Lettera al direttore

Attualità

Esclusiva ‘Lettera Aperta’ di VITTORIO NOCENZI sulle potenzialità dei Castelli e la fusione tra la BCC San Barnaba di Marino e la Toniolo di Genzano

VITTORIO NOCENZI

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UNA ‘LETTERA APERTA’ DI VITTORIO NOCENZI FONDATORE E COMPOSITORE DEL ‘BANCO DEL MUTO SOCCORSO’  

“Vorrei parlare dei Castelli Romani! Ma no quelli der tranvetto, de a porchetta e de la Sagra dell’uva, del “mordi e fuggi” che si perpetua dall’800 ancora oggi, ma dei Castelli Romani che sogno per i nostri figli, per gli ospiti di un flusso turistico fatto di gente che rinnovi magari il Gran Tour dell’800, quando i grandi pittori venivano a dipingere “en plain air” quadri che oggi sono all’ Hermitage di San Pietroburgo, al Louvre di Parigi, al Prado di Madrid, al museo di Berlino, alla National Gallery di Londra… Quando erano ospiti della locanda Martorelli di Ariccia: Byron, D’Azeglio, i fratelli Anderson, Goethe, Sthendal….

Mi fermo perché, non sia mai, non voglio essere frainteso come un cantore del campanile per il quale “ogni scarafone è bello a mamma soja”!!

Mi piace pensare ai Colli Albani, mito fondante la storia di Roma e della civiltà latina, alle dichiarazioni dei grandi artisti del passato che definivano i paesaggi dei nostri colli come fra i più belli di tutto il Mediterraneo, bellezza estetica che si sfumava sulla linea dell’orizzonte sopra la visione del mar Tirreno che diventa senza interruzione di continuità un unico azzurro.

Mi piace ricordare che il Papa Re, al momento di lasciare il Suo potere temporale e con esso i territori storicamente governati dal soglio di Pietro, sceglie proprio la villa di Domiziano a Castelgandolfo come residenza extraterritoriale, e perché non le Romagne, o l’Umbria, o il nord del Lazio, cioè le terre di Viterbo città dei Papi? Per noi è facile la risposta: perché la bellezza dei nostri luoghi non era la sola loro eccellenza, c’era il clima beneficiato dal ponente del Tirreno, la vicinanza a Roma, le tradizioni enogastronomiche. Le stesse fragoline di bosco di Nemi, erano il frutto più amato dall’imperatore Augusto, a proposito, nato a Velletri, adottato dalla Gens Julia che aveva le vigne di famiglia a Bovillae (Frattocchie)! Quanti i beni culturali che fanno degnamente corona alle bellezze di Roma, ma non meno speciali (le ville Tuscolane, il Mitreo di Marino, fra i più intatti del mondo, Palazzo Chigi di Ariccia con il suo Parco , ultima testimonianza intatta di flora mediterranea, il Cisternone di Albano che dissetava la legione partica , che gli imperatori avevano sempre vicina a Roma per ispirare più miti consigli al Senato).

E perché, allora non è ancora stato creato un sistema delle Ville dei Castelli Romani da proporre come patrimonio Unesco? Così come i palazzi Aldobrandini, Sforza cesarini, Chigi, Colonna, Ruspoli ecc. Perché non è stato ancora istituito un unico Ente del Turismo per “tutti” i Castelli romani e non dei singoli paesi, come è attualmente? In questa direzione, i perché sarebbero tanti e tutti ancora non affrontati con una visione unitaria, volta a creare quel “Sistema Castelli romani”che solo porterebbe peso adeguato a tutto il territorio, definito sterilmente “omogeneo” dai burocrati della politica. Ma che di fatto è molto di più che omogeneo: è unico!

VITTORIO NOCENZI IN UNO SCATTO IN COMPAGNIA DI ALDA MERINI

Questo discorso è molto tempo che continuo a ripetermelo tornando a casa dai miei viaggi di lavoro, quando tocchi con mano la natura speciale dei Colli Albani, proprio perché hai negli occhi altri pezzi di mondo con i quali ti viene naturale confrontarli. E allora la tristezza ti prende il cuore, come vedere un figlio che sciupa la propria bellezza, la propria vita senza valorizzarsi adeguatamente, inseguendo falsi miraggi e i vantaggi dell’immediato a discapito di quelli più faticosi della prospettiva. Servono due cose essenzialmente: la condivisione di questa visione da parte della maggioranza dei cittadini e gli strumenti imprescindibili, uno dei quali è sempre lo stesso: il danaro!

Ebbene quale altra occasione, in quest’ottica, della nascita di una Banca dei Colli Albani, per fusione di due istituti di credito storici riferimento di migliaia di persone? Uno strumento prezioso, legatissimo ed ispirato al territorio castellano, che dotato di potenza finanziaria e di rappresentanza possa rilanciare l’economia del territorio e una sua immagine più moderna, strutturata per l’accoglienza di un turismo culturale che rivaluti le proprietà immobiliari di tutti i castellani: un conto è avere una casa vicino alle fraschette e un altro paio di maniche avere due sassi vicino alle ville romane di Cicerone, di Domiziano, e di tutti gli imperatori romani. Uno strumento finanziario che spinga nella stessa direzione, cioè nella strutturazione dei Castelli in un unicum territoriale, economico, culturale ecc.

Costruiamo la nostra nuova Bcc dei Colli Albani, partendo certamente dalle nostre origini, dalla nostra identita’ storica e culturale, dalla nostra identità immateriale ma profondissima e partecipata, guardando con coraggio ed attenzione verso il futuro!!

Una fusione non indebolisce, rafforza e apre nuovi orizzonti.

La fusione della nostra BCC “S. Barnaba” di Marino con la BCC “G. Toniolo” di Genzano, ci porterà invece ad una nuova crescita, perché amplieremo il nostro territorio, avremo più filiali e capitale da poter elargire a sostegno delle esigenze delle imprese locali e delle famiglie, al sostegno della ricettività e delle strutture per l’accoglienza turistica. Tutti speriamo in un incremento dei posti di lavoro e delle opportunità produttive per l’intero territorio dei Castelli Romani .

La contiguità territoriale e culturale dei due ISTITUTI BANCARI è preziosa: Marino e Genzano costituiscono insieme il centro geografico dei i Castelli romani, un nucleo centrale naturale e senza forzature: basta ricordare che Mons. Guglielmo Grassi, il fondatore della BCC “S. Barnaba” era genzanese, ed ha fondato la BCC di Marino. Proseguiremo la via naturale sul solco segnato agli inizi del ‘900 dai soci fondatori!

Perché bisogna ritenersi più incapaci di quelli che già l’hanno fatto? Ci sarà pure un giusto equilibrio fra l’essere arroganti e saccenti superbi e l’autocondannarsi alla mediocrità?

Gli idealismi, le utopie non sono stati mai sproloqui vani e fine a se stessi, ma hanno spesso rappresentato le premesse fondanti di lunghi viaggi, per il raggiungimento di mete anche distanti, ambiziose, ma solo “apparentemente” irraggiungibili”.

Vittorio Nocenzi