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Artigianato, Arte & Cultura - L'intervista a Cecilia Ippoliti, nota stilista ed imprenditrice di Velletri - Castelli Notizie
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Artigianato, Arte & Cultura – L’intervista a Cecilia Ippoliti, nota stilista ed imprenditrice di Velletri

cecilia ippoliti
Arte & cultura, artigianato artistico, botteghe storiche, eccellenze creative artigiane, geniusi loci romani, made in Rome, maestri artigiani, Roma creartigiana, storie di oggi. Di tutto questo, e tanto altro ancora, parla il sito Maestri Artigiani e Nuovi Talenti per il #MadeinRome, dal quale estrapoleremo stralci delle interessanti e piacevoli interviste realizzate dalla scrittrice Maria Lanciotti nel variegato mondo dell’artigianato di Roma e provincia. Inizieremo con Cecilia Ippoliti, nota artigiana veliterna, stilista ed imprenditrice di successo nel campo della moda. 

“Se io mi servo di animali di allevamento per un genere di lusso, non penso che si distrugga il mondo”.

“La Bellezza salverà il mondo”. Ma chi salverà la bellezza? Di fronte a certi quesiti si va a rovistare in ogni angolo della mente per cercare risposte che non esistono. Esiste la Storia, esistono i fatti. Che testimoniano quanto sempre si sia sacrificato in nome del bello o ritenuto tale. Senza entrare nel merito di una diatriba che ha preso ultimamente i toni di una campagna di guerra, ma che potrebbe essere più una mossa strategica che una revisione etica e morale, vorremmo porre l’attenzione sulla dedizione nel servire l’arte del bello che chiede in cambio la passione totalizzante di una vita. Il talento si paga, non è mai solo un dono. E se non sei disposto a pagare non ti fa vivere. Una legge cui non si sfugge. Lo sa bene Cecilia Ippoliti, che forse oggi facendosi i conti realizza che non ha mai avuto scelta. Ma lo rifarebbe di nuovo, tutto quanto, aderendo pienamente al suo destino. Sul Corso della Repubblica a Velletri, già in vista della Torre del Trivio a piazza Cairoli, un nome e un logo fermano lo sguardo e il passo.

Il triplo arco di Cecilia Ippoliti realizzato per l’inaugurazione del primo atelier di pellicceria a Velletri, l’11 ottobre 1986. “Tre motivi per un arco” ben esplicati da Iole Alessandrini, grafico, in una sua dedica. “Il ‘tocco di classe’ per ogni occasione” l’omaggio di Roberta Maola, con una sua personale riflessione: “Il bello non esclude l’utile e l’utile non distrugge il futile”. Sta di fatto – tornando alla Storia e ai fatti – che in Italia, secondo certe fonti, stanno aumentando gli allevamenti intensivi di animali per la produzione di pellicce, mentre in diversi Paesi europei stanno vietando o avanzando restrizioni che penalizzano questa attività. E nel fluttuare dei mercati senza frontiere, forse non sarebbe fuori luogo considerare la convenienza dell’utilizzo del pile o tessuto sintetico, tranciando così ogni tipo di strumentalizzazione, in un verso o nell’altro, legato all’arte della pellicceria di cui il nostro artigianato artistico creativo può lussuosamente vantarsi.  Ma in tal caso, che fine farebbe la bellezza del capo autentico e unico?

L’Intervista a Cecilia Ippoliti

(a cura di Maria Lanciotti)

Cecilia Ippoliti, artigiana, stilista e imprenditrice di successo in un campo della moda fra i più discussi, e non solo al momento. Da dove parte la sua storia, passione innata o legata a precedenti attività della sua famiglia?I miei avevano un allevamento di pulcini, e c’erano in giro per casa tanti animaletti, cani gatti galline. Io amavo e amo gli animali, sono parte di noi. Non è un controsenso il mio lavoro, assolutamente no.Forse l’imprinting le viene trasmesso da quel primo contatto con i pulcini?I pulcini mi piacevano, tutto ciò che è natura mi piace. I fiori, per me il massimo della bellezza, dopo i bambini.Entra in attività con i suoi o prende un suo indirizzo?Conseguito il liceo scientifico, m’iscrivo all’università, facoltà di lettere, e lì c’era una mia amica che lavorava in un laboratorio di pellicceria a Roma. Andavo spesso a trovarla, col consenso del titolare che intanto avevo conosciuto, e giorno dopo giorno, seguendo le varie fasi di lavorazione, mi appassiono a questo lavoro. Tornando ai pulcini, allora c’erano i sessatori, giapponesi, che nei grandi allevamenti separavano i pulcini maschi dalle femmine, appena nati. Io li osservavo, ero piccola. Non mi volevano attorno, allora mi appartavo e provavo anch’io, poi chiedevo ai sessatori di controllare. Qualcuno lo sbagliavo, ma ero capace di distinguerli. Capii che apprendevo subito ciò che mi piace.E dunque la pellicceria…In pellicceria stavo lì che guardavo ().

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