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Velletri avrà il suo laghetto di escrementi liquidi? Il rischio c'è! Ecco il resoconto dell'incontro pubblico contro il Biometano - Castelli Notizie
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Velletri avrà il suo laghetto di escrementi liquidi? Il rischio c’è! Ecco il resoconto dell’incontro pubblico contro il Biometano

rifiuti

a cura di Betty Mammucari

Il secondo incontro pubblico del Comitato Ambiente e Salute Velletri si è svolto nel pomeriggio di sabato 18 settembre presso il piazzale antistante il ristorante Eugenio, nella zona dei 5 archi. La riunione è stata organizzata per ribadire il NO del comitato all’impianto a biometano che dovrebbe essere costruito in zona Colle San Clemente ed esporre le ragioni di questa ferma opposizione.

Durante l’assemblea, presieduta dal presidente del comitato Fabio Taddei, sono intervenuti diversi rappresentanti istituzionali veliterni e dei comuni limitrofi: l’assessora all’ambiente Francesca Argenti e i consiglieri veliterni Walter Bagaglini e Paolo Felci per il Comune di Velletri, il consigliere lanuvino delegato all’agricoltura Paolo Evangelista, l’ex Sindaco e attuale consigliere di Genzano, Flavio Gabbarini.

Inoltre, Taddei ha letto il comunicato del presidente di ASPAL Lazio Stefano Giammatteo, non fisicamente presente poiché impegnato nella vendemmia, e sono stati chiamati a parlare Enrico del Vescovo, presidente della sezione dei Castelli Romani di Italia Nostra, Gino Antonietti, tesoriere del Comitato Ambiente e Salute Velletri e Antonietta Peretti, cittadina che abita e lavora molto vicino a dove dovrebbe sorgere l’impianto.

Presenti anche il consigliere veliterno Andrea D’Agapiti, i consiglieri di Genzano Piergiuseppe Rosatelli e Cristian Di Veronica e gli altri membri del direttivo del comitato: il vicepresidente Antonio Beccia, il segretario Fabrizio Muscedere e i consiglieri Sabrina Moretti, Loris Landi, Andrea Fabrizi e Filippo Orlandi.

L’incontro pubblico ha visto la partecipazione di una settantina di persone, tra le quali pochissimi giovani.

Tanti rischi e nessun beneficio

Fabio Taddei
Fabio Taddei

“Le criticità sono le stesse dell’altro impianto (quello della Volsca n.d.a.), ma essendo più grande io ritengo che questo sia ancora più pericoloso”, esordisce Fabio Taddei, elencando tutte le criticità legate all’impianto. Prima tra tutte, il rischio di contaminazione dell’aria e dell’acqua: “I terreni che abbiamo qui sono piroclastiti a media porosità, cioè terre che sono abbastanza porose quindi la percolazione dei liquami porterebbe ad inquinare le falde sotterranee”. Falde che più ci si avvicina al mare e più “si abbassano”. “Abbiamo parlato con i proprietari delle ultime case giù a San Clemente e ci hanno detto che addirittura trovano l’acqua a 25 metri”, dice. “Le falde sotterranee che abbiamo qui, – sottolinea, – sono le stesse che forniscono l’acqua ai comuni di Lanuvio, Genzano, Cisterna e Aprilia, è un problema che riguarda tutti”.

A proposito del rischio di inquinamento dell’aria, Taddei ha chiarito che il gas prodotto dall’impianto “non è metano puro, ma è un gas formato da varie componenti”. Pertanto, “quelle che non servono saranno bruciate e mandate in aria”. Inoltre, “erano previsti 8000 camion di transito all’anno” e anche le emissioni di tutti questi mezzi pesanti generano un problema dal punto di vista ambientale. “Poi tutte queste sostanze vanno a finire nelle nuvole ci ricadono in testa attraverso la pioggia”, ha asserito Taddei. Il presidente del comitato, dottore in scienze geologiche, muove anche una seconda critica al progetto, legata alla sua sostenibilità economica: “In pratica, loro hanno un incentivo dallo Stato, che, da quello che abbiamo capito, dovrebbe essere di circa 300 euro ogni 1000 metri cubi di metano prodotto. Se l’impianto si dovesse reggere solo sulla produzione di metano non sarebbe affatto redditizio. Addirittura acquisteranno gas metano da altre società per farlo funzionare”.

Anche circa i presunti benefici per la città, Taddei non le ha mandate a dire: “Loro non utilizzeranno i nostri rifiuti umidi per alimentare l’impianto ma li porteranno da fuori, noi qui non produciamo scarti di allevamenti e piantagioni di tabacco, ma che stiamo a Cuba? Non offriranno neppure molti posti di lavoro ai veliterni perché l’impianto sarà tutto automatizzato”.

“Poi bisogna considerare altri due problemi, – ha evidenziato Taddei, – il parere negativo della ASL locale, che però non è vincolante come quello della regione, e il rischio che questo digestato prodotto dall’impianto, pieno di roba chimica altro che biologico, venga utilizzato da qualche azienda agricola come fertilizzante”.

