CRONACA

Velletri – In città è di nuovo allarme Processionarie. Di Luzio sprona il Comune ad intervenire con urgenza

processionarie villa

La scalinata della Villa comunale

Puntuale come ogni anno a Velletri è di nuovo scattato l’allarme Processionarie, la cui massiccia presenza già lo scorso anno fece discutere molto. Se da qualche settimana si susseguono le segnalazioni (che riguardano anche alcuni paesi viciniori), ha colpito, e non poco, quanto appurato presso la scalinata centrale della Villa comunale veliterna, dove sono stati rinvenuti diversi esemplari del parassita, tanto da indurre chi le ha immortalate, ovvero un’educatrice cinofila, a far scattare l’allarme: “Non è normale – ha evidenziato – che già ci siano in questo periodo. Sono molto pericolose per cani e gatti e la loro peluria se inspirata può mandare in necrosi i tessuti”. Proprio gli animali sarebbero infatti le prime vittime dell’insetto, ma i suoi effetti possono assumere notevole gravità anche in caso di contatto con l’essere umano.  

Il documento col quale il consigliere comunale Dario Di Luzio richiede un intervento urgente per la bonifica delle Processionarie

In virtù di quanto accaduto, e degli altri casi segnalati in città, il capogruppo di Fratelli d’Italia, Dario Di Luzio, ha protocollato in mattinata la richiesta di un intervento urgentissimo presso la Villa Comunale, indirizzando la sua segnalazione al Sindaco, all’assessorato all’ambiente e al Comandante della Polizia Locale. “Vista la pericolosità delle conseguenze legate all’eventuale aspirazione della loro peluria – si legge nella richiesta del consigliere Dario Di Luzio – si richiede un tempestivo intervento a tutela della salute pubblica”. 

“Ricordo a tutti – ha rimarcato lo scorso anno il consigliere comunale Giorgio Greci,  noto cardiologo veliterno – che in caso di contatto i peli urticanti della Processionaria si separano facilmente dalla larva che li porta sul dorso e, data la particolare struttura, fatta di minuscoli ganci, si attaccano facilmente alla pelle, provocando una reazione urticante data dal rilascio di istamina. In casi gravi può verificarsi persino uno shock anafilattico, con pericolo mortale, oltre ad orticaria, sudorazione, edema in bocca e in gola, difficoltà di respirazione, ipotensione e perdita di coscienza. Da non trascurare persino i rischi per gli amici a quattro zampe, visto che il cane, annusando il terreno, ingerisce i peli urticanti che ricoprono il corpo dell’insetto”.

Proprio Greci, nei mesi scorsi, caldeggiò a lungo disinfestazioni e derattizzazioni, auspicando un cambio di marcia da parte degli organi deputati ad assicurare alla città di Velletri una degna ‘copertura’ contro il proliferare di topi e zanzare tigri.

 

FOCUS

COS’E’ LA PROCESSIONARIA

La processionaria è un insetto lepidottero della famiglia dei taumatopeidi. E’ un parassita pericoloso soprattutto per pini (Pinus Nigra e Pinus Silvestris) e querce a foglia caduca (Quercus robur e Quercus peduncolata) anche se può, occasionalmente, colpire anche i larici, i cedri, i noccioli, i castagni, i faggi, i carpini e le betulle; le piante predilette dall’insetto sono, in ogni caso, giovani (2-5 anni). L’adulto della processionaria è una farfalla con ali larghe 3-4 cm, di colore grigio con striature brune. La femmina è, in genere, poco più grande del maschio. La loro vita è molto breve, di solito non dura più di uno/due giorni. L’insetto, una volta raggiunta la fase di maturità, fuoriesce dal terreno, di solito durante il mese di luglio. Le femmine sono le prime ad arrampicarsi sulle piante ad alto fusto, dove poi vengono fecondate dal maschio. A questo punto, il lepidottero vola alla ricerca della pianta più adatta per la deposizione delle uova.

