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Rocca di Papa, Don Massimiliano Paiè si racconta nel giorno del suo compleanno - Castelli Notizie
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Rocca di Papa, Don Massimiliano Paiè si racconta nel giorno del suo compleanno

don massimiliano paiè rocca di papa 4

Il parroco di Rocca di Papa, Don Massiliano Paiè, nato il 14 luglio del 1949 a Como, festeggerà ad agosto i 42 anni dalla sua consacrazione

don massimiliano paiè rocca di papa 4

Mi riceve nel suo ufficio parrocchiale in un afoso pomeriggio di luglio: mi siedo a una scrivania piena di carte, libri e altre suppellettili, lui di fronte vicino al computer e ci apprestiamo a fare una chiacchierata da tempo concordata e rinviata, non trovando un momento comune di disponibilità. Cominciamo dall’inizio – propongo – e di rimando mi indica una foto a una parete che ritrae se stesso, con la barba, in abiti secolari: – Il mio gemello Luigi… Sono veramente due gocce d’acqua: se non fosse per la barba e l’abbigliamento… lui se n’è andato prima per problemi di cuore – mi dice – e ora anche sua cognata Gabriella, a volte quando lui torna a casa a Como sua città natale, distrattamente lo chiama Gigi. E’ la sua famiglia la Gabriella, ex amministratore delegato della seteria Argenti – Como è la patria della seta – nella quale lavorava anche Gigi. Ora la ditta è stata venduta. È lei che ha assistito il nostro Don Massimiliano, quando tempo fa, nel 2014, si è operato al cuore, rivivendo lo stesso dramma vissuto con il marito.

Si erano sposati nel ’73, lei è arrivata in chiesa addirittura prima del curato – ride don Max – e dopo il matrimonio sono spariti. Si lamentava il papà dello sposo: – El meo fieö gnanca ‘n café el m’ha paga’ … – ricorda divertito il nostro parroco. Erano due tipi decisi e volitivi Gigi e Gabriella, un matrimonio felice, senza figli, ma con tre ragazzi in affido. Ma partiamo dall’inizio, propongo… Il nonno paterno Domenico (nome poi tramandato al fratello maggiore di Don Massimiliano) era finanziere e aveva sposato nonna Adele, casalinga: Como, ai confini con la Svizzera, nonno Domenico era bonario, talvolta chiudeva un occhio… Veneti invece, della provincia di Padova, a quattro chilometri da Bassano del Grappa, i nonni materni Massimiliano ed Elvira: bovaro lui, casalinga lei… ricorda Don Massimiliano quando bambino, in estate, giocava e dormiva sul fieno nella piccola soffitta di quella casupola costituita da un sola stanza al pianterreno.
Come si sono incontrati suo papà comasco e sua mamma veneta, chiedo… Papà Achille che era del ’10, lavorava in un negozio di alimentari e spesso portava la spesa in casa dei clienti; mamma Stella di un anno più giovane lavorava in casa di una famiglia che poi dalla Svizzera s’era trasferita a Como. Galeotta fu la spesa e chi la portò. I due giovani si conobbero, s’ innamorarono e si sposarono nell’ottobre del ’45, quando avevano entrambi superato la trentina. Aveva le sue idee riguardo l’altra metà del cielo, il buon Achille e diceva: la donna la piasa, la tasa, la staga in casa, e la sua morosa era proprio come lui desiderava. Il matrimonio fu subito allietato l’anno dopo dalla nascita di Domenico e nel ’49, il 14 luglio, dai gemelli: – Siamo nati in casa – mi dice il parroco – la mia famiglia abitava nell’abbaino, messo a disposizione dai signori presso i quali mia madre aveva lavorato.