Francesca Argenti
Francesca Argenti

Anche l’Assessora all’ambiente del Comune di Velletri Francesca Argenti è intervenuta sulla questione: “Io ho partecipato a tutte le riunioni delle conferenze dei servizi e il proponente continuava a dire che il materiale immesso nell’impianto non è inquinante quindi non produce nessun tipo di danno, ma noi non sappiamo quali materiali saranno effettivamente utilizzati”. “Lunedì pomeriggio, – ha aggiunto l’assessora, – io e il consigliere Bagaglini abbiamo presenziato a un incontro a Lanuvio dove si parlava proprio di questo e c’era un ingegnere che si occupa proprio di impianti del genere e ha detto che non è possibile controllare cosa viene portato all’interno di queste strutture, soprattutto se realizzate dai privati”.

Dopo l’intervento dell’assessora, Fabio Taddei riprende la parola per spiegare che nel progetto dell’impianto è previsto anche un invaso, una specie di laghetto, di 27mila metri cubi a cielo aperto, all’interno del quale saranno versati dei liquami, “escrementi liquidi”, che vi rimarranno chissà per quanto tempo. “Poi mi vengono a dire che sotto lo impermeabilizzano e non cola niente, ma chi ci crede? Oltre alla zozzeria dell’impianto c’è pure ‘sto laghetto e sotto ci sono le falde acquifere a 25/30 metri. Una volta costruito, non si potrà controllare se sono state rispettate le norme di sicurezza. Chi ci mandiamo? I carabinieri? L’esercito?”, ha ribadito Taddei preoccupato.

Il ricorso al Tar

“Dobbiamo dire che il ricorso al Tar presentato dal Comune di Velletri è stato fatto molto bene”, ha affermato Fabio Taddei. “Sono state recepite molte delle nostre perplessità: la non corretta indicazione della destinazione d’uso dell’impianto (da agricola ad attrezzature di pubblico interesse), il problema del traffico a causa di una carreggiata non adeguata, la questione dello smaltimento delle acque, l’impatto sulle aree agricole circostanti, il fatto che i liquami non siano prodotti localmente ma che vengano portati da fuori”, ha spiegato. “Se qualche privato vuole venire a guadagnare su di noi e creare problemi a tutto l’ambiente non va a affatto bene!”, ha esclamato Taddei. “Poi, – ha aggiunto, – viene chiamata in causa la Convenzione di Aarhus, che prevede che i cittadini vengano coinvolti nei processi decisionali. Non è stato così, gli abitanti delle campagne non sapevano nulla. Speriamo che il Tar accolga il ricorso, altrimenti bisognerà andare al Consiglio di Stato. Noi del comitato abbiamo in mente di fare un altro ricorso agganciandoci a quello che sarà discusso a fine mese”.

“Oltre ad essere assessore all’Ambiente abito anche qui vicino, quindi ci tengo quanto voi alla non realizzazione di questo impianto. Come Amministrazione comunale, ci siamo opposti fin da subito al progetto, – ha dichiarato Francesca Argenti, – il problema è che siamo rimasti da soli perché anche la regione ha dato parere favorevole. Ci siamo recati anche in città metropolitana a parlare con la dirigente Zagari. Lei ci ha risposto che se la regione ci avesse sostenuto probabilmente l’impianto non si sarebbe realizzato”. “Per il ricorso, ci siamo affidati ad un avvocato molto valido che sta portando avanti le nostre posizioni. Noi andremo avanti, – ha rassicurato l’assessora – fino all’ultimo grado di giudizio. Il 28 settembre ci sarà l’udienza e cercheremo di manifestare la nostra opposizione in tutti i modi. Ringrazio voi che siete vicini all’Amministrazione e vi ribadisco che la nostra posizione è sempre stata contraria alla realizzazione dell’impianto”, ha concluso.

Anche Enrico del Vescovo, presidente della sezione Castelli Romani di Italia Nostra, associazione nazionale nata nel 1955 per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale del Bel Paese, ha ritenuto molto valido il ricorso presentato dal Comune di Velletri e per questo presenterà un secondo ricorso ad audiuvandum (a sostegno) di quello.

Il problema della gestione dei rifiuti a Velletri e in tutto il Lazio

“In quest’area ci sono sei discariche degli anni passati, di cui una, quella a Colle Rosso, ancora in fase di cristallizzazione”, ha evidenziato Fabio Taddei. “Inoltre, non sappiamo che fine farà il progetto della Volsca. Sappiamo che la società si sta muovendo per ottenere le autorizzazioni. Poi c’è anche la questione dell’ex cava di pozzolana, che dovrebbe essere ripristinata dal punto di vista ambientale perché i presupposti ci sono. L’area è stata dissequestrata e c’è una sentenza che prevede la bonifica e il ripristino, quindi vorremmo sapere quali sono le intenzioni del Comune rispetto a questa cava perché non se ne è più parlato”, ha concluso. 

