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Genzano - Venerdì 24 settembre presidio in piazza per le donne afghane - Castelli Notizie
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Genzano – Venerdì 24 settembre presidio in piazza per le donne afghane

presidio donne afghane


Venerdì 24 settembre alle ore 17 in piazza Tommaso Frasconi a Genzano l’associazione “Non una di meno Castelli Romani” ha organizzato un presidio di solidarietà per le donne Afghane che lottano per la liberazione. E’ prevista la testimonianza in piazza di Patrizia Fiocchetti, scrittrice di libri e articoli sulle sue missioni in Afghanistan e Medio Oriente

presidio donne afghane
presidio donne afghane

“Raccogliamo la chiamata globale dell’associazione afghana RAWA che invita le donne di tutto il mondo a non lasciarle sole, costruendo azioni di solidarietà nelle città, nei paesi, nelle scuole e ovunque si possa raccontare la parte di queste nostre sorelle che stanno lottando per la liberazione in Afghanistan.

Dagli anni Settanta in Afghanistan esiste questo gruppo autorganizzato impegnato nella lotta per i diritti delle donne, per la loro autodeterminazione e quella del loro paese: si chiama RAWA, Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane, e da sempre lavora in clandestinità. Il sistema di lavoro di RAWA è «con le donne, dal basso»: si basa sulla convinzione che nessuno possa liberare nessuna, che le nazioni non possano esportare i «diritti delle donne» o la «democrazia» e che siano le donne a
dover lottare per loro stesse. 

“Le donne di tutto il mondo e i nostri alleati stanno con le donne dell’Afghanistan contro il militarismo, l’imperialismo, l’integralismo e il
fascismo. Insorgete, gridate e arrabbiatevi ovunque,  per noi!” si legge nel battagliero appello di RAWA. 

Il 16 agosto i “nuovi” Talebani, signori della guerra e del traffico di droga, sono tornati a prendere il potere a Kabul. Subito la prima preoccupazione è andata alle donne, fino ad ora “protette” dai governi fantoccio liberali della NATO e ora considerate povere vittime indifese alla mercé di un regime brutale e integralista. Le femministe dell’associazione raccontano un’altra storia. I diritti e la libertà delle donne vengono da sempre usati per misurare il grado di “progresso” di un paese, rivendicando una presunta superiorità culturale e legislativa dei paesi occidentali: discorso semplicistico che scade subito nel più banale dei razzismi. Nel caso specifico dell’Afghanistan, si sono strumentalizzati così i corpi delle donne, le loro battaglie e la loro oppressione per giustificare un’invasione militare, così che gli USA esportando democrazia e civilizzazione potessero garantire la sicurezza delle bisognose cittadine del paese.

Le attiviste di RAWA si sono dichiarate da sempre contrarie al regime talebano prima, considerato barbaro e misogino, e all’occupazione della NATO poi. In effetti, i governi USA non hanno messo in campo nessun investimento per migliorare  la condizione economica delle donne,  non hanno ragionato nessun progetto per iniziare un cambiamento culturale né tantomeno si sono preoccupati di intervenire sull’assetto giudiziario del paese.

Durante entrambi i regimi, nonostante l’impegno di molte, l’Afghanistan resta uno dei posti peggiori dove nascere donna, a causa di una mentalità patriarcale diffusa e crudele.

RAWA ha sempre sostenuto l’esistenza di una “terza via”, che si allontanasse sia dai governi afghani dei fondamentalisti religiosi sia dalle forze occupanti straniere: ha promosso quindi l’idea di un Afghanistan libero, basato su principi democratici e garante della libertà di pensiero, di religione, di espressione politica e dei diritti delle donne. Quello delle donne afghane è un movimento politico e resistenziale ben organizzato, consapevole e determinato che non ha bisogno di essere “salvato” dall’Occidente. Non si tratta dunque di ergerci a paladini di persone indifese da salvare, ma di sostenere queste donne affinché possano continuare il loro processo di liberazione e autodeterminazione. Le donne afghane non sono vittime da salvare ma sorelle di lotta, da affiancare nella resistenza ad un’oppressione che (anche se in forme molto diverse) viviamo tutte”.

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