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Salute ed Educazione Alimentare - L’alimentazione, bisogno primario, ma anche importante fonte di piacere e convivialità - Castelli Notizie
Attualità

Salute ed Educazione Alimentare – L’alimentazione, bisogno primario, ma anche importante fonte di piacere e convivialità

biologo

a cura di

Dr.ssa Flavia Santarini (Psicologa e Psicoterapeuta dell’età adulta)

Dr.ssa Francesca Sandri (Psicologa e Psicoterapeuta dell’età evolutiva)

Dr. Andrea De Cinti (Biologo Nutrizionista) 

La nutrizione è un bisogno primario dell’uomo: per sopravvivere è necessario alimentarsi. Tuttavia è importante sottolineare che essa non si riduce a questo perché mangiare e bere sono esperienze che interessano profondamente il corpo e la mente.

Dal punto di vista sociologico è importante evidenziare che il cibo e la sua condivisione assumono implicazioni particolari per l’individuo, il gruppo e la società. Per sua stessa natura il cibo racchiude un significato simbolico e relazionale, che va ben oltre il valore nutritivo e la necessità fisica di alimentarsi. Infatti nel consumare insieme un pasto si esalta una dimensione prevalentemente relazionale, che consente l’avvio di un processo di costruzione e condivisione dell’intimità e della vicinanza, attivando e facilitando un coinvolgimento affettivo ed emotivo.

Inoltre la scelta dei prodotti di cui ci si nutre, il modo in cui vengono cucinati e come viene preparata la tavola rimandano a realtà e convenzioni dal preciso significato identitario. L’attenzione nel preparare la tavola, per sé e per gli altri, la disposizione delle vivande e dei piatti, così come la cura nel cucinare i propri piatti preferiti sono tutti rituali quotidiani, che in alcuni casi rimandano a particolari occasioni (feste, ricorrenze, ecc.). In generale, si tratta di momenti preziosi, che caratterizzano la famiglia, le sue abitudini e la sua quotidianità. Questi riti non sono inutili o banali, ma rappresentano la manifestazione concreta di una cultura, in quanto evocano valori e stili di vita.

La convivialità, favorita dalla condivisione di cibo, costituisce una risorsa molto importante per la famiglia, che tuttavia oggi rischia di essere impoverita da presenze tecnologiche piuttosto ingombranti (televisione, cellulari, tablet, ecc.) riducendo queste occasioni di incontro a momenti caratterizzati da una certa fretta e superficialità dei rapporti umani.

Recuperare la dimensione relazionale del cibo significa dedicare del tempo

all’ alimentazione, alla scelta di cosa consumare e alla sua preparazione, all’educazione alimentare dei figli, alla condivisione di sapori e gusti nuovi, ma anche al dialogo e allo scambio esperienziale, restituendo in questo modo una più adeguata dimensione sociale ai momenti in cui si consuma insieme il cibo.

Le scelte alimentari nella Post-Modernità: difficoltà e rischi alla ricerca del benessere

In merito alla scelta degli alimenti, l’uomo post moderno delle ricche società occidentali vive in un ambiente dominato dalla sovrabbondanza quantitativa e qualitativa dell’offerta di cibo che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Tale sovrabbondanza di prodotti e di informazioni nutrizionali rischia di trasformare il cibo nel suo contrario: ossia non in qualcosa che nutre, ma che toglie tranquillità, appagamento e potenzialmente la salute stessa.

Incentivandoci ad un costante e innaturale monitoraggio della nostra dieta l’allarmismo mediatico ci induce ad allontanarci pericolosamente non soltanto dai significati affettivi e sociali che il cibo riveste per noi, ma anche dalla percezione di fame e sazietà. 

Nel migliore dei casi, di fronte alla smisurata diffusione di prodotti e informazioni, ci si ritrova spaesati: è difficile infatti decidere come indirizzare le proprie scelte alimentari. L’improvvido consumatore, fra un post di Facebook e un servizio del Tg, si ritrova sempre più disorientato: vittima pressoché indifesa di annunci allarmistici e martellanti campagne di informazione/disinformazione.

