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Audio choc dall'Ospedale: "Coronavirus a Tor Vergata e Frascati". Ma non c'è alcuna conferma ufficiale - Castelli Notizie
CRONACA

Audio choc dall’Ospedale: “Coronavirus a Tor Vergata e Frascati”. Ma non c’è alcuna conferma ufficiale

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“Ho appena staccato da lavoro e per chi non lo sa lavoro al Policlinico di Tor Vergata: la notizia non è stata ancora data, però vi posso dire, e l’ho visto con i miei occhi, che c’è stato un caso confermato di Coronavirus anche da noi e uno confermato anche a Frascati. Non molti ne sono al corrente, visto che è sabato, visto che è Carnevale. Mi sento di dirvi di non uscire visto che molto presto questa notizia verrà confermata“.

Questo il testo dell’inquietante audio che è girato oggi pomeriggio di telefonino in telefonino, allarmando non poco la popolazione. Un audio che ha fatto il giro dei gruppi Whatsapp e di cui la nostra redazione non ha trovato alcun riscontro ufficiale. Tanti i messaggi che abbiamo ricevuto e a fronte dei quali abbiamo ritenuto doveroso rendere pubblico che l’audio non ha avuto alcuna conferma.

Al momento di scrivere, difatti, il Pronto Soccorso del Policlinico di Tor Vergata risulta regolarmente aperto, mentre non è stato registrato alcun caso di Coronavirus all’Ospedale San Sebastiano di Frascati. Una “bufala”, quindi, che ci sentiamo di smentire, mancando ogni tipo di conferma.

In serata, poi, è arrivata la smentita ufficiale della Regione Lazio: “Sono tutti negativi i test processati oggi presso l’istituto Spallanzani per il coronavirus compreso quello sullo studente di Tor Vergata che si era presentato al pronto soccorso. Peraltro sta circolando una fakenews circa la chiusura del pronto soccorso di Tor Vergata e il direttore dell’azienda Policlinico Tor Vergata presenterà denuncia all’autorità giudiziaria per procurato allarme”. 

Si è quindi fermi al caso dell’asiatico che questa mattina è stato trasferito in ambulanza, in biocontenimento, dal Policlinico Tor Vergata allo Spallanzani per un sospetto caso di virus COVID-19. L’uomo, presentatosi con una mascherina, ha accusato un malore ed ha dichiarato ai sanitari di aver recentemente frequentato dei cittadini di origine cinese. Nel Pronto Soccorso capitolino è immediatamente scattato il protocollo ministeriale, che si attiva in casi di sospetti, che non hanno però portato all’accertamento del Coronavirus. La struttura è rimasta aperta per l’intera giornata.

Quanto al resto dell’Italia è Codogno, poco più di 15mila abitanti in provincia di Lodi, ‘l’epicentro’ del Coronavirus.

“Tutte le situazioni di positività hanno avuto contatti con il pronto soccorso e l’ospedale di Codogno nei giorni del 18 e 19 febbraio”, ha spiegato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera. “E’ tutto riferibile a quel territorio – ha puntualizzato -: con cui tutti hanno avuto a che fare o per rapporti personali o per contatti con gli ospedali”.

Ben 35 delle 46 persone risultate positive (compresa la donna deceduta) sono state individuate nell’area di Codogno, centro principale della pianura lombarda al confine con l’Emilia.
Nell’ospedale della cittadina è stato ricoverato il cosiddetto ‘paziente 1’, oggi trasferito al Policlinico San Matteo di Pavia, la provincia in cui risultano altri due contagiati. Si tratta di due medici, marito e moglie, residenti a Pieve Porto Morone, poco più di 2.600 abitanti sulla riva sinistra del Po e al confine con la provincia di Piacenza. Il marito è un medico di base della zona, la moglie una pediatra che, non a caso, lavora nella zona di Codogno.

Contagiati in Lombardia, nel Cremonese, anche una donna di Sesto Cremonese e un uomo di Pizzighettone, nella Val Padana centrale lungo il fiume Adda, pochi chilometri a Nord dalla confluenza nel Po. Il terzo caso della zona è un anziano di Soresina, ricoverato da alcuni giorni all’ospedale di Crema.

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