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VINOPEDIA - Il vino del Lazio riparte. Con Ricerca, Vinitaly e il nuovo PSR si deve ripartire - Castelli Notizie
Attualità

VINOPEDIA – Il vino del Lazio riparte. Con Ricerca, Vinitaly e il nuovo PSR si deve ripartire

Crea-Enc Vinitaly 2016 - 2 (1)

 

vinopedia

Crea-Enc Vinitaly 2016

Crea-Enc Vinitaly 2016

a cura di Fabio Ciarla

Su queste colonne non si sono mai sprecate parole per elogiare il territorio, anzi si è cercato di sferzarlo quando possibile per cercare di ottenere di più. Bene, questa volta facciamo un plauso e allo stesso tempo diamo una sorta di ultimatum al mondo vitivinicolo del Lazio. Vanno nella giusta direzione infatti alcune novità nel campo della ricerca scientifica con il lavoro del CREA, sembrano nuove e capaci di entrare nel merito le parole che arrivano dall’assessorato regionale all’Agricoltura e, infine, ci sono i nuovi fondi PSR che insieme all’OCM vino possono essere sfruttati per progetti importanti. Insomma questa volta siamo ad una svolta, anche perché se il vino del Lazio perde anche questa occasione davvero non ne avrà più altre.

La Ricerca

Crea-Enc Vinitaly 2016 - 2 (1)Il Crea dopo un momento di dubbio sulle sorti dello storico istituto sperimentale di Velletri ha deciso, opportunamente, di mantenerlo aperto e operativo, dando seguito e spazio ai lavori che vi si svolgono. Negli ultimi anni di grande interesse sono le ricerche nel campo dell’appassimento delle uve, nella lavorazione di sottoprodotti e per la salvaguardia di vitigni autoctoni in via di estinzione. Tutti lavori importanti, che hanno trovato in parte una degna presentazione allo scorso Vinitaly di Verona, quando la direttrice Francesca Cecchini con Paolo Pietromarchi, Domenico Tiberi e Massimo Morassut hanno presentato in degustazione alcuni vini realizzati in istituto. Passiti e vini speciali, tra cui un metodo classico millesimato del 2002, in alcuni casi provenienti da vitigni autoctoni quasi scomparsi, come il Maturano. L’impatto è stato notevole, sia per la qualità dei prodotti realizzati sia per l’originalità di alcuni di essi, un momento di giusta visibilità per un lavoro che può essere alla base della ripartenza del settore con altri e più concreti obiettivi. A confermarlo anche la presenza importante del commissario CREA Salvatore Parlato, intervenuto sia a Verona sia a Velletri ad inizio mese.

 

La Politica

Il nuovo assessore Carlo Hausmann ha dimostrato, almeno, un grande e personale impegno per la viticoltura. È intervenuto nel convegno dedicato al tema e al nuovo PSR del 1 aprile a Velletri nella sede Crea-ENC e, soprattutto, ha fatto da padrone di casa a tutti gli eventi più importanti del Vinitaly. Insomma non si è limitato ai saluti di rito, si è immerso nelle problematiche del settore dando anche alcuni spunti operativi e concreti, come la ricerca di prodotti nuovi, vedi l’invito a trovare una strada laziale alla spumantistica, e il lavoro sulle denominazioni di origine, che di certo dovrà essere affrontato prima o poi. La presenza di Roma con i suoi 35 milioni di turisti l’anno è sempre una grande attrazione per la produzione vinicola laziale ma senza un’offerta strutturata – ha detto Hausmann – si rischia di fare un buco nell’acqua

 