Numerosi sono i regimi alimentari proposti con diete dimagranti svariate e fantasiose pubblicizzate su ogni genere di rivista. I media sottolineano continuamente la facilità di perdere peso e l’idea che questo possa fare bene. Prendersi cura di sé e preservare la propria salute attraverso una sana alimentazione, perdere il peso in eccesso e correggere le abitudini alimentari sbagliate è certamente auspicabile. Tuttavia, per evitare di incorrere in un salutismo estremo o di perseguire un ideale di bellezza caratterizzato da un’eccessiva e insana magrezza, è necessario ripartire da un’idea di dieta come stile di vita salutare, che favorisca il benessere psicofisico e la crescita dell’individuo. Al contrario oggi con la parola “dieta”, sia nell’accezione tecnica che nel parlare comune, s’intende spesso un periodo di restrizione calorica, caratterizzato da un preciso elenco di alimenti ammessi o vietati. Secondo l’UNESCO invece, in accordo con il significato originario della parola greca, essa rappresenta uno stile di vita e comprende, oltre al cibo, anche l’attività fisica, la convivialità, la tradizione, il territorio, l’ambiente e la cultura di un popolo. Un esempio significativo è costituito dalla Dieta Mediterranea Tradizionale, studiata fin dagli anni ’70 e più recentemente riconosciuta dalla stessa organizzazione Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

La scelta del cibo può influire sul nostro stato di salute e molte sono le patologie che possono essere prevenute o migliorate grazie all’alimentazione come ad esempio infezioni croniche e ricorrenti, tumori, patologie neurodegenerative, diabete, ipertensione e obesità. Una particolare attenzione va dedicata proprio ad obesità e sovrappeso, la cui incidenza è aumentata drammaticamente negli ultimi anni, non soltanto nei Paesi industrializzati, ma anche in Paesi poveri o in via di sviluppo di Nord Africa, Medio Oriente, Europa dell’Est e America Latina.

Sebbene non sia possibile identificare una sola dieta che possa prevenire tutte le problematiche, in base agli studi scientifici più recenti, risulta sicuramente utile controllare l’apporto calorico, favorire i cibi di origine vegetale, in particolare cereali e legumi (possibilmente biologici, di stagione, locali e anche crudi, per massimizzare il contenuto di micronutrienti essenziali) ridurre l’apporto di proteine animali (in particolare carni rosse e lavorate) e praticare regolarmente un’attività fisica adeguata alle proprie condizioni di salute. Queste linee guida possono aiutarci a mantenere una buona funzionalità intestinale e l’equilibrio del microbiota (la c.d. flora batterica intestinale) nonché ridurre il grado di infiammazione dell’organismo, permettendo al sistema immunitario di svolgere pienamente i propri compiti.

Per diffondere tale approccio è di fondamentale importanza il ruolo dell’Educazione Alimentare; grazie ad essa si può infatti favorire nel corso del tempo la riduzione di molte patologie oggi estremamente diffuse e l’ottimizzazione delle risorse economiche e sanitarie, diminuendo il carico terapeutico, soprattutto nelle persone affette da malattie croniche.

A tal proposito una delle possibili strategie è quella di avvalersi della ristorazione collettiva (mense scolastiche ed aziendali, vitto ospedaliero) al fine di veicolare informazioni corrette, specifiche per le condizioni della singola persona e accompagnate da esempi concreti (con i pasti serviti). Al contrario, queste realtà troppo spesso tradiscono la mancanza di un intervento formativo a favore del personale addetto, per garantire qualità e varietà dei cibi insieme al rispetto delle esigenze nutrizionali degli utenti.

Al di là della ristorazione collettiva, l’importanza di una campagna di educazione alimentare strutturata appare ancora più evidente se si considera la mole di informazioni veicolate da social e mass media che, secondo una recente ricerca, sono la prima fonte di informazione in materia di salute per l’88% degli italiani. Probabilmente è anche a causa della mancanza di controllo della qualità di tali informazioni che si stanno sempre più diffondendo regimi alimentari senza alcuna personalizzazione dell’approccio nutrizionale e validazione scientifica, proposti da soggetti non abilitati a farlo, che fanno leva sulla fragilità delle persone e sulla promessa di raggiungere facilmente obiettivi ambiziosi.

Se il salutismo viene declinato in modo estremo o si perseguono come obiettivi primari la perdita di peso e il raggiungimento di una eccessiva magrezza, soggetti particolari, in special modo adolescenti, che vivono un personale disagio psichico, possono correre persino il grave rischio di sviluppare un Disturbo del Comportamento Alimentare. Infatti quando il controllo del cibo diventa un’ossessione la propria vita inizia a ruotare intorno alla quantità e/o della qualità di cibo ingerito, facendo spesso ricorso a schemi molto rigidi che a loro volta possono comportare piccole o grandi perdite del controllo, con ulteriori delusioni e frustrazioni.

