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Per Velletri un mercoledì di festa per il Patrono San Clemente. Celebre quel suo 'mucco' imbronciato - Castelli Notizie
Attualità

Per Velletri un mercoledì di festa per il Patrono San Clemente. Celebre quel suo ‘mucco’ imbronciato

E’ una Velletri bardata a festa quella che in questo penultimo mercoledì di novembre si accinge a rendere gli onori al proprio Santo Patrono. Come ogni 23 novembre la città castellana celebrerà infatti una delle giornate più attese dell’anno e questa volta lo farà proprio nel cuore della settimana.  Se nella omonima Cattedrale si darà vita a tutte le celebrazioni religiose del caso (alle Messe mattutine si sommerà la solenne celebrazione del pomeriggio, celebrata dal Vescovo Vincenzo Apicella), quasi tutte le strade della zona sud del centro storico saranno interessate dalla popolare fiera, che migliaia di persone calamita ogni anno e che quest’anno sarà ‘baciata’ dal sole delle grande occasioni, che renderà nullo il rischio pioggia.

In concomitanza con la festa del Santo Patrono l’Area archeologica delle Ss. Stimmate e la Casa delle Culture e della Musica saranno aperte al pubblico nei seguenti orari: 10/12.30 e 16.30/18.30, ad ingresso gratuito fino a 30 minuti prima della chiusura (con apertura a cura del Gruppo Archeologico Veliterno). 

Per meglio riassumere l’importanza di questa festa ci viene in prestito il volume ‘Le Tradizioni Velletrane’ di Roberto Zaccagnini. San Clemente, terzo successore di Pietro al soglio pontificio, fu Papa dal 92 al 101 e fu martirizzato sotto Traiano.   La leggenda lo vuole esiliato presso il Mar Nero, condannato ai lavori forzati, e gettato in mare legato ad un’ancora.  Per questo è considerato anche protettore dei marinai. Ciò ha contribuito a diffondere la credenza popolare che egli fosse un pescatore. 

san-clemente-altareMa in realtà egli fu pescatore d’anime, cioè esattamente come Gesù disse a San Pietro di volerlo.  E questa particolare pesca, tradizione vuole che San Clemente la praticasse in special modo a Velletri, dove pare che fosse stato vescovo e infaticabile evangelizzatore.  Tuttavia ogni anno, in occasione della festa, il mito del pescatore trova motivo di diffusione tra il popolo, senza possibilità di esaurirsi: infatti, essendo molto probabile che a fine novembre piova, come sovente accade con grande scompiglio per la fiera, il fatalismo popolare commenta che ciò è naturale, perché San Clemente pescatore, inevitabilmente, deve avere una certa affinità con l’acqua.

La devozione che i velletrani ebbero già dai primi secoli del cristianesimo per San Clemente, li portò a intitolargli l’attuale Cattedrale, sorta su un tempio pagano dedicato probabilmente al dio Marte.   Anche la fiera è antica di secoli: lo storico Teoli, nel ’600, ricorda che i pontefici concessero a Velletri due fiere: una di otto giorni al 15 agosto, per l’Assunzione, e una di dieci giorni al 23 novembre, per San Clemente.  Già all’epoca, la fiera richiamava una moltitudine di gente da tutto il circondario, essendo un’occasione importante di scambio e di movimento economico.

Caratteristica della fiera di San Clemente era la vendita del bestiame.  La fiera di merci varie e di bestiame si teneva infatti il 21 maggio per Sant’Eleuterio, agli inizi dell’800 spostata alla prima domenica di maggio per la Madonna delle Grazie.  Poi il commercio di bestiame restò prerogativa della fiera di novembre.  In occasione di tutte le fiere cittadine c’era esenzione da ogni dazio.   Fino alla prima metà del ’900 si esponevano e si vendevano anche equini e bovini, poi restando solo i suini per la consolidata tradizione contadina di tenere almeno un maialino.  Esso, acquistato alla fiera di San Clemente e allevato per un anno, si scannava alla fine dell’anno successivo.   Fuori le mura, presso Porta Napoletana, erano esposti in grosse ceste i maialini, sentendosi a distanza i grugniti, ma soprattutto gli acuti strepiti allorché l’acquirente li poneva nel sacco, che caricava sulle spalle. Nelle famiglie contadine era usanza che le donne, dopo la vendemmia, potessero disporre delle vinacce: col ricavato della vendita, esse facevano acquisti alla fiera di San Clemente.

velletri-fiera-2 Le fiere rappresentavano nel medioevo una necessità del commercio: a causa della diradazione della popolazione, i venditori erano costretti a raggiungere i centri abitati, promuovendo in luoghi lontani la vendita dei prodotti tipici della loro regione.   Oggi le fiere hanno perduto in gran parte la loro funzione.   Da noi, tanto la fiera di maggio, quanto quella di novembre, sono una ripetizione in grande del mercato settimanale: il consumo è uniformato dalla produzione industriale, che ha fatto scomparire i prodotti artigianali tipici delle varie province, mentre un tempo si aspettava proprio la fiera per procurarsi certi oggetti.   Anche la durata della fiera di San Clemente, come quella della Madonna, è ormai ridotta a un solo giorno.   Nonostante la solennità religiosa che si celebra in cattedrale, la festa di San Clemente è, oggi, connessa più alla fiera che alla devozione.  Così che, mentre la festa della Madonna delle Grazie conserva un eminente motivo religioso, quella di San Clemente sembra quasi, a nostro avviso, l’occasione di fare un giro tra la fiera.

La Cattedrale, pur essendo intitolata a San  Clemente, non ha una cappella né un altare per il culto del santo.  Tuttavia, il giorno della festa viene esposto alla devozione un suo busto d’argento risalente al ’600, caratterizzato da quell’aria accigliata che tanta fantasia popolare ha stimolato nei secoli, attestandosi perfino nell’idioma: infatti, a una persona imbronciata, si usa dire che “tè’ ‘o mucco comme San Cremente”.

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