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Velletri - Mondadori gremita per l'arrivo del maestro Peppe Vessicchio, sommerso dall'affetto dei veliterni accorsi nel 'Bookstore' - Castelli Notizie

Velletri – Mondadori gremita per l’arrivo del maestro Peppe Vessicchio, sommerso dall’affetto dei veliterni accorsi nel ‘Bookstore’

vessicchio

Altro appuntamento culturale di rilievo quello andato in scena nel pomeriggio di sabato 11 marzo, a Velletri, all’interno del Bookstore della Mondadori. La libreria di via Pia è stata letteralmente presa d’assalto in coincidenza con l’arrivo ai Castelli del maestro Peppe Vessicchio, dai più conosciuto per la sua trentennale esperienza da direttore d’orchestra nel Festival della Canzone italiana di San Remo. Proprio lui, una delle colonne della musica italiana, è stato il protagonista della nuova ‘finestra’ del Dialogo con l’Autore, che ha già visto diversi personaggi di spicco  approdare a Velletri, ospiti della libreria magistralmente gestita dalla famiglia Ciarla. Dopo Veronica Pivetti, Giovanni Floris, Loretta Napoleoni e Luca Ricci, è quindi toccato proprio a Vessicchio rispondere alle domande del giornalista Rai Ezio Tamilia, ormai un’habitué nei panni di spalla dell’autore, e capace di stimolare un dialogo che anche questa volta ha affascinato i presenti, gran parte dei quali hanno cercato ogni pertugio possibile pur di non perdersi l’incontro. Un Vessicchio brioso quello che non si è sottratto alle curiosità scaturite dalla sua pubblicazione “La Musica fa crescere i pomodori”, riservando proprio nelle battute finali l’approfondimento che ha svelato il perchè di un titolo apparso a molti persino bizzarro.

Tanta la curiosità smossa durante l’ora e più di dibattito, testimoniata anche dalla corsa ad accaparrarsi una copia del volume (che si potrà trovare oltre che nella libreria di via Pia anche nel nuovo bookstore griffato Mondadori, presente a Lariano, in viale Roma, proprio a due passi da piazza Santa Eurosia). 

La scoperta della musica davanti alla porta  della cameretta del fratello maggiore; i primi concerti, ai matrimoni, con il professore di latino; il cabaret con i Trettré nella Napoli fervida degli anni Settanta, quella della Smorfia di Massimo Troisi, quando ancora era uno studente di architettura. E poi l’incontro con Gino Paoli, il primo Sanremo nel 1986 sotto la neve con Zucchero, il “pronti-partenza-via” con Elio e le Storie Tese dieci anni dopo, la partecipazione ad Amici di Maria De Filippi, fino all’hashtag diventato virale nei giorni del Festival 2016, #usciteVessicchio, sono solo alcuni degli aneddoti contenuti nel libro, e in parte toccati durante l’incontro. 

Fari puntati sul suo primo Festival di Sanremo, “quando – parole sue – non c’era ancora ancora un’orchestra e il maestro arrangiava i brani, coi cantanti che si esibivano con le basi”. Una San Remo con la neve lo accolse per quella che fu soltanto la prima di tantissime altre esperienze in terra ligure. A lui, quell’anno, il compito di contribuire al lancio di una delle pietre miliari della musica italiana, quell’Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, che si trovò ad un bivio dove all’opposto della via della fama si trovava quella dell’oblio: “Era al suo terzo disco – ha svelato il maestro nativo di Napoli – e se avesse fallito sarebbe finita li per lui. In termini di classifica i risultati non furono incoraggianti, ma il brano – ‘Canzone triste’ – andò poi bene e da lì è nato il vero Zucchero, che iniziò ad avere finalmente il coraggio di fare ciò che aveva già in animo, il rhythm and blues. C’è riuscito in pieno e ancora oggi trovo coerenza nel minimalismo espressivo musicale armonico che caratterizza la sua professione e fa di Zucchero uno dei pochi in grado di saper conciliare le melodie di stile anglosassone con la parola italiana, spesso mortificata da chi ne fa uso”.

10 anni dopo il Festival che Vessicchio ha definito più divertente, quello che ha portato Elio e le Storie Tese a vincerlo col brano “La Terra dei Cachi”, di cui fu memorabile il suo “pronti, partenza, via”, seguito dal ‘gong’, altro elemento di rottura della band. “Mi dissero, scherzando, ma non troppo, di aver come obiettivo quello di arrivare ultimi. Decidemmo di usare i fiati o i legni e tutto quello che era in controtendenza rispetto al mercato sanremese. Mettemmo addirittura il gong e siccome il direttore era posizionato tra l’orchestra e il cantante nacque l’idea del “pronti, partenza, via”. “La partitura dei loro brani – ha aggiunto Vessicchio nei confronti di Elio e la sua band – è il contrario di quello che uno farebbe per compiacere gli ascoltatori. Sanno destabilizzare e lo fanno con una tale arte che conferma il loro essere grandi musicisti”.

