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Rocca Priora - Tutti i dubbi di una comunità che non vuole il forno crematorio. Agitata la conferenza pubblica - Castelli Notizie

Rocca Priora – Tutti i dubbi di una comunità che non vuole il forno crematorio. Agitata la conferenza pubblica

contro il forno crematorio

convegno forno crematorio rocca prioraTra tutti i comuni che fanno parte dei Castelli Romani si nota anche Rocca Priora, il paese più alto. Un paesino piccolo, da cui la sera si possono ammirare le luci della Capitale. Oltre alla storia antichissima di questa città spicca la sua natura e il suo clima: un aria fresca e pulita, al punto da attrarre sia gente con problemi respiratori ma anche molte persone che fuggono dallo smog e dal caldo estivo di Roma.

Altra grande caratteristica di Rocca Priora è il verde:  la natura lì ha lasciato dei paesaggi incantevoli . Queste sono cose di cui la comunità va fiera e, proprio per questo motivo, di recente sta conducendo una dura battaglia contro l’amministrazione comunale.

Ieri, venerdì 11 marzo, è andata in scena la movimentata e a tratti tesa conferenza voluta dai vertici amministrativi sul progetto, approvato dalla stragrande maggioranza del consiglio e discusso da vario tempo, di costruire un “tempio crematorio “all’interno del cimitero nei pressi di Fontana Vecchia.

Tra i relatori era presente il sindaco Damiano Pucci, il professor Vincenzo Naso, l’assessore di Novara Sara Paladini ( venuta a raccontare come la sua città vive questo progetto) e,  per finire, Luca Arpaja esperto in impianti di cremazione.

Ad introdurre la conferenza c’era il giornalista Jovino, il quale ha voluto ribadire la neutralità dei relatori ( sebbene tutti abbiano sostenuto la mancanza di pericolosità del progetto se attuato secondo le norme ) e la volontà di confrontarsi con la comunità in disaccordo.

Il sindaco ha esordito affermando che “ la proposta, approvata con delibera il 27 gennaio, è stata avanzata dalla Socrim presentando questa idea di project financing” ( sistema in cui le spese sono a carico di chi realizza l’opera e non del Comune). L’intento del progetto è anche quello di risolvere il sovraffollamento dei cadaveri; dunque smettere di costruire cimiteri e lasciare invece lo spazio verde a disposizione della comunità. Inoltre, vi sarebbe un vantaggio di natura economica, in quanto la cremazione comporta costi meno elevati dell’inumazione, e in più non ci sarà più l’obbligo di riesumazione per verificare la completa mineralizzazione del corpo.

Tuttavia, ha tenuto ad assicurare il Sindaco, la realizzazione di questo tempio crematorio prevede un iter assai lungo, e i lavori attualmente iniziati in via Fontana Vecchia non hanno nulla a che fare col tempio ma riguardano la costruzione della cappella cimiteriale.

“In questo progetto – assicura Pucci – si rispetteranno le norme della democrazia”, ovvero il confronto di idee, richiamato anche da Jovino, per raggiungere il bene comune.

I dubbi della comunità di Rocca Priora non sono mancati, in quanto, come ha dichiarato il consigliere Gianluca Mastrella: “Questo progetto, non essendo previsto nel programma elettorale del sindaco ed essendo di vitale importanza doveva essere sottoposto ad un referendum popolare, che ora è richiesto dalla minoranza”, “Invece – ricorda un cittadino tra la platea – hanno prima deciso e dopo si sono preoccupati di dare spiegazioni “.

Oltre a questa mancanza di trasparenza da parte della giunta comunale altri dubbi riguardano la scelta politica per lo sviluppo del territorio. Varrebbe a dire che Rocca Priora deve puntare sul turismo, sulla natura e, dunque, il tempio crematorio sembrerebbe quasi contrastare questa direzione.

“Inoltre – ha proseguito Mastrella – a livello teorico la scienza e la tecnica possono garantire la riuscita di questo progetto ma, concretamente contro il forno crematorioparlando, a Rocca Priora non abbiamo una macchina amministrativa in grado di garantire i controlli”. Il video pubblicato sul gruppo facebook “Rocca Priora e i suoi cittadini “, in cui viene riportata la drammatica situazione in cui attualmente si trova il cimitero, ha dato man forte a tali preoccupazioni. Se la giunta comunale fatica già cosi ad occuparsi del cimitero – ci si chiede – come può badare ad un sistema complesso come quello del forno crematorio?, che, come ha confermato anche l’ingegnere Nasi, deve essere sottoposto a rigidissime  manutenzioni ordinarie e straordinarie.

Luca Arpaja, ha garantito che verranno applicate in maniera assai rigida, tutte le normative ( oltre ad utilizzare mezzi tecnologici estremamente avanzati ) affinché l’emissione di fumo diventi quasi inesistente.

Tuttavia anche su questo punto ci sono stati molti dubbi, in quanto oltre al fatto che si dubita della possibilità reale della giunta  di garantirne il funzionamento tramite controlli e manutenzioni,  resta da chiarire quale sarà  l’impatto ambientale di questi forni.

Molti controlli sono difficili da fare anche con i più elevati strumenti di cremazione in quanto nei vestiti, nel corpo, ci sono sempre piccole parti – potenzialmente nocive che facilmente possono sfuggire:  è stato riportato l’esempio di molte persone dell’est, o anche persone italiane di una certa età, che hanno ancora dentiere di mercurio. Una minima parte di questo  elemento quando verrà a contatto con il forno crematorio sarà estremamente nocivo per l’ambiente.

I dubbi investono anche le condizioni idrogeologiche dell’area, per molti non idonea ad ospitare nemmeno un cimitero, figurarsi un tempio crematorio.
Anche l’assessore di Novara, volendo riportare l’esperienza della sua collettività, è stata contestata.

“Infatti –  è intervenuto il portavoce del movimento 5 stelle di Rocca Priora – , le due città sono in realtà estremamente diverse e non paragonabili. Ai Castelli  romani bisogna portare avanti la politica dell’ambiente e non quella industriale che c’è in Piemonte”.

I cittadini hanno avanzato perplessità anche in merito alla società proponente, anche alla luce del fatto che in zona ci sono già 3 forni (che pare hanno avuto costi inferiori rispetto ai tre milioni previsti Rocca Priora ), più uno in costruzione a San Cesareo.

Anche dal punto di vista occupazionale il guadagno è minimo in quanto questo progetto porterà lavoro a 2 o 3 tecnici specializzati.

“Vale veramente la pena fare questo sacrificio ? vale la pena vedere  gente che viene per vedere i propri morti bruciare dentro il tempio ( tramite telecamere installate apposta per questo motivo ), anziché per guardare ed ammirare la cultura e i paesaggi ?” è stato il messaggio conclusivo di una cittadina. 

Enrico Stasi