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GENZANO - L'INTERVISTA - Le verità di Bruno Romagnoli: 'I perchè delle mie dimissioni e del sostegno a Giorgio Ercolani' - Castelli Notizie
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GENZANO – L’INTERVISTA – Le verità di Bruno Romagnoli: ‘I perchè delle mie dimissioni e del sostegno a Giorgio Ercolani’

Bruno Romagnoli con Giorgio Ercolani
Bruno Romagnoli

Bruno Romagnoli

a cura di Daniel Lestini

Ha preferito aspettare, meditando e riflettendo, ma alla fine non poteva restarsene ancora in riva al fiume, ad aspettare il cadavere del suo nemico. Perché al di là se il noto proverbio cinese gli attenga o meno, e dalle sue parole sembrerebbe proprio di no, uno come lui prima o poi doveva tirar fuori quello che aveva dentro. 

Lui non è proprio uno qualsiasi, ma uno che a Genzano più di qualche ruolo l’ha ricoperto e può, a ben donde, e senza far torto a nessuno, essere considerato una memoria storica degli ultimi decenni di politica genzanese, essendo uno dei decani assoluti dell’aula consiliare. Merito della sua costanza, della fiducia che ha saputo meritarsi e, ovviamente, degli incarichi che ha ricoperto. Se ancora non lo avete capito il sipario si apre e il volto è proprio il suo, quello di Bruno Romagnoli.

 

IL SUO CURRICULUM – Sorpresi? Crediamo di no! Di quei tanti incarichi, comunque, se ne potrebbero elencare alcuni, come in uno scioglilingua: per 30 anni consigliere comunale, capogruppo di maggioranza nell’ultima Amministrazione Cesaroni (PDS) e nella prima parte della consiliatura Pesoli; presidente della commissione speciale che ha redatto la variante generale al Prg di Genzano; responsabile regionale per 5 anni delle politiche degli enti locali per  i Ds; assessore al patrimonio e affari generali durante i 5 anni della Giunta guidata da Enzo Ercolani e assessore al bilancio, personale e patrimonio e programmazione nei primi 3 anni e mezzo dell’era Gabbarini.

“E per ben due volte – meglio aggiungerlo – ho rinunciato alla candidatura alla Camera per coerenza rispetto alle posizioni politiche che allora esprimevo”.

Gabbarini, Ercolani e Romagnoli ai bei tempi

Gabbarini, Ercolani e Romagnoli ai tempi in cui ancora era facile riuscire a ridere tutti insieme

IL RISANAMENTO – Non è un mistero che dopo il prematuro epilogo della sua esperienza amministrativa nella Giunta Gabbarini si sia distaccato, mentalmente, da un progetto che pure aveva a lungo sposato, prima di finire col disamorarsene progressivamente. Eppure di quell’esperienza conserva un bilancio positivo, tanto da poter esclamare, senza indugi, che, parole sue, “abbiamo risanato le finanze dopo esserci insediati in un momento storico in cui il Paese era sprofondato in una crisi economica soffocante, in virtù di quanto accaduto Oltreoceano. Le finanze locali si trovavano di fronte ad una stretta micidiale. La caduta del Governo Berlusconi e la nascita del Governo tecnico produssero provvedimenti, come il Decreto ‘Salva Italia’, che rappresentarono un drammatico e repentino giro di vite sulle finanze degli enti locali attraverso l’inasprimento dei parametri per star dentro al “Patto di Stabilità”. La conseguenza pratica fu che il Comune, da quel momento, si trovò in una tenaglia: da una parte, le entrate previste da Provincia e Regione subirono un blocco e dall’altro, sul fronte della spesa, non si poteva più contare sui crediti certificati e non incassati. In più, come se non bastasse, si stabilì l’obbligo di collocare i crediti in fondi di bilancio non utilizzabili ai fini delle previsioni di spesa”.