EFFETTI DELLA PROCESSIONARIA SUGLI ANIMALI

La processionaria risulta molto pericolosa in particolare nei confronti di cavalli e cani, i quali, brucando l’erba o annusando il terreno, possono inavvertitamente ingerire i peli urticanti che ricoprono il corpo dell’insetto. I sintomi che un cane presenta sono spesso gravi. Il primo sintomo è l’improvvisa e intensa salivazione, provocata dal violento processo infiammatorio principalmente a carico della bocca ed in forma meno grave dell’esofago e dello stomaco. Il fenomeno non accenna per niente a diminuire, anzi con il passare dei minuti, soprattutto la lingua, a seguito dell’infiammazione acuta, subisce un ingrossamento patologico a volte raggiungendo dimensioni spaventose, tali da soffocare l’animale. I peli urticanti del bruco della processionaria, entrando in contatto con la lingua, causano una distruzione del tessuto cellulare: il danno può essere talmente grave da provocare processi di necrosi con la conseguente perdita di porzioni di lingua. Altri sintomi rilevanti sono: la perdita di vivacità del animale, febbre, rifiuto del cibo, vomito e diarrea e soprattutto quest’ultima può essere anche emorragica.

COME CURARE UN CANE CHE PRESENTA I SINTOMI DEL CONTATTO CON IL BRUCO DELLA PROCESSIONARIA

La prima cura da apportare ad uno sfortunato cane colpito da processionaria consiste nell’allontanare la sostanza irritante dal cavo orale: per questo fine bisogna effettuare un abbondante lavaggio della bocca con acqua! E’ dunque consigliabile fare uso di una siringa senz’ago con la quale poter spruzzare ripetute volte la soluzione di lavaggio in bocca. Dopo questo primo intervento bisogna recarsi al piu’ presto dal veterinario.

PARTICOLARITA’ SULLA “PROCESSIONE” DEL BRUCO DELLA PROCESSIONARIA

 Lo strano modo di spostarsi di questo bruco ne ha addirittura dato il nome, esiste però una rilevante differenza tra i due tipi di processionarie, quello della quercia e quella del pino. La marcia nella processionaria della quercia viene guidata da un bruco capofila, seguito da una seconda fila di bruchi disposti a coppia, questi a loro volta sono seguiti da una formazione di tre bruchi e ancora più indietro una formazione ordinata per quattro, e così via fintando che la processione si allarga anche con quindici-venti individui; dopo la massima ampiezza la processione decresce assottigliandosi man mano ad un solo individuo. Nella processionaria del pino, invece, i bruchi usciti dal nido in cerca di alimentazione, si dispongono in fila indiana, in modo che la testa dell’uno venga a contatto con l’addome di quello che lo precede, raggiungendo così processioni lunghe parecchi metri. E’ possibile inoltre che dallo stesso nido possono formarsi una o più processioni, anche con direzioni diverse. Entrambi, una volta sazi, tornano a riunirsi ripercorrendo la traccia sericea lasciata all’andata.

GLI EFFETTI SULL’UOMO E I RIMEDI CONTRO LA PROCESSIONARIA

Chi incautamente tocca questi bruchi processionanti o maneggia i loro nidi, o addirittura alcune foglie, dove possono trovarsi immagazzinate spoglie, peli e frammenti di peli dei bruchi, si accorge subito della loro proprietà urticante. I danni provocati dalla penetrazione dei peli di processionaria nella nostra cute possono essere modesti o assumere notevole gravità. Nella pelle dove si infiggono le setole o i loro frammenti, insorge un molestissimo eritema papuloso fortemente pruriginoso che può scomparire dopo qualche giorno; mentre conseguenze più gravi si hanno quando i peli o frammenti di essi, giungono a contatto con l’occhio, la mucosa nasale, la bocca o peggio ancora quando penetrano nelle vie respiratorie e digestive. Queste sono alcune casistiche:

  • In caso di contatto con la pelle: apparizione in seguito al contatto di una dolorosa eruzione cutanea con forte prurito. La reazione cutanea ha luogo sì sulle parti della pelle non coperte, ma anche sul resto del corpo: il sudore, lo sfregamento dei vestiti facilitano la dispersione dei peli.
  • In caso di contatto con gli occhi: rapido sviluppo di congiuntivite (con rossore e dolore agli occhi). Se un pelo urticante del bruco arriva in profondità del tessuto oculare, si verificano gravi reazioni infiammatorie e, in rari casi, la progressione a cecità.
  • In caso di inalazione: i peli urticanti della processionaria irritano le vie respiratorie. Tale irritazione si manifesta con starnuti, mal di gola, difficoltà nella deglutizione e, eventualmente, difficoltà respiratoria provocata da un broncospasmo (restringimento delle vie respiratorie come si verifica per l’asma).
  • In caso di ingestione: infiammazione delle mucose della bocca e dell’intestino accompagnata da sintomi quali salivazione, vomito, dolore addominale.