Non è mancato un passaggio sulle collaborazioni che non hanno sortito gli effetti sperati, come quella con Claudio Baglioni: “Scrivendo un’opera del genere – ha svelato Vessicchio in riferimento al suo libro – è evidente il rischio di autocelebrarsi, ma io esalto l’importanza della fallibilità, per far tesoro di ogni esperienza. Con Baglioni avemmo una divergenza di vedute riguardo un suo progetto, per il quale provammo ad aggiustare il tiro, salvo concordare entrambe che non si poteva più andare avanti. È stata una esperienza importante che porta a mettere in discussione cose radicali e profonde del proprio modo di intendere il lavoro”. 

Non è mancata una panoramica sulla musica italiana: “Il mercato discografico ha talvolta bisogno di essere contraddetto, che qualcuno porti una cosa nuova e lo rilanci. Vedo in giro moltissimi giovani e credo in loro; spero tuttavia che non si facciano irretire dai meccanismi e dagli schemi e sappiano provare a raccontare anche quello che in un dato momento non sembra avere più mercato. Purtroppo quasi tutti i cantanti sognano di sfornare opere più profonde o  dei ‘concept album’, ma poi le radio vogliono brani di 3 minuti e 50 e questo condiziona il loro operato.  Se si potesse lasciare spazio alla loro creatività ci regalerebbero autentiche opere d’arte,  e in questo Battisti fu un maestro, tale da renderlo dal punto di vista artistico una spanna sopra tutti”. 

Non poteva mancare, ovviamente, un approfondimento sul legame tra la musica ed ogni essere vivente. “Fui colpito quando venni a conoscenza che le mucche del Wisconsin producevano più latte ascoltando Mozart e mi affascinò la possibilità di indagare la relazione tra la musica e gli organismi viventi, comprese le piante. Abbiamo anche aperto una collaborazione con l’Università di Firenze e lo studio va avanti con diversi agricoltori, partendo dal presupposto che se la musica riesce a rafforzare l’organismo vivente questo sia in grado di affrontare  l’ambiente che lo circonda in maniera più forte, reagendo bene ad ogni agente patogeno. Avere a che fare con serre, oltre alle sale di concerto, è stato rivitalizzante per me. Il rischio, oggi, è che i cantanti diventino come i pomodori prodotti con la chimica in maniera tutti uguali.  Anche frutta e verdura dovrebbero insegnarci che la diversità è un valore, ma accendendo la radio mi duole constatare che molti ‘pomodori’ siano tutti uguali tra loro”.

Stilettata all’incapacità italiana di valorizzare la propria unicità: “L’Italia è stata la culla di tutto ma mente gli altri ricordano ancora le sue peculiarità, tanto da apprezzarle veramente, noi siamo stati sopraffatti e cocacolizzati, perdendo la volontà di essere testimoni della nostra autenticità, così come emerge anche dai programmi di talent, nei quali lo show è sempre legato ad un mercato che non è il nostro, ma una replica di quanto fatto da altri nel mondo. All’estero sono apprezzati artisti come Ramazzotti, Pausini e Bocelli, che da noi sono quasi visti come prodotti retrò ormai, ma siamo ai vertici anche per la musica dance ed elettronica, come testimoniato da Benny Benassi, uno dei più grandi dj del mondo”. Parole al miele anche per Gino Paoli, uno dei primi artisti con cui ha collaborato, di cui ha raccontato gli aneddoti che stanno dietro al celebre brano ‘Ti lascio una canzone’.

Dopo il pienone di questo sabato il Bookstore Mondadori continuerà ad ospitare eventi letterari di spicco, da alternare ad incontri nelle scuole e presentazioni che coinvolgeranno anche la libreria di Lariano. Spicca l’arrivo a Velletri di Luca Bianchini, che il 24 marzo presenterà la sua opera ‘Nessuno come noi’, mentre il 4 e 5 aprile Geda Magnone sarà in Sala Tersicore, a Velletri, e nell’aula del Polifunzionale di Lariano. L’8 aprile l’attesissimo showcooking con la cuoca-scrittrice Rita Monastero, cui seguirà il 22 aprile l’incontro con lo scrittore Gaetano Savatteri. Tanti gli altri ospiti illustri nelle settimane a seguire, che saranno caratterizzate dall’atteso ‘Maggio dei libri’. 

DL