A proposito della cava, Gino Antonietti, tesoriere del comitato, ha spiegato che all’epoca il Comitato no biogas aveva fatto un esposto alla Procura, il quale aveva portato all’avvio delle indagini da parte della Forestale. “La cava non è stata vigilata, essa era stata autorizzata per 5 ettari di terreno e 15 metri di profondità, invece è stata scavata per 10 ettari con una profondità di 30 metri, un altro po’ e trovavano l’acqua”, ha spiegato.

“Da anni la Regione Lazio è latente sul piano della gestione dei rifiuti, – ha asserito Paolo Evangelista , consigliere delegato all’agricoltura nel Comune di Lanuvio, – ogni settimana c’è qualche problema in qualche comune dei Castelli che sia Velletri, Cisterna, Aprilia…Siamo tutti un unico territorio”.

Flavio Gabbarini
Flavio Gabbarini

“L’aria non ha confini amministrativi, la stessa che si respira qui si respira a Genzano o a Lanuvio. Lo stesso discorso vale per l’acqua, se si inquina qui si inquina in tutti i comuni limitrofi”, ha affermato Flavio Gabbarini, ex Sindaco di Genzano e attuale consigliere comunale. “Spesso ognuno pensa al proprio orticello e si dimentica che l’acqua e l’aria non conoscono confini geografici. Per questo bisogna fare una politica unitaria, se ogni Comune va per conto suo succede quello che si sta verificando in questo momento in questa zona”, ha affermato l’esponente di Città Futura. “Io sono dell’idea di fare dei super comparti: qualche comune si mette insieme e decide dove fare gli impianti, senza la speculazione dei privati, favorita dai forti incentivi statali”.

“Il discorso del trattamento dei rifiuti è un discorso molto delicato e difficile e non si può lasciare in mano ai privati, – ha ribadito il consigliere genzanese, – per esempio l’impianto che voleva realizzare la Volsca prevedeva 30mila tonnellate l’anno, questo ne prevede 50mila! Noi non produciamo tutto l’umido che serve per alimentarli. Sono rifiuti che vengono da fuori, non dai comuni limitrofi. Allora ognuno pensi ai propri rifiuti, possibilmente mettendosi insieme per evitare il proliferare indiscriminato di questi impianti e i danni all’ambiente”. In seguito Gabbarini ha chiamato in causa direttamente la Città Metropolitana, che a suo parere dovrebbe prendersi le proprie responsabilità: “Sono stato per un anno presidente della commissione ambiente della Città metropolitana e mi ricordo che era stato fatto uno studio per individuare zone bianche all’interno della Capitale, quindi pensassero a trattare i propri rifiuti all’interno del proprio territorio, non a portarli ad Albano o da qualsiasi altra parte”. “Cercheremo come consiglieri comunali di sensibilizzare il Sindaco di Genzano e tutta la maggioranza affinché insieme a Velletri faccia questa battaglia per la difesa complessiva di tutto il territorio”, ha concluso Gabbarini.

“Possibile che il Comune di Roma, che occupa una superficie di quasi 1300 km² non abbia un posto dove scaricare la propria immondizia e debba scaricarla ad Albano, che occupa una superficie di 24 km²? Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità. E poi ai Castelli è tutto abitato!”, ha esclamato Fabio Taddei.

Enrico Del Vescovo
Enrico Del Vescovo

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Enrico del Vescovo, che ha puntato il dito sulla Città metropolitana, la quale a suo parere avrebbe “condannato i comuni dei Castelli Romani a servire Roma”. “Noi ci dobbiamo ribellare a tutto questo, a questa logica di strapotere e di strafottenza di una megalopoli, alla quale sicuramente dobbiamo molto, che tuttavia utilizza l’hinterland per gli affari propri evitando di accollarsi i suoi problemi ma scaricandoli su un paesaggio che voi tutti sapete essere uno dei più belli del Lazio”, ribadisce, e lancia una provocazione: “Perché non facciamo una bella manifestazione in Città metropolitana?”.

Paolo Felci
Paolo Felci

“Questo territorio ha già dato, io personalmente ancora oggi faccio i conti con i danni da inquinamento provocati dalla vecchia discarica, che se non erro è stata bonificata tre anni fa”, ha dichiarato Paolo Felci, consigliere del Comune di Velletri. “Il percolato ha creato problemi alle falde. La responsabilità più grande ce l’ha la politica perché per trent’anni questa zona è stata lasciata allo sbando. La politica, di qualsiasi colore essa sia, non dà importanza al proprio territorio”, ha concluso Felci.

“Io sono in politica dal ’92 e si ritorna sempre a parlare di discariche. Negli anni Novanta si seguiva la logica dell’ognuno pensa per sé”, ha dichiarato il consigliere veliterno Walter Bagaglini.

Valter Bagaglini
Valter Bagaglini

Un altro tema toccato durante l’assemblea pubblica è stato il problema dei rifiuti abbandonati in zona Lazzaria: “Una cosa del genere si vede solo nei Paesi del terzo mondo, ci buttano di tutto in quelle buche”, ha fatto notare Fabio Taddei.

“Abbiamo provato a mettere le telecamere a via Lazzaria ma sono state rubate. Poi le abbiamo le rimesse nuove di ultima generazione e siamo riusciti a fare anche qualche multa”, ha chiarito l’assessora Francesca