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Il 18 gennaio si ritorna a scuola, le testimonianze sulla DAD dai Castelli Romani - Castelli Notizie
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Il 18 gennaio si ritorna a scuola, le testimonianze sulla DAD dai Castelli Romani

scuola

Ritorno a scuola e DAD: «Sarà dura e difficile tornare in classe, ma è quello che dobbiamo fare». Una raccolta di testimonianze di alcuni docenti e insegnanti dei Castelli Romani. 


di Maria Sole Lupi

È un periodo di forte caos nel mondo dell’istruzione. Da domani, lunedì 18 gennaio, i ragazzi delle scuole superiori dei Castelli Romani e di tutta la regione Lazio rientreranno in didattica in presenza al 50% e con entrate scaglionate. Tuttavia, in questi giorni e nelle scorse settimane non sono mancate dal farsi sentire le proteste “pro” e “contro” il rientro a scuola e il sistema della DAD degli alunni assieme ai loro genitori e ai docenti. Il malcontento di queste ore è avvertito su entrambe le sponde, tra chi è stufo di una didattica a distanza poco inclusiva e poco formativa e chi chiede un rientro in maggior sicurezza. 

insegnante dad

Messe da parte le ovvie ragioni emerse dalla quasi totalità degli studenti che chiedono con fermezza un ritorno nelle scuole in condizioni di sicurezza, ci siamo interrogati su cosa sia veramente la Dad e su cosa abbia significato il periodo di didattica a distanza per i ragazzi, per le famiglie e per gli insegnanti che lo hanno vissuto da inizio pandemia ad oggi. Si sono raccolte le testimonianze di mamme e di docenti delle scuole di ogni ordine e grado che ci hanno raccontato le loro impressioni. 

Da inizio pandemia fino ad oggi si è senza dubbio rilevato che la didattica a distanza sia mutata in meglio. «Da marzo 2020 siamo stati catapultati tutti in una situazione nuova e non è stato facile!», afferma una mamma e insegnante della scuola primaria, aggiungendo: «Le insegnanti non si sono scoraggiate, all’inizio si sono inventate qualsiasi cosa per arrivare tramite uno schermo ai loro studenti».

Dalle parole dei docenti e delle mamme intervistati emerge chiaramente come dalla disorganizzazione iniziale si è passati a settembre con un piano più chiaro nella gestione della didattica e delle piattaforme da utilizzare per le connessioni da remoto. Ad oggi “Google Classroom” di Google Suite è la piattaforma più utilizzata per l’insegnamento a distanza dai ragazzi e dai loro insegnanti. 

Se a marzo, dunque, e per tutto il primo periodo pandemico si è dovuta adattare frettolosamente l’istruzione all’emergenza Covid-19, proponendo lezioni in diretta sulle varie piattaforme a scelta dell’insegnante, video lezioni registrate e postate su YouTube o condivise sulle diverse chat private, dicendo addio alle lezioni di alcune materie e dei laboratori pratici. Con la ripresa di settembre è stata data una buona risistemazione al caos totale del periodo scolastico precedente tra lezioni annullate, doppio lavoro, giornate lavorative di 12 ore, attacchi di panico e incertezza.

dad studente

Purtroppo, i cancelli delle scuole secondarie di secondo grado sono tornati a chiudersi da più di due mesi tornando in Dad – dopo una prima riapertura – con tutte le difficoltà a livello sociale e sul rendimento scolastico per alcuni alunni, specie per i ragazzi affetti da DSA.

Spiega un’insegnante: «Per un ragazzo che aveva un buon andamento già prima della pandemia, la didattica a distanza non l’ha peggiorato. Il senso di responsabilità è stato mantenuto dai più bravi, magari solo con qualche difficoltà e sofferenza in più». Diverso è il caso di chi andava meno bene: «Se in presenza si ottenevano dei risultati, ora sono stati completamente persi e il recupero risulta difficile». Secondo alcuni docenti infatti “si è acuita la forbice di chi va male a scuola, soprattutto nelle materie scientifiche le quali sono quelle che più hanno risentito del metodo in Dad per l’incapacità di adattamento”. 

Il danno più forte registrato dagli insegnanti è sul – più volte richiamato – impatto sociale che la Dad ha prodotto negli alunni ma anche tra i professori. Avverte una docente di scuole superiori: «Questa modalità casalinga di fare scuola non ha soltanto prodotto un’alienazione tra gli studenti ma anche tra i professori perché il confronto sul piano didattico è venuto a mancare sia tra gli alunni che tra i colleghi».  È infatti condivisibile la posizione della docente, che aggiunge: «La scuola è fatta di contatto, chi pensa il contrario è un illuso».

Il metodo della didattica a distanza, dunque, dopo la disorganizzazione iniziale e sebbene migliorato nella seconda ondata della pandemia (all’incirca da ottobre), rimane inadatto e inadeguato agli occhi degli alunni, dei genitori e degli insegnanti. Il luogo di scuola è un qualsiasi luogo di lavoro e per questa sua funzione è pressoché impossibile per un alunno, per un insegnante o qualsiasi altro suo membro interno sostenere psicologicamente e fisicamente una mole di lavoro e di studio giornaliera di cui ormai si è persa la normale distinzione con la vita privata, specie in tempi avversi.

Racconta una mamma: «In diretta da casa accade di tutto. A mio figlio una volta è capitato di sentire un suo compagno gridare: “è arrivata l’ambulanza a prendere mia mamma” e questo è accaduto durante una lezione scolastica in diretta». Questa testimonianza rimane scioccante per noi che ascoltiamo, pensiamo al trauma che tali accaduti possono suscitare nei ragazzi.

Insomma, appare chiaro che l’inadeguatezza della scuola da remoto, sopportata anche per troppo tempo, si sta convertendo per i ragazzi e per le insegnanti nella necessità di tornare alle lezioni in presenza. Secondo il parere della docente di scuola superiore intervistata: «Sarà dura e difficile tornare in classe, ma è quello che dobbiamo fare. Le scuole superiori devono riaprire perché così non è scuola; occorre riaprire anche per evitare che questi ragazzi siano completamente persi!». 

Certo, restano forti perplessità da parte degli insegnanti e dei genitori circa la durata delle scuole aperte visto che i mezzi di trasporto non sono stati potenziati in vista di una riapertura in sicurezza.

Confidiamo comunque nell’efficacia delle misure prese per contrastare il dilagare del COVID-19 nelle scuole. Stando dalla parte di tutte le famiglie, degli insegnanti e degli alunni di scuola superiore, auguriamo a tutti un buon rientro a scuola. 

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