STRETTA COI CREDITORI – Questo repentino cambiamento – continua Romagnoli –  ha provocato la necessità di una “resistenza attiva” per non abbassare i livelli e la qualità dei servizi del ‘welfare’ cittadino. Bisognava intervenire, cosa che abbiamo fatto, sull’efficienza e la razionalità della spesa. La prima cosa è stata quella di non essere più alla mercé dei creditori che fino ad allora tolleravano i pagamenti ritardati: soprattutto i grandi creditori, come le società proprietarie delle discariche dove conferivamo i rifiuti, o i fornitori dei medicinali delle 3 farmacie comunali, verso i quali avevamo accumulato debiti pregressi di notevole entità. Tutto questo comportava difatti un duplice problema: il pagamento di interessi sui ritardati pagamenti e l’impossibilità di stare con la ‘schiena dritta’ davanti a fornitori contrattualizzati che fornivano il servizio. La prima cosa che abbiamo fatto è stata di obbligarli ad accettare piani di rientro per uscire fuori dal gioco della subalternità. Contemporaneamente abbiamo impostato una nuova gara europea per la fornitura dei medicinali per le tre farmacie, introducendo il criterio su chi offriva il più elevato sconto sul prezzo dei prodotti. In più, come attività prioritaria, ci siamo preoccupati, d’intesa con l’allora assessore provinciale Civita, di trovare le risorse per dare concretezza all’attivazione del servizio per la raccolta differenziata”.

RACCOLTA DIFFERENZIATA – Un aspetto del quale andate particolarmente orgogliosi, almeno a vedere i tanti manifesti e comunicati di questi anni…

“Certamente. Su quel fronte non avevamo a disposizione niente, nè il terreno dove realizzare l’isola ecologica, tantomeno il progetto e le risorse per realizzarla. Nonostante questo abbiamo messo in campo un enorme lavoro, con un impegno straordinario del vicesindaco Giorgio Ercolani, che ha assecondato  questo obiettivo con grande sagacia e responsabilità. In un anno siamo riusciti ad ottenere dalla Provincia il certificato di adeguatezza del progetto e del sito dove, poi, abbiamo realizzato l’isola ecologica, utilizzando le risorse derivanti dal cosiddetto ‘danno ambientale’ e quelle derivate dalla trasformazione del finanziamento del programma provinciale per l’avvio del servizio. Su questo fronte, fondamentale rispetto al programma elettorale, non si può negare che abbiamo trovato un ‘foglio bianco’ su cui era necessario scrivere ancora tutto. E in ‘soli’ 2 anni  – ricorda con orgoglio Romagnoli – si è potuto portare  l’appena eletto presidente regionale Zingaretti ad inaugurare l’isola ecologica a Genzano, avviando così la raccolta porta a porta con livelli che già ora sono molto soddisfacenti”.

BILANCIO COMUNALE – Impossibile, essendo di fatto lei stato l’ultimo assessore al bilancio, non fare una panoramica sui conti comunali.  

“Senza entrare troppo nel tecnicismo col decreto 118 si è introdotta l’armonizzazione della contabilità pubblica tra Comuni, Province, Regioni e Stato, che è diventata obbligatoria col bilancio 2015, anche se noi già 2 anni prima eravamo nelle possibilità di entrare nel novero dei Comuni in grado di sperimentarla. La novità maggiore sta nel fatto che con quel decreto il bilancio diventa di competenza e di cassa e tutto ciò che è previsto nei programmi deve avere una sua copertura, non già in crediti che si possono certificare, quanto in un’effettiva disponibilità di cassa. A questo ci siamo arrivati per tappe, attraverso un bilancio riordinato che ci ha permesso, sulla base del decreto 35, di ottenere un mutuo di 5 milioni di euro per il pagamento dei debiti pregressi per le opere pubbliche”.

In sostanza ne esce fuori un bel quadretto. In fondo così male non è andata.

“Affatto. Anzi, questa attività riformatrice va inquadrata nella capacità di aver gestito una fase di passaggio molto caotica, grazie anche alla disponibilità dei dipendenti comunali – tutti, nessuno escluso -, decisivi sia per l’isola ecologica che per l’ufficio tecnico, passando per gli aspetti legati alle riforme di contabilità, ragioneria e patrimonio”.

IL PERSONALE COMUNALE – Proprio quello legato al personale ci sembra un tema assai spinoso.