La prudenza dunque vuole che i bruchi processionanti non vengano mai toccati, né i loro nidi aperti; anzi, si suggerisce, una volta avvistati, allontanarsi immediatamente dalle piante infestate. Chi dovesse presentare, oltre a sintomi localizzati, problemi generalizzati, quali per esempio malessere o vomito, dovrà essere portato subito in un ospedale.

La processionaria può portare a diversi problemi:

  • In caso di dermatite: lavare ogni vestito, maneggiandolo con i guanti, e scegliere la temperatura più alta possibile per il lavaggio. Lavare la pelle abbondantemente con acqua e sapone. Eventualmente è possibile far uso di strisce adesive per staccare i peli urticanti dalla pelle, come per una ceretta. Spazzolare energicamente i capelli se necessario. Consultare un medico in caso di eruzione cutanea grave.
  • In caso di congiuntivite: gli occhi devono essere risciacquati abbondantemente per eliminare eventuali peli urticanti. Effettuare da un oculista un esame per vericare che non permangano residui di peli urticanti. I peli profondamente integrati nel tessuto oculare dovranno essere rimossi chirurgicamente.
  • In caso di dispnea: La valutazione dei sintomi respiratori va effettuata da un medico. Questo dispone un trattamento appropriato ai sintomi. Il trattamento può includere antistaminici, corticosteroidi e aerosol.
  • Consigli generali per combattere gli effetti negativi della processionaria: non grattare la parte irritata, per evitare una infezione batterica dai germi presenti sotto le unghie o sulle mani. Mettersi sotto una doccia calda (l’acqua elimina i resti urticanti depositati sulle braccia o su altre parti del corpo). Evitare l’ammoniaca. Il prurito permane per almeno 5 giorni, le vescicole per 2 settimane circa. Il dermatologo potrà consigliare creme a base di cortisone (da mettere 2 volte al giorno) per calmare il prurito. Se si produce anche una reazione allergica, si possono prendere farmaci antistaminici per bocca (sempre su diretto controllo del medico specialista), per 4-5 giorni.

[fonte: www.clinicaveterinariagaia.com/un-pericolo-mortale-per-il-cane-la-processionaria]

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LA VITA E LE METAMORFOSI DELLA PROCESSIONARIA

 

La processionaria è attiva solo durante i periodi freddi dell’anno, dal momento che trascorre i caldi mesi estivi come bozzolo seppelito sotto terra. Le falene iniziano a emergere dal suolo nel mese di agosto; trascorso qualche giorno iniziano la ricerca di piante adatte per deporre le uova. Ogni femmina produce un “ammasso” di uova che viene fissato ad un ago dell’albero ospitante.

L’ammasso può contenere fino a 300 uova, dalle quali dopo almeno 4 settimane nascono le tipiche larve. Le uova sono completamente ricoperte da scaglie provenienti dall’addome della femmina. Nonostante la modesta dimensione, le larve sono dotate di forti mandibole in grado di fagocitare i duri aghi già subito dopo la nascita.

In poco tempo, spogliato completamente un ramo, si muovono in fila (processione) alla ricerca di nuovo nutrimento. I bruchi vivono in gruppo. Inizialmente sono nomadi, spostandosi di ramo in ramo costruendo nuovi nidi provvisori, ma verso ottobre formano un nido sericeo dove affronteranno l’inverno.

L’attività riprende in primavera e le processionarie, in genere verso la fine di maggio, si dirigono in un luogo adatto per tessere il bozzolo. Trovatolo, lì si interrano ad una profondità variabile di circa 15 cm. Lo stato di crisalide ha durata di circa un mese, ma può prolungarsi anche per uno o più anni. L’insetto, raggiunta la maturità e avvenuta la metamorfosi, durante il mese di luglio esce dal bozzolo.

L’adulto è una falena con ali larghe 3-4 cm, di colore grigio con delle striature marroni. La loro vita è molto breve: non più di 2 giorni. Le femmine sono le prime a recarsi sugli alberi ad alto fusto, dove vengono in seguito fecondate dal maschio. Il lepidottero vola alla ricerca della pianta più adatta per la deposizione delle uova e il ciclo ricomincia.