Cultura

Velletri – L’ultimo libro del parlamentare Luigi Tivelli offre lo spunto per dissertare sulla ‘decadenza della politica’

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di Emanuele Cammaroto

Ritrovarsi nella Casa della Cultura di Velletri, ricavata dalla restaurazione di quello che era l’antico convento del Carmine, grazie a finanziamenti dell’Unione Europea, per discutere sulla decadenza della politica di oggi, potrebbe sembrare una contraddizione, se non addirittura un paradosso. Tuttavia non è così, e a dimostrarlo non è stato necessario disturbare moderni Giano bifronte, ma più semplicemente confrontarsi tra uomini e donne di oggi. Lo spunto lo ha offerto il nuovo libro di Luigi Tivelli, parlamentare navigato e già dell’equipaggio del partito repubblicano di La Malfa; l’occasione l’ha colta Daniele Ognibene, consigliere comunale meno navigato, ma solo per costrizione anagrafica, sebbene già di riconosciuta esperienza, chiamando politici, artisti e giornalisti a riflettere sul significato della politica oggi. Il trait d’union lo hanno offerto Velletri, Sabaudia, con il suo festival del cinema, e il Transatlantico di Montecitorio che hanno creato la rete di interconnessione tra i vari ospiti che, oltre Tivelli ed Ognibene, sono stati la giornalista di SKY, Olivia Tassara, il giudice ed ex parlamentare, Giuseppe Ayala e l’attore, sceneggiatore e regista Ricky Tognazzi. Lo spunto, si diceva, è stato l’ultimo libro di Luigi Tivelli: “Autobus 63. Viaggio sentimentale nella grande crisi italiana”. Un divertente, ma acuto “libello” che, utilizzando l’autobus quale parafrasi ed il personaggio Tino, quale alter ego dell’autore, viaggia tra i mali, i desideri, le rinunce, le aspirazioni della società di oggi, evidenziando come la politica sia troppo spesso lontana dai bisogni e dai sogni del popolo che dovrebbe rappresentare, ma come altrettanto spesso, specialmente a Roma, sostiene Tino/Luigi, il popolo preferisca essere suddito, piuttosto che cittadino. Un suddito alla continua ricerca di privilegi, invece che di diritti, e ben attento a difendere il proprio orticello, disinteressandosi di tutto ciò che, a suo giudizio, non rientra fra i suoi interessi.

Il giudice Ayala ha ripreso proprio la riflessione su sudditi e cittadini, rammentando come sia, purtroppo, comune in Italia, specie quella del sud, questo sentire. Una cattiva percezione che per lui, siciliano di origine, ha radici lontane, di un popolo che è sempre stato governato da altri ed ha fatto del disinteresse della cosa pubblica uno stile di vita, ben descritto dal celeberrimo dialogo tra il Principe Fabrizio e l’esponente piemontese ne Il Gattopardo. Uno stile così pernicioso da condurre alla generazione di strutture parallele ed invasive, descritte così chiaramente da Sciascia, quando ancora la mafia “non esisteva” e la Maffia era ben altra cosa. Di questi argomenti il giudice Ayala ne ha parlato con la massima cognizione di causa, essendo uno dei membri del primo pool antimafia, costituito a Palermo dal giudice Caponnetto e che contava tra gli effettivi Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, la cui storia sarà a breve riproposta in TV, in un nuovo sceneggiato. Il dott. Ayala teme che questo atteggiamento possa estendersi su tutto il Paese; questa “meriodionalizzazione” è da combattere prima che possa avere il sopravvento. Per fortuna, continua il magistrato, in questa nostra società, alla parte non sana, si contrappone una parte sana che continua a lavorare e costruire il bene e la bellezza. In questa parte sana è possibile piantare i semi della fiducia e contrastare l’arrivismo e il populismo di una politica che gioca sui sentimenti, a proprio vantaggio. Una parte della politica certo; perché la politica è espressione della società e per migliorarla è importante migliorare la società, soprattutto attraverso un sistema di istruzione e formazione valido ed indipendente. Populismo è l’altro concetto cui si sono riferiti lo stesso Tivelli ed Ognibene.

Il populismo, o peggio, l’inseguimento dei nuovi populismi, non aiuta a crescere, anzi esalta la superficialità, l’approssimazione e il dilettantismo: altri mali del modo di fare politica oggi in Italia. Ricky Tognazzi e Olivia Tassara hanno letto alcuni passi del libro, sottolineando l’ironia e la capacità di sintesi analitica dell’autore. E quello che ha colpito di più è stato quello sulla difficoltà dei giovani di credere in un futuro. Una società sana si dovrebbe alimentare dell’entusiasmo e della forza della gioventù; l’ascensore sociale dell’Italia di oggi sembra invece bloccato e con poche speranze di ripartire.

Certo che il dibattito di venerdì 12, alla Casa della Cultura non ha fornito soluzioni definitive per superare “la decadenza della politica oggi in Italia”, ma ha offerto spunti di riflessione sulla contraddizione delle società complesse. Esempi di contraddizione della politica sono stati evidenti quella stessa serata. Un’attenta programmazione ha permesso di ricevere oltre 4 milioni di euro dall’Europa per riconsegnare alla comunità della cittadina volsca un ex convento che stava per diventare un relitto, ricettacolo di sporcizia; di contro, una minore attenzione nella programmazione, che non ha curato la manutenzione del parco delle autovetture, può avere innescato quella catena degli eventi che può avere innescato l’incendio alla vettura scelta per portare gli ospiti, per fortuna senza conseguenze, se non un ritardo di oltre un’ora.