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L'intervista - I propositi di Roberto Candidi, il larianese 'parigino' che proverà a cambiare Lariano - Castelli Notizie
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L’intervista – I propositi di Roberto Candidi, il larianese ‘parigino’ che proverà a cambiare Lariano

Roberto Candidi

Roberto Candididi Daniel Lestini

Ci sono certe vite, che sembrano quasi scorrere lente. Come un disco rotto e quella stessa melodia a riecheggiare, dall’inizio alla fine. Con pochi cambi di toni, e persino pochi assolo. Ce ne sono altre, invece, che assumono ben altri ritmi e prendono altre pieghe, quasi fossero tante vite in una sola. Un pò quanto sta accadendo a Roberto Candidi, partito da Lariano, attratto dalle luci della Ville Lumière, con un biglietto che non è stato di sola andata, ma neppure di un’andata e di un ritorno, perchè lui a Parigi ci sta bene e ha già trovato una sua dimensione, ma non tale da dimenticarsi di Lariano, la sua Lariano.  Un sound che assume diverse sfaccettature, quindi, quello della vita, non solo artistica, di questo giovane larianese, che in quest’estate in giro per lo Stivale non ha perso occasione per prodursi in due apprezzatissime esibizioni a casa sua, nella tappa inaugurale della nuova stagione di Miss Mondo, e nell’ambito della serata di ‘Aggiungi un posto a tavola’, organizzata dall’associazione Liberi e Forti, nella quale ha accompagnato il poeta Cristian Ronchetti, con “Nomadismi-Sonori”. In agenda, nell’immediato, l’esibizione di giovedì 25 agosto, a Velletri, nell’ambito della rassegna ‘Velletri Blues’.  

Una volta avvicinatolo, proprio in una di queste occasioni, è venuto quasi spontaneo chiedergli cosa l’abbia portato via dall’Italia, quattro anni or sono. E lì lui ha aperto la sua ‘valigia’ esperenziale, dando il là ad un racconto mai banale.

“Rispondo con una piccola citazione di H. Hesse – la sua replica -: <<Ognuno deve fare a un certo punto il passo che lo separa dai suo “padri”, da i suoi maestri, ognuno deve sentire un po’ la durezza della solitudine, dai propri genitori, dal mondo “chiaro” della propria fanciullezza>>. Aggiungo che sono andato via perché avevo e ho tuttora fame di scoprire cosa c’è li fuori, e per farlo ho dovuto affrontarlo a viso aperto, sfidando le mie paure, per poi trasformarle in opportunità”.

E che bilancio ti senti di fare?

“Adesso mi sento realizzato, soprattutto libero di dire, fare e pensare anche le cose più imbarazzanti, perché devo rendere conto solo alla mia coscienza e a nessun altro”.

candidi robertoSpiegaci come ti è venuta l’idea di partire per la Francia.

“Sono arrivato a Parigi dopo una decisione presa in una notte, leggendo Boudelaire. Non parlando neanche un ‘h’ di francese, ho iniziato facendo il lavapiatti in un ristorante, dopo aver lasciato in Italia un posto da responsabile di produzione in un ufficio tecnico, in quanto geometra, di un’azienda che gravitava nell’edilizia. L’ho fatto comunque con la felicità di poter vivere nella città che ha sempre rappresentato grandi movimenti culturali, quale effige del liberismo più totale”.

E da lì come sei arrivato ad esibirti e ad assecondare, in qualche modo, la tua passione per la musica?

“Dopo 3 settimane a lavare i piatti sono passato in sala a fare il cameriere. Da lì la prima svolta, col fortuito incontro con un architetto/musicista in un concerto su una péniche. Essendomi presentato come chitarrista mi ha chiesto di collaborare per musicare piccole opere teatrali ed io, senza tante remore, accettai”.

Ne è valsa la pena?
“Assolutamente si, basti pensare che, dopo varie collaborazioni, mi ha chiesto anche se fossi disposto a partire per Rio de Janeiro, come volontario, in qualità di geometra, per la ristrutturazione di un centro di accoglienza per i bambini delle favelas, sponsorizzato dal Service National Française. Con le lacrime agli occhi ho accettato immediatamente e sono partito. Quello che ne è scaturito è stato una meraviglia infinita di emozioni ed esperienze irripetibili”.