“Le spese per il personale delle pubbliche amministrazioni, è risaputo, non si possono aumentare, ne si può rimpiazzare, se non in misura ridottissima, chi va in pensione. Quindi, con un organico ridotto, abbiamo operato costretti dai nuovi vincoli sulla spesa del personale. Ciononostante con un’operazione di razionalizzazione, anche a fronte di uscite importanti di dirigenti che rappresentavano una vera e propria spina dorsale per la struttura, abbiamo risparmiato più di 500mila euro da un anno all’altro. Lo abbiamo fatto riducendo le indennità dei dirigenti, che erano davvero troppo elevate, e responsabilizzando i quadri intermedi, assecondando un processo di adeguamento della cultura amministrativa. E, lo voglio dire, questa vulgata sui cosiddetti ‘fannulloni della pubblica amministrazione’ è quanto di più ingiusto e populistico ci possa essere. I dipendenti dei Comuni sono senza contratto da 7 anni, gli organici sono stati ridotti del 30% e le risorse per la qualificazione azzerate”.

Il bilancio finale?
“Estremamente appassionante e positivo e mi piace ribadire ancora che non è stato il frutto di un singolo, ma, al contrario, del lavoro di una squadra nella quale un ruolo fondamentale lo hanno ricoperto proprio i dipendenti comunali”.

Bruno Romagnoli col sindaco Gabbarini ai tempi in cui erano ancora in Giunta insieme

Bruno Romagnoli col sindaco Gabbarini ai tempi in cui erano ancora in Giunta insieme

LE DIMISSIONI – Togliamoci il dente: si aspettava la prematura fine delle sua esperienza amministrativa nella Giunta Gabbarini?

“Anche se qualcuno ha inventato argomenti fantasiosi e interessati, la verità è che le mie dimissioni hanno avuto una ragione strettamente politica e condivisa con la mia lista di riferimento, ‘Genzano Democratica’. Tutti sapevano, sin dal primo giorno dopo la vittoria elettorale, che il nostro obiettivo preciso e irrinunciabile era quello di ricomporre l’unità del Partito Democratico dopo la nota frattura. La stessa denominazione della lista, d’altronde, evocava questa aspirazione e abbiamo sempre lavorato affinché questo avvenisse. Questo percorso si è concluso con il congresso di circolo del 2014 in cui la piattaforma politica di riunificazione del gruppo consiliare e lo scioglimento della lista ha ottenuto la stragrande maggioranza di consensi”.

Eppure non sono mancate le frizioni e le resistenze, che qualche scompiglio l’hanno poi creato. 

“Non tutta la colazione che vinse nel 2011 ha accolto con entusiasmo l’operazione che si andava materializzando nel Partito Democratico. Alcuni possono essere stati turbati, un turbamento politicamente ingiustificato, dal fatto che il Pd, in Consiglio comunale, sarebbe divenuto partito di maggioranza assoluta. Alcuni, forse preoccupati da questo aspetto, non hanno sentito come propria l’operazione. Ma era evidente anche ai più scettici che quel risultato rafforzava enormemente l’azione di governo. D’altro canto il Pd e, specificatamente, ‘Genzano Democratica’ hanno, volentieri, sopportato il ‘sacrificio’ necessario per la riunificazione del Pd e il rafforzamento della maggioranza di governo: è in quest’ottica che sono maturate le mie dimissioni. Ci sono atti ufficiali consiliari che lo comprovano…”.

La foto post vittoria elettorale nel 2011. In mano, ed è emblematico, proprio le bandiere di quel Pd uscito sconfitto nella coalizione in cui era inserito

La foto post vittoria elettorale nel 2011. In mano, ed è emblematico, proprio le bandiere di quel Pd uscito sconfitto nella coalizione in cui era inserito

Non ci vorrà dire che si è sacrificato per la causa comune…

“Mi pare evidente. ‘Genzano Democratica’, proprio perché aveva voluto più di ogni altra cosa la riunificazione del Pd, è stata disposta a sacrificare parte del potere che esercitava per permettere all’altra parte del partito di avere una sua rappresentanza. Sciogliendo ‘GD’ Maura Pisciarelli, che ne era capogruppo, ha condiviso la proposta di nominare Guido Ercolani come capogruppo dell’intero gruppo consiliare del Pd e, con le mie dimissioni, è stato possibile agli stessi 4 consiglieri che allora erano di minoranza nel Pd di proporre un proprio Assessore, come in effetti è stato. Mi dirà che dopo questa fase la fluidità di governo si è ridotta, forse anche perché il Sindaco ha voluto concentrare su di se deleghe importanti come il bilancio, il personale, la cultura e altro”.  