Nello stesso giorno in cui nacquero i due bambini, tanto desiderati da mamma Stella al punto che li aveva segretamente consacrati al Signore, andò a fuoco la cupola del Duomo per la quale, un certo Leoni, ricco condomino del palazzo, aveva tempo prima donato un milione di lire. Strillava Cecco, un altro vicino, grande mutilato di guerra: – Alter che da’ un miliun alla cupola del Döm: a quella poveretta che ha avuto due figli e l’ha pur ul mari’ disoccupa’ bisognava daghei… Infatti in quel periodo il papà Achille era disoccupato.

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Ai due bambini vennero dati due nomi: Luigi Sergio il primo e Massimiliano Gianni al secondo, rinnovando con tutti i figli i nomi dei nonni. Sorride ancora Don Massimiliano dicendo che a Nord lui è Gianni, Massimiliano quando sta dalle nostre parti: – Infatti all’inizio, quando mi chiamavano così neanche rispondevo… c’è voluto un po’ per abituarmi, anche perché in seminario mi chiamavano solo con il cognome… Fino alla fine delle scuole elementari, frequentate presso le Suore Canossiane, i due gemelli furono insieme, poi le loro strade si divisero: Gigi continuò con la Scuola di Avviamento e Massimiliano entrò invece nel Seminario Sant’Abbondio, presso una Chiesa romanica del 1100 con attiguo un ex convento: erano quarantotto compagni, ricorda, e diciannove di questi conclusero il loro cammino diventando sacerdoti. – Ma a undici anni già pensava di farsi prete? chiedo e sorridendo Don Max mi dice che già a cinque anni faceva il chierichetto e da allora tutti i giorni non ha mai mancato una messa, salvo i ricoveri in ospedale… e là svela che la mamma, visto che non arrivavano altri figli dopo Domenico, pregava il Signore chiedendo che ne mandasse anche due e promettendo che, se avessero deciso di scegliere la vita ecclesiastica, lei non avrebbe mai posto ostacoli.

Così, la decisione del suo piccolo Gianni venne accolta favorevolmente in famiglia, quasi un voto mantenuto. Fu proprio Gigi a comunicarlo alla madre: – Mio fratello lo aveva sempre saputo che mi sarei fatto prete… – ironizza. Dopo aver frequentato il liceo classico il giovane Massimiliano prese l’abilitazione magistrale, poi ebbe un periodo di distacco dall’ambiente religioso e lavorò alle Poste. Giunse a Frascati e in seminario a Rocca Priora nel 1971 e portò avanti il suo percorso umanistico frequentando due anni di filosofia, tre di teologia e due anni di Licenza. Dal marzo del ’76 ad agosto del ’77 visse la sua esperienza di diacono nella nostra parrocchia di Rocca di Papa, parroco Don Giuseppe Gianfranceschi.

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Fu il 6 agosto del ’77 il giorno della sua consacrazione sacerdotale attuata dal Vescovo Liverzani a Frascati: il giorno successivo celebrò la sua prima messa domenicale proprio nel nostro Duomo dell’Assunta: suo padrino Don Carlo Meconi, rettore di Villa Campitelli, nostro concittadino, familiarmente chiamato dai compaesani Don Carlò; chi lo ha conosciuto lo ricorda grande e possente, – Con due mani così – mima Don Massimiliano, ricordandolo affettuosamente… e mi vien da pensare che con un padrino di tale stazza, Don Max fosse ben protetto anche dal diavolo!