I Finanziamenti

Il nuovo PSR appena pubblicato, con un po’ di ritardo, insieme all’OCM Vino sono sicuramente le due fonti di finanziamenti per le aziende che vogliono crescere e tornare a produrre bene, ma non è facile muoversi in questo mondo. Un esempio è la rinnovata attenzione che la Banca Popolare del Lazio ha rivolto a questo settore e all’agroalimentare tutto con il portale TerreLab (www.terrelab.it), spazio nel quale si possono trovare storie di successo alle quali ispirarsi insieme a canali privilegiati di finanziamento per le imprese. Ma servono progetti e obiettivi chiari, ben scelti, per non disperdere le risorse. Hausmann ha parlato di spumantistica, al Crea-ENC di Velletri si lavora su passiti e vitigni autoctoni (importanti in particolare per le uve bianche vista l’importanza ormai riconosciuta del Cesanese per quelle rosse) ma anche sulla viticoltura di precisione, da più parti risulta evidente come la spinta verso la sostenibilità sarà sempre più presente anche nel mondo del vino. Bene, i produttori laziali devono trovare una loro via per risollevare le sorti proprie e del settore tutto, senza ricalcare percorsi che si sono dimostrati errati e possibilmente ispirandosi ad altri territori che sono riusciti a risollevarsi da momenti bui. Solo dopo aver trovato questa ispirazione, questa via di sviluppo, si potranno fare progetti veri e interessanti, sui quali andare a chiedere finanziamenti interagendo con gli istituti di ricerca per mettere a frutto tradizione e innovazione. Nessuno è autosufficiente nel Lazio, è ora che lo si capisca in modo chiaro, così da mettersi insieme e ripartire.

 

La bottiglia della settimana

Poggio della Costa 2015 Grechetto di Civitella d’Agliano I.G.T. – Sergio Mottura (www.sergiomottura.com)

Poggio della Costa - Sergio Mottura (1)Sergio Mottura è forse uno dei nomi più importanti dell’enologia laziale, sia per la qualità ormai universalmente riconosciuta sia per il lavoro fatto sui vitigni autoctoni, tra i quali il Grechetto, che lavora in purezza sia nel Poggio della Costa sia nel Latour a Civitella. Li ho assaggiati entrambi al Vinitaly e ho voluto premiare il primo, quello senza uso di barrique, perché lo trovo più fresco e più rispondente al vitigno. Al naso è coinvolgente ma senza stancare, frutta gialla e freschi fiori di campo, oltre una nota agrumata e una leggermente mandorlata. In bocca è sapido, lungo e ricco, capace di resistere anche in caso di piatti altamente saporiti. Insomma a me è piaciuto molto e lo ritengo uno di quegli esempi utili all’enologia laziale per capire come e dove si può avere successo nel mondo enologico.

Prezzo medio in enoteca*: 14 euro

* I prezzi sono puramente indicativi e possono variare anche in maniera considerevole.

 

 

Piccoli sorsi – Nozioni e termini tecnici dell’enomondo

Barrique, cemento, cocciopesto, acciaio e chi più ne ha più ne metta

Tra le tante tendenze, per non dire mode, che attraversano periodicamente il mondo del vino sicuramente oggi quella delle diverse modalità di affinamento è la più presente nei dibattiti tra esperti e semplici appassionati. La storia ci parla delle botti di legno, magari di castagno come da queste parti, poi si passò al cemento e alla vetroresina, materiali più comodi, per arrivare infine all’acciaio che è facile da pulire e non cede nessuna sfumatura al vino. Negli anni 80 e 90 si passò al protagonismo assoluto delle barrique, francesi soprattutto, ma poi ci si accorse che la nota boisé e vanigliata che esse donavano, soprattutto se di primo passaggio, era un po’ troppo presente e unificatrice dei diversi vini. Si tornò quindi all’acciaio finché, e siamo ormai ai nostri giorni, è tornato il momento di un altro reflusso storico: il cocciopesto. Si è tornati a vinificare in anfora, si è ripreso ad utilizzare il cemento o, appunto, il vecchio cocciopesto. La differenza espressiva dei vini che maturano in questi recipienti sembra netta. Vedremo a breve se si tratta di una semplice tendenza, che sarà presto messa da parte, o di una vera rivoluzione.

 

Per l’invio di campionature in degustazione, gratuite e senza alcun vincolo né per la redazione né per l’azienda, scrivere a redazione@castellinotizie.it o a fabiociarla@gmail.com

In collaborazione con www.enoagricola.org

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