LE ‘CARTELLE PAZZE’ – Al Sindaco poi ci arriviamo. Chiudiamo il cerchio: e la vicenda di Assoservizi e delle ‘cartelle pazze’ proprio non c’entra nulla col suo passo indietro?  

“Qualcuno, strumentalmente, ha tentato di costruire un parallelismo, ma a scanso di equivoci ribadisco che le mie dimissioni non hanno avuto nulla a che vedere con quella vicenda”.

Dato che ci siamo, andiamo fino in fondo: ci racconti cosa è accaduto realmente. Quantomeno la sua versione della vicenda. 

“E’ tutto molto semplice. Se oggi possiamo vantarci con soddisfazione della vittoria presso il Tar è solo perché il contratto di affido, per come era stato congegnato, ha reso evidenti le gravi inadempienze della Assoservizi. Da Assessore mi occupai solamente della formulazione delle norme contrattuali, tutte orientate a tutelare il Comune e i cittadini. Ho taciuto per due anni senza ribattere mai al ‘venticello della calunnia’, come la definisce Papa Francesco. Lo faccio oggi perché si è arrivati alla sentenza di condanna nei confronti di Assoservizi, che non ha rispetto alcuna norma contrattuale per l’adempimento del servizio”.

Eppure a molti cittadini è arrivata un’altra versione…

“Se avessi dato credito a chi, arruolatosi nella schiera dei calunniatori, ha tentato di attivare quel ‘venticello’, quale poteva essere la mia reazione?  Avrei dovuto, forse, fare una conferenza stampa e dire che quella scelta è stata una scelta collettiva della maggioranza? Avrei dovuto dire che nessuno può prima acconsentire e poi tirare indietro la mano? Avrei dovuto dire che è stato il Sindaco ad aver portato le delibere in giunta per approvarle? Non ho fatto nulla di tutto questo e lo ribadisco: quella degli accertamenti è stata una iniziativa giusta in quanto rispondeva, dopo 15 anni, all’impegno programmatico di pagare tutti per pagare di meno tutti. E vede, la cosa più odiosa di quella vicenda è stata l’arbitrarietà della società nel far passare da morosi i cittadini che morosi non erano e mi riferisco all’accertamento arbitrario su garage e pertinenze che per indicazione dell’amministrazione i cittadini non dovevano dichiarare ai fini della ex legge della Tarsu”.

Non le ha lasciato qualche strascico di amarezza questa vicenda?

“Semmai in qualche momento questa sensazione mi ha pervaso è solo in relazione ad alcune affermazioni fatte da persone che ritenevo leali e coerenti, ma che non hanno avuto nessuna incidenza sulla mia decisione di dimettermi. Però mi conforta sapere che se non fosse stata portata avanti l’operazione di riunificazione del Pd oggi il centrosinistra non ci sarebbe più e ci saremmo trovati nell’imminenza della scadenza amministrativa nel caos più totale”.

L’UNITA’ DEL PARTITO – Pure così non sembrerebbe utopico un tale epilogo. Non le sembra che dal dopo Congresso alcune scelte siano state azzardate?

“In quel caso si è trattato di una riunificazione formale, perchè all’unificazione sostanziale manca ancora un tassello ed è quello più complicato. Il fatto che si svolgeranno le Primarie del Pd per selezionare il prossimo candidato a sindaco sta proprio ad evidenziare il fatto che il cerchio va chiuso, visto che l’attuale Primo cittadino non è stato eletto col Pd . Le Primarie ci permetteranno di chiudere definitivamente l’intera fase aperta con quella frattura. In tal senso le Primarie non vanno giudicate come un episodio divisivo del partito, ma, al contrario, come l’ultimo anello che chiuderà il cerchio per la ritrovata unità del Partito”.

