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Frascati – Ancora porte chiuse per il centro Avis dell’ospedale San Sebastiano: brusco calo dei donatori

ospedale frascati

di Sabrina Patruno

Il fantasma delle autorizzazioni e dei requisiti tecnici sembra perseguitare il Comune di Frascati da qualche mese a questa parte. La mancanza di permessi e certificati che ufficializzano lo svolgimento delle attività in alcune strutture pubbliche, vedi la chiusura del centro raccolta sangue presso l’ospedale San Sebastiano, come pure la chiusura delle Scuderie Aldobrandini (leggi l’articolo), sta creando non poco disorientamento e sconforto tra i cittadini.

Era il marzo di quest’anno quando il presidente Avis di Frascati, Elio Basili lamentava il disagio causato dalla riduzione dell’apertura del centro Avis ospedaliero, da 6 a 2 giorni a settimana, con conseguente diminuzione della presenza dei volontari. A giugno, invece, è arrivata la batosta definitiva dalla Regione Lazio che a seguito a dei controlli ha ritenuto alcuni centri non a norma, perché sprovvisti dei requisiti tecnici, disponendone quindi la chiusura.

Da anni il presidente chiede all’Amministrazione comunale la concessione degli ex locali del Cup per realizzare un centro di raccolta sangue indipendente. “L’ultima richiesta avanzata al commissario straordinario Bruno Strati lo scorso settembre – ha avuto una risposta poco soddisfacente” afferma Elio Basili, che sottolinea come “al momento utilizziamo una stanza in via Matteotti, 55  come semplice punto di appoggio in cui svolgiamo attività di segreteria e accettazione, ma la raccolta del sangue avviene all’interno dell’auto medica messa a disposizione dal Comune di Roma che però oltre alle difficoltà strutturali spesso crea anche problemi tecnico – informatici, al punto che alle volte non si riesce neanche a portare a termine la procedura di raccolta. Il centro raccolta Avis di Frascati è sempre stato un punto di riferimento anche per i volontari delle zone direttamente limitrofe, di conseguenza la sua chiusura e i disagi che ne derivano ha fatto scendere drasticamente il numero dei volontari – dalle 80 sacche mensili in collaborazione con l’ospedale adesso si arriva al massimo a 30 in un mese” dichiara Elio Basili.

La questione è dibattuta anche tra le file del movimento civico Frascati Futura: “Questa situazione d’incertezza non fa altro che scoraggiare i donatori – dichiara Virginia Lanzidei -, oltre ai disagi dovuti alla ricollocazione del personale impiegato nel settore”. “Basta con i giochi della politica – sottolinea Mirko Fiasco – ci vogliono soluzioni concrete perché le vittime di questa situazione sono innanzitutto coloro che hanno bisogno di cure immediate”.