Da lì ad oggi cos’è accaduto?

“Sono tornato dopo 4 mesi e, visto che la missione era finita, ho iniziato nuovamente a cercare lavoro, trovandolo nel ristorante di uno chef stellato Guy Martin. Lì  sono poi passato come responsabile di sala e ci sono restato per un anno e otto mesi”.

Come mai sei rimasto stanziale per così tanto tempo?
“Beh hanno contribuito mance da capogiro, conoscenze nel mondo dello spettacolo e, dopo la formazione di enologia, un alveare infinito di contatti nel mondo dell’enogastronomia. In fondo tutto serve nella vita, anche se la ragione principale era quella di imparare bene il francese ed integrarmi in pianta stabile nel tessuto sociale parigino”.

Siamo curiosi di sapere il resto della storia, la tua storia.

“Un anno e otto mesi dopo decido di accedere al sussidio di disoccupazione per fare finalmente quello per cui ero arrivato a Parigi, ovvero Musica, Arte, Associazionismo e soprattutto dedicarmi finalmente al libertinaggio culturale assoluto”.

Com’è andata?

“Proprio in quel periodo ho creato i “Blues Shades Acoustic Duo” (ora trio con l’aggiunta del contrabasso) con Ljuba de Angelis alla voce. Abbiamo iniziato a fare serate almeno due volte a settimana ed attualmente siamo uno dei pochi gruppi che fa Blues a Parigi. Così facendo sono entrato in contatto con il meraviglioso mondo degli artisti, tra aperitivi, mostre, vernissage, concerti, musei, letture, presentazioni di libri e, non per ultimo, lo charme delle donne francesi. E’ in quel periodo, neppure così lontano, che conosco ragazzi e ragazze delle più disparate nazionalità, ed inizio a collaborare come volontario con l’associazione “Caravan Rital”, che promuove la cultura italiana a Parigi, a partire dalla musica, cucina, arte e tutto quel che proviene dal Belpaese. L’ho fatto insieme ad altri ragazzi, creando un’associazione che si chiama SIAP (Scrittori Italiani a Parigi) con la quale mettiamo su uno spettacolo teatrale alla “Comédie de Nation”, che come tema aveva quello dell'”acqua”. Nell’occasione mi sono occupato delle musiche, della location e di reclutare tutte le persone che con la loro scrittura producono mondi paralleli. In tal senso a settembre inizieremo la selezione di 10 racconti che pubblicheremo su un libro auto prodotto”. 

L'esibizione nella serata inaugurale di Miss Mondo 2017

L’esibizione nella serata inaugurale di Miss Mondo 2017

Non ci dire che è finita qui…calendario alla mano dovrebbe mancare ancora qualcosa per arrivare ad oggi, confermi?
“Assolutamente si. In questo consesso ho conosciuto altre persone, tra cui un ragazzo che sta facendo un master a Parigi sul cinema, che mi ha proposto di recitare in una mini serie web. Siamo già arrivati a quota 4 video e potete trovarli su facebook sulla pagina Mamma Mia. In tutto questo movimento, quasi impossibile da riassumere, si arriva a quest’inverno, dove decido per sfizio di provare a vedere se il mio curriculum da geometra possa valere qualcosa. Detto fatto, visto che vengo assunto al primo colloquio da GTA Géomètre Expert, ad un cabinet enorme. Ma dopo averci lavorato per 4 mesi ho deciso che ormai il lavoro d’ufficio non fa più per me, e mi sono congedato, intraprendendo quello che ora mi fa vivere, ovvero il business della vendita del vino italiano in Francia”.

Questa è storia, ormai: nell’avvenire cosa vedi?

“Non mi spingo oltre visto che già il presente è tanto intenso. Certamente questo lavoro mi permette di dicotomizzarmi e finalmente dopo 4 lunghi anni, intraprendere quella che mi ero prefissato come battaglia, già in età adolescenziale, ovvero provare a cambiare la ‘Mia Lariano'”.

Coltivi aspirazioni politiche?