Sarà realmente così?

“Dobbiamo fare in modo che la città le viva e percepisca così”.

ESSERE SINDACO – In tal senso che peso avrà nella contesa il sindaco Gabbarini, che pare aver deciso di non voler rispondere alle provocazione e di voler tirare dritto?

“Non ho mai creduto e non ci credo tuttora che un’Amministrazione possa essere governata da un uomo solo al comando. Quello che caratterizza un ‘buon governo’, è la volontà, oltre alla connotazione culturale, di amministrare con la città tutta. C’è una differenza sostanziale in tutto questo…”.

Quale?

“Quella che passa tra il fare il Sindaco ed essere il Sindaco. Per me essere il Sindaco significa coordinare una squadra, significa pensare alla città come un unicum, guidare un gruppo verso tutti gli obiettivi che programmaticamente si ritiene necessari alla città stessa. Oggi più che mai ce n’è bisogno e ci vuole grandissima sensibilità politica, da non esercitare in chiave personalistica, ma con una volontà orientata all’apertura. Non un restringimento nel Palazzo, quindi, ma una volontà a coinvolgere pienamente tutti i soggetti sociali, imprenditoriali, politici e culturali di cui dispone la città. Solo così il confronto politico può assumere virtuosità”.

L’INGERENZA DI ASTORRE – Per come lo dice fa quasi pensare che siano qualità che non ascrive all’attuale Sindaco. Tuttavia andiamo avanti: abbiamo saputo di alcune dichiarazioni del senatore Astorre, che scendendo in campo a sostegno di Gabbarini ha ritenuto superflue le Primarie. Cosa ne pensa?

“Ho letto quella dichiarazione e da allora ad oggi ho capito il senso di quella opinione: aveva già ‘sposato’ una parte in competizione nelle primarie. Ognuno è responsabile delle proprie opinioni, per carità, ma una cosa va salvaguardata ed è l’autonomia che, nell’ambito delle regole generali, l’elettorato del centrosinistra genzanese deve poter esercitare. Penso che la politica debba fare un salto di qualità. Non è più tempo dei padri putativi o dei ‘capi bastone’ di nessun tipo, che dividono i territori scegliendo i loro ‘vassalli’; è il tempo, invece, che la politica riacquisti un connotato civico, facendo si che la conoscenza delle problematiche civiche alimenti e caratterizzi le problematiche generali. Ripartire dal basso, quindi, per qualificare anche gli alti livelli della politica, e non il contrario. Non vale solo per i livelli locali della politica ma presuppone anche un cambiamento culturale e di comportamento dei dirigenti intermedi e nazionali, che molte volte scivolano in forme di ‘padrinaggio’ che nulla hanno a che vedere con gli interessi generali della città che va alle elezioni, tanto più a Genzano, dove la forza della sinistra è sempre stata quella di avere un’autonomia di iniziativa politica caratterizzata dal senso civico del proprio operato”.

Bruno Romagnoli con Giorgio Ercolani

Bruno Romagnoli con Giorgio Ercolani

IL SOSTEGNO A GIORGIO ERCOLANI – Voltiamo pagina. Non è un mistero il suo appoggio alla candidatura di Giorgio Ercolani alle Primarie. Come valuta la sua scelta? 

“A quanto mi risulta Giorgio è stato sollecitato a fornire la sua disponibilità ed ha accettato, di buon grado. Conoscendolo, lontano da lui la cultura dell’autocandidatura: basti ricordare quanto accaduto 5 anni fa, quando lui, candidato sindaco in pectore di una parte consistente del partito, per favorire una coalizione che impedisse  una possibile vittoria della destra, fece un passo indietro favorendo la candidatura di Gabbarini, che  fu pertanto il frutto di un grande senso di responsabilità di ‘Genzano Democratica’ e del suo ideale candidato Sindaco. Ed è proprio in virtù di questo senso di responsabilità, che da sempre lo anima, in ragione della sua coerenza e responsabilità, che per impedire qualsiasi strumentalizzazione si è dimesso anche dalla carica di vicesindaco e di assessore”.