Anche se non si arriva a questo, un prolungato stato di privazione rende comunque nervosi, irritabili, vulnerabili allo stress e alle piccole contrarietà quotidiane. Finita la dieta sarà difficile mantenere a nel tempo questo malsano e deprivante regime e, presto o tardi, corpo e mente reagiranno al lungo stato di restrizione recuperando in breve tempo tutti i chili persi. In questo modo la persona si sentirà, molto probabilmente, peggio di quando ha intrapreso la dieta, sia sul piano fisico che psicologico: a dominare saranno un senso di fallimento e di generale incapacità.

È fondamentale sottolineare come nell’intreccio tra la cultura del “corpo perfetto” ed il rigido controllo dell’alimentazione, vi sia una fragilità individuale cioè una profonda insoddisfazione di se stessi e della propria vita, che viene anestetizzata attraverso l’adesione totale e incondizionata agli imperativi estetici vigenti nella nostra società. L’ossessiva ricerca della magrezza attraverso le diete, un’estenuante attività sportiva ed eventuali interventi chirurgici rappresentano un’insoddisfazione di sé più che una ricerca di un corpo bello e sano. L’influenza dei mass media trova in questi soggetti insicuri e insoddisfatti un terreno fertile forse perché in questo modo le persone s’illudono di ottenere un riscatto sociale e sperano di essere finalmente apprezzate dagli altri. 

Vale la pena quindi ribadire che la componente culturale, estetica e mediatica è una con-causa ambientale di un disagio che affonda le sue radici nella storia individuale delle persone. Una comunicazione orientata in modo socialmente responsabile può tuttavia influenzare e condizionare positivamente il contesto sociale e, di conseguenza, anche i comportamenti individuali. È pertanto necessario’ utilizzare estrema prudenza e cautela con parole ed immagini che potrebbero avere un forte impatto, tenendo a mente che tra i possibili destinatari di questi messaggi ci potrebbero essere anche persone affette da un forte disagio psicologico.

Infine, qualora si ritenga utile cambiare le proprie abitudini alimentari per migliorare o preservare lo stato di salute, è sempre opportuno affidarsi a Professionisti abilitati: Nutrizionisti e, se necessario, Psicologi che possano offrire un sostegno per la motivazione al cambiamento in favore di uno stile alimentare orientato al benessere. Nei casi in cui si manifesta un Disturbo del Comportamento Alimentare sarà indispensabile invece rivolgersi ad uno Psicoterapeuta per elaborare la sofferenza che normalmente si cela dietro al rapporto problematico con il cibo.

Solo chi ha una preparazione specifica può, oltre che proporre una “dieta”, guidare le persone in un percorso di (ri)educazione alimentare verso uno stile di vita più sano. Tale percorso, orientato a obiettivi di salute condivisi, consente di acquisire uno stile alimentare perseguibile per lungo tutto l’arco della vita della persona e in ogni occasione, senza fare rinunce ma scelte consapevoli, godendo appieno della propria socialità.

 

Bibliografia

(2008) Conner, C.J. Armitage, “La psicologia a tavola”, Il Mulino, Bologna, 2008.

(2009) Dalle Grave, Alle mie pazienti dico…, Positive Press, Verona, 2007.

(2010) Dalle Grave, Perdere peso senza perdere la testa, Positive Press, Verona, 2007.

 

Sitografia

http://www.ordinepsicologilazio.it/blog/psicologia-della-vita-quotidiana/lattenzione-eccessiva-al-cibo-tra-senso-di-appartenenza-e-auto-controllo/

http://www.ordinepsicologilazio.it/blog/cibo-per-la-mente/senso-di-colpa-comportamento-alimentare/

http://www.ordinepsicologilazio.it/cittadini/2×1-le-offerte-sugli-alimenti/

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http://www.eufic.org/article/it/expid/review-food-choice/

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=17280

http://www.igeacps.it/alimentazione/articoli/854-cibo-e-psiche-le-emozioni-nel-piatto.html

https://www.barillacfn.com/m/publications/pp-dimensione-culturale-cibo.pdf

http://www.unesco.org/culture/ich/en/RL/mediterranean-diet-00884

Ancel Keys

http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=175&area=Malattie_endocrine_e_metaboliche

Watch how fast the world became obese

https://www.eacr.org/

Microbiota, malattie infiammatorie croniche dell’intestino e cancro del colon

http://www.lastampa.it/2015/11/20/scienza/benessere/la-met-degli-italiani-cerca-la-cura-giusta-su-internet-nZtw6yGsP6XnJzI4t89IJK/pagina.html