“Se parliamo cronologicamente la passione per la politica è la prima che ho avuto. Ho iniziato a 12 anni ad interessarmi e oggi, dopo aver visto per lunghi lustri susseguirsi amministratori inetti, ho deciso di mettere a disposizione la mia energia, voglia e, soprattutto, visione di vita e società. Fermo restando che anche se non come amministratore, il mio impegno civile c’è sempre stato”.

Da dove ripartiresti?
“Dobbiamo ripensare il modo in cui viviamo, i rapporti con le persone, e, soprattutto, essendo io uno di loro, lasciare spazio ai giovani, perché sono sempre loro che nella storia hanno fatto le rivoluzioni, eccezion fatta, ovviamente, per quei giovani già vecchi dentro”.

Cos’è che non è funzionato dal tuo modo di vedere le cose?

“Abbiamo nel nostro Comune amministratori che probabilmente faticano pure ad accendere un pc. Come possiamo pretendere che siano loro a dover pensare al nostro futuro? Io non sono neanche indignato, ma provo un sentimento di profonda pena per questa classe politica”.

bluesNon sei certo tenero…

“Anche il minimo che poteva essere loro richiesto, cioè una certa capacità di amministrare, si rivela un’atroce illusione: illusione di cui i larianesi dovranno ben accorgersi, perché la stanno vivendo <<nel proprio corpo>>. In questi giorni qualcuno mi ha addirittura etichettato come “guerrafondaio”. Questa è la loro sterile critica nei miei confronti. Ma mi chiedo come si possa non esserlo!? Hanno devastato il territorio, hanno fatto accordi politici trasversali, si sono dimessi prima, sono rientrati poi, hanno ammiccato in seguito, e oggi provano di nuovo a rifarsi una verginità politica. A questo punto mi chiedo come si possa non affrontarli a muso duro…Dovranno comunque essere sconfitti sbattendogli in faccia semplicemente le loro dichiarazioni passate, la loro storia politica, il loro deficitari curriculum politico-amministrativi”.

Solo una critica o un impegno attivo da parte tua?

“Non ho certo bisogno di vendere fumo, per cui posso già svelare la mia intenzione di candidarmi alle amministrative della prossima primavera, per creare una rete tra tutti i comuni dei Castelli, che possa concimare tutte le eccellenze che abbiamo su questo territorio, alzare l’asticella su temi come Musica, Arte, Cultura, Sport, Innovazione, Ricerca, Teatro e Gemellaggi, anche forte dell’esperienza estera che, fidatevi, ha una valenza importante per la creazione di una ‘forma mentis’ che possa guardare a lungo, e se necessario che sia in grado di dire qualche ‘no’ ora, per poter far dire ‘si, ce l’abbiamo fatta’, dopo”.

rpberto candidiCi tieni particolarmente a quanto pare.

“Non è una ragione di vita, ma voglio provarci. Lariano è il paese dove sono cresciuto, che seppur omertoso non posso non amare; se le elezioni non si vinceranno, ma riuscirò ad entrare all’opposizione, sarò un agguerrito cane da caccia, parola d’onore”.

Cos’è che proprio non ti va giù?

“Tutti i paesi del circondario crescono, a Lariano sembra volteggi un ‘male oscuro’ sulle nostre teste, che tiene tutto in scacco”.

Da dove ripartire?
“Senz’altro dai cittadini, visto che sono e devono essere loro il centro del mondo in politica, non interessi e trasversalismi occulti. E in questo senso, sono certo, Lariano sarà finalmente liberato“.

Chiudiamo in musica. Quali i tuoi maestri?
“Nel blues, Stevie Ray Vaughan, Eric Clapton, BB. King, Jhon Mayer e Tommy Emmanuel. Per quanto riguarda i cantautori, invece, Gaber, De Andrè, Battisti, Capossela, Brassens e, se poi spostiamo l’attenzione sul giornalismo e scrittori, in ordine Marco Travaglio e Andrea Ascanzi per i giornalisti, e se parliamo di scrittori, la lista è ampia, perché, come dice Sgarbi, “il sapere in quanto è, è tutto”. Ciononostante qualche nome lo faccio, da Pasolini passando per Gramsci, Hemingway, Balzac, Calvino, Saramago, Kundera, Céline e Camus”.