LE PRIMARIE – Eppure, almeno da fuori, attriti particolari non sembravano esserci, invece ora sembrano emergere solo le macerie. Come mai? Non le sembra pretestuoso?

“Al riguardo, non potrei aggiungere nulla di più di quanto Giorgio Ercolani ha dichiarato in modo chiaro e puntuale al vostro giornale nei giorni scorsi” (LEGGI QUI).

Secondo lei può farcela? 

“Una serie di persone, iscritte e non iscritte, hanno sollecitato la disponibilità di Giorgio, che dopo aver fatto le sue valutazioni si è messo a disposizione. Sono sicuro che la sua candidatura non risponde a nessuna logica di area o di componente nel Pd, ma si rivolge alla città, alla sua tradizione di centrosinistra e alla sua storia. Forse non tutti sanno che questa affermazione che io adesso ho fatto trova nella sua esperienza politica molte argomentazioni. La prima è che nel 1996 con la nascita dei Comitati Prodi, che portarono alla vittoria dell’Ulivo, quel comitato si costituì anche a Genzano, raccogliendo le adesioni di tutte le forze del centrosinistra. Con l’allora sindaco, Gino Cesaroni, ci si interrogò insieme al segretario di sezione per capire quale potesse essere il profilo più adatto per poter assolvere alla funzione di presidente del Comitato e Cesaroni non ebbe esitazione, indicando subito in Giorgio Ercolani la persona più adatta”. 

Gliela metto diversamente: vincerà lui?
“Credo che la candidatura di Giorgio sia una candidatura forte, autorevole, ed ha tutte le carte in regola per farcela, fermo restando che sarà un confronto leale, e da questo confronto l’unità del Pd e della coalizione ne dovrà uscire rafforzata” .  

GLI AVVERSARI – Come valuta le altre candidature?

“Informalmente sembrerebbero essercene almeno 3, ma io mi auguro ce ne siano solamente 2”.

E il giorno dopo tutti nuovamente a braccetto? D’amore e d’accordo?

“Noi puntiamo a consolidare e rafforzare l’attuale coalizione, estendendola su una base di accordo politico e programmatico.  Questo passaggio diventa fondamentale per una eventuale insidia che può venire non tanto, o non solo, dal centrodestra, quanto dal M5S, il quale ad onor del vero non dovrebbe avere importanti proseliti, per una ragione che non è banale: a livello nazionale i 5 Stelle puntano tutto sulle accuse alla politica corrotta e allo sperpero delle risorse pubbliche, sfruttanDo demagogicamente la grave crisi economica in cui versa il Paese e facendo campagne sulla disonestà che tanto danno ha fatto alla credibilità della politica, sebbene, per inciso, la vicenda di Quarto, in cui è coinvolta il sindaco grillino, dimostra che i puri non esistono”.

Un più giovane Bruno Romagnoli insieme all'allora sindaco Cesaroni in una 'trasferta' a Stoccarda, nel 1996

Un più giovane Bruno Romagnoli insieme all’allora sindaco Cesaroni in una ‘trasferta’ a Stoccarda, nel 1996

Un modo di fare che non le piace?

“Questo tipo di atteggiamento si scontra con un elemento storicamente fondante nella nostra cittadina: il centrosinistra governa Genzano dal 1916, fatto salvo il ventennio fascista di sospensione della democrazia. Da allora si sono succeduti 6 sindaci, centinaia di assessori, almeno 1300 consiglieri comunali, e  in tutti questi decenni nessun amministratore di Genzano, e ripeto nessuno, a qualsiasi livello da sindaco a consigliere, ha mai avuto problemi con la magistratura o con atti contrari al pubblico interesse. In tutti questi decenni la nostra città si plasmata secondo la volontà dei suoi cittadini. Certo, con tutte le cose fatte si sono commessi anche errori, in alcuni singolarissimi casi si potevano fare scelte diverse da quelle fatte, Ma una cosa è certa e incontrovertibile: si è sempre operato rispondendo agli interessi generali della città”.  

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