da un punto di vista pratico. Già un mese fa  avevo espresso riserve sulle modalità di funzionamento e le disposizioni dettate dalla Legge di stabilità riguardo la riduzione di personale alla quale vengono sottoposti questi nuovi enti rispetto alle “vecchie” Province.  A ciò – continua Silvestroni, che dal 5 ottobre del 2014 è uno dei 24 componenti del primo consiglio metropolitano nelle fila di ‘Territorio e Partecipazione’  –  si aggiunga la grave instabilità e sofferenza economica alla quale i Comuni sono costretti dalle normative nazionali, stretti nella morsa del Patto di stabilità, di nuovi sistemi contabili, di tagli al bilancio e di tassazione alle stelle. A farne le spese sono quindi i cittadini, tanto da rendere palese la mortificazione che si vive nei territori. Se nelle premesse la nascita della Città metropolitana doveva portare le istituzioni di governo locale ad un miglioramento della loro efficacia su tanti temi che riguardano la vita quotidiana dei cittadini, i primi passi non vanno certo  in questa direzione, ampliando anzi il distacco tra cittadini e le istituzioni, reso sempre più evidente”.

“Lo avevo già evidenziato e lo ripeto: il raggiungimento di obiettivi di finanza pubblica, il taglio dei costi della politica e, peggio ancora logiche tattiche del Partito Democratico romano e della provincia di Roma, non possono e non devono guidare questi importanti cambiamenti. Ci vuole uno scatto di orgoglio e una vera trasformazione, unite ad una forte volontà di cambiamento e rinnovamento della politica  e, soprattutto, una nuova classe dirigente che sappia affrontare e governare la nascita della Città Metropolitana con rigore e competenza, superando una volta per tutte le logiche delle tattiche-partitiche”.

“Questo cambio di passo – rimarca allora Silvestroni, candidato sindaco del Comune di Albano –  non può certo venire guardando alle linee programmatiche approvate dal Consiglio metropolitano di Roma, con deliberazione n. 1 del 2 marzo 2015, che mancano di elementi essenziali quali le priorità individuate, le varie fasi di esecuzione e i mezzi per realizzarle. Non appare chiara neanche la visione strategica che ne sta dietro, emblema anche questo dell’assenza di dibattito e di confronto in sede di stesura. Se è vero che il nuovo ente si deve dedicare a compiti propri della “vecchia” Provincia, presidiando il territorio e le strade, dove ci sono criticità permanenti e molto sentite dalla cittadinanza, è anche vero che la Città Metropolitana deve occuparsi di obiettivi ancora più grandi, legati alle nuove funzioni assunte, quali la pianificazione strategica e territoriale, lo sviluppo economico e sociale e i rapporti coi Comuni. Proprio qui sembra albergare il corto circuito più grande, andandosi a marcare una separazione sempre più netta tra Roma e gli altri Comuni, definiti in alcuni casi, in maniera superficiale, “hinterland provinciale di Roma”. Anche dall’utilizzo di questa terminologia appare chiaro che risulterà difficile la valorizzazione dell’area vasta che circonda Roma, salvaguardando principi democratici importanti come quelli della sussidiarietà, della dimensione territoriale e dell’allargamento della partecipazione.
Occorre un serio confronto democratico che coinvolga tutti i livelli di partecipazione, a partire dalle realtà locali dove la percezione del nuovo ente è assai distante. Ed in questo – conclude Silvestroni – devono essere coinvolti i Sindaci, che devono rendere protagoniste le comunità da loro amministrate in questo processo di cambiamento”.