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Antenna selvaggia: Monte Porzio, Frascati, Grottaferrata e Genzano. Quali soluzioni? - Castelli Notizie
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Antenna selvaggia: Monte Porzio, Frascati, Grottaferrata e Genzano. Quali soluzioni?

villa lucidi

In concomitanza con l’approvazione di un nuovo Piano antenne, che passerà per il Consiglio comunale del prossimo 25 maggio, Monte Porzio Catone si trova a dover affrontare una battaglia legale con il gestore telefonico Wind, verso cui il Tar del Lazio si è espresso favorevolmente. Gestore che aveva chiesto di poter installare un palo di oltre 24 metri sul terreno di proprietà del Convitto Vittoriano, proprio nei pressi della Scuola dell’Infanzia di via Frascati Antica, vicino alla settecentesca Villa Lucidi e in un’area di alto valore storico e archeologico.

Ora il Comune di Monte Porzio si appellerà al Consiglio di Stato per scongiurare l’installazione di un’antenna in quella zona e, in seguito all’approvazione del Piano Antenne, prevederà il posizionamento di un’eventuale torre radio in terreno comunale, così da migliorare il servizio di copertura che oggi si presenta estremamente lacunoso.

Riguardo a questa situazione che sta interessando in forme simili molte cittadine dei Castelli Romani, è intervenuto Giuseppe Teodoro, vicepresidente di Ecoland, dottore in giurisprudenza che lavora alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Esperto in tutela ambientale, con particolare riferimento al settore dell’inquinamento elettromagnetico nel profilo giuridico- legislativo. Consulente per le amministrazioni comunali nelle politiche di gestione territoriale delle infrastrutture di comunicazione elettronica.

Frascati, poi Grottaferrata, Genzano, oggi Monte Porzio Catone, i gestori di telefonia – scrive Teodoro – mettono a dura prova tutti gli uffici dei comuni nel territorio dei Castelli Romani, le Telco impazzano, i cittadini subiscono quasi sempre gli effetti di antenna selvaggia e molte amministrazioni dei Castelli Romani ancora non riescono a trovare una linea di tutela.
Questo è il quadro, piuttosto composito, di ciò che accade oggi nei comuni intorno a Roma, ove l’eco dell’immobilismo della giunta capitolina, che ha prodotto nella metropoli una proliferazione senza precedenti di impianti di telefonia mobile, si riflette sulle comunità locali dei Colli Albani, innalzando pericolosamente l’asticella dei conflitti sociali.

Una lunga vicenda amministrativa ha condotto il TAR del Lazio ad emettere un’ordinanza in favore di Wind, che aveva chiesto di realizzare su un terreno privato un traliccio di ben 24 metri, destinato ai servizi di telefonia mobile di ultima generazione a Monte Porzio Catone. L’ordinanza è in merito ad un diniego per motivi paesaggistici che l’amministrazione ha comunicato al gestore, e che è stato impugnato per la tempistica di comunicazioni tra gli enti. L’ordinanza (non una sentenza, ancora) precede di pochissimi giorni il passaggio in Consiglio del Piano delle Antenne predisposto dall’amministrazione, e realizzato proprio per governare e pianificare le antenne di telefonia.
Ancora una volta, laddove i comuni sono costretti a rincorrere i gestori telefonici, ai quali, per legge, spetta il compito di assicurare la copertura dei servizi di comunicazione mobile, la misura dei provvedimenti adottati per arginare il diffondersi incontrollato di torri e tralicci elettromagnetici viene sistematicamente posta in discussione, attraverso il ricorso a cavilli amministrativi.

Lo abbiamo ribadito e dimostrato in numerose occasioni: gli unici strumenti a disposizione dei comuni per gestire in forma virtuosa tale fenomeno sono il Regolamento ed il Piano di localizzazione, riconosciuti dalla legge sin dal 2001 e, recentemente, consolidati nel Decreto Semplificazioni.
Il ruolo dei comuni, delineato dalla disciplina normativa, dunque, non lascia dubbi sulla utilità di intervenire con opportuni provvedimenti, finalizzati al contemperamento degli interessi in gioco, quello di tutelare la salute della popolazione, da un lato, e di garantire una corretta copertura delle reti e servizi di telefonia mobile, dall’altro.
La corretta pratica vorrebbe i Piani realizzati senza situazioni di emergenza in atto, ovvero senza che le amministrazioni debbano subire costanti pressioni su concessioni già depositate. Le continue richieste di installazioni – ha concluso – devono spingere le istituzioni amministrative ad irrobustire le azioni di governo del territorio, attraverso la consapevolezza che un corretto Piano di gestione degli impianti di radiodiffusione e telefonia mobile, periodicamente aggiornato, rappresenta l’unico argine, sicuro ed efficace, al fenomeno di Antenna selvaggia”.

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