Mancò mamma Stella nel ’75, non fece in tempo a ricevere la comunione dal suo Gianni: quando Don Massimiliano celebrò la prima messa nella chiesa romanica di Como, la sedia sulla quale sua mamma sedeva sempre, rimase vuota per tutta la durata della celebrazione… nessuno si sedette al suo posto, un segno, una conferma di un’affettuosa presenza invisibile che accompagnava quel figlio benedetto dal Signore… La via sacerdotale di Don Massimiliano procedette passando da Grottaferrata al San Pio X come viceparroco, al San Gregorio Magno a Monte Porzio Catone dal 1980 al 1989 sempre viceparroco; poi fu nominato parroco della chiesa dell’Assunta a Rocca Priora nei dieci anni successivi; dal 1999 al 2003 fu parroco di Colonna e successivamente per i due anni a seguire guidò la parrocchia di Vermicino. Fu nel 2005 che giunse a Rocca di Papa, arciprete nella nostra Parrocchia dell’Assunta, trasferendosi poi nella Chiesa del Sacro Cuore nella zona alta della nostra città; è affezionato al nostro territorio; incardinato, mi spiega, nella Diocesi di Frascati, lui è a disposizione tra sette parrocchie e fino a 75 anni è in servizio; poi dice ridendo, in pensione… ma, non si smette mai di essere preti.

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Il 6 agosto festeggerà 42 anni di sacerdozio… gli chiedo se a volte ha nostalgia di Como, se gli piacerebbe tornare alle origini. Mi risponde che la sua vita è qui, che là non potrebbe mai trovarsi a suo agio, che ama il contatto diretto con la gente, stare vicino ai suoi parrocchiani, pure se c’è crisi di valori, non più disponibilità al sacrificio, la gente non va più in chiesa… riflette, ma so che non demorde, lo so. Nella sua vita consacrata, gli chiedo, quali momenti ricorda in modo particolare… Si adombrano gli occhi pensando a tre suoi cari amici, tutti e tre vittime nella strage di Bologna il 2 agosto dell’80, quando alle 10.25 esplose una bomba nella sala d’aspetto di seconda classe e l’esplosione causò la morte di 85 persone e più di 200 feriti. Tra i ricordi, continua, quello più carico di umanità è legato a un lungo periodo di apostolato quando, per dodici anni, ha accompagnato ogni giovedì la mamma di un giovane carcerato, prima a Regina Coeli, poi a Rebibbia: una delicata dedizione in quel mondo in attesa, aspettando il colloquio; conoscendo e ascoltando chi, come loro, aspettava per poter incontrare la persona cara detenuta in carcere. Mi racconta che il giovane aveva infranto la Legge sequestrando una persona, poi la pena venne dimezzata per buona condotta: quando uscì era un altro uomo che seppe rifarsi la vita, trovando lavoro e creandosi una famiglia. Un pensiero positivo Don Massimiliano lo riserva a una Direttrice del carcere che aveva puntato sull’umanità e sul contatto diretto dei detenuti con i propri cari, mirando al recupero degli affetti con la positiva vicinanza della famiglia; con questo obiettivo aveva favorito una volta al mese, un momento di convivialità dei detenuti con i parenti. Il pranzo veniva da casa, il caffè lo preparava proprio il giovane Paolo ( nome di fantasia). Buffo, invece, pesca ancora tra i ricordi Don Max, quando volle partecipare alla sfilata di Carnevale a Colonna vestito da … frate. Diceva la gente: – E’ vestito da frate, ma è prete davvero! – Anche partecipando alla leggerezza della vita si fa apostolato…

Infine, un po’ fumino, Don Massimiliano confessa che non riesce a restare calmo quando in chiesa qualcuno non si comporta bene: ci sono delle regole di buona creanza, di buona educazione ed entrando nella Casa di Dio è doveroso rispettarle; non ha remore, il nostro parroco, a ricordarlo anche dall’altare e fa bene. Prima di chiudere questa piacevole chiacchierata mi vien da chiedergli come vive il suo rapporto con il Creatore… lo sguardo si illumina: – È un rapporto profondo con Dio, per me è la vita, l’infinità, provo la felicità di averlo vicino, sentirlo come Padre… mai avuto una crisi, ci credo profondamente e basta… è più intimo dell’intimità di me stesso… conclude ricordando le parole di S. Agostino. E con questa dichiarazione di fede e d’amore gioisco nel profondo, ringraziando Don Massimiliano di questa preziosa testimonianza di Fede.

Rita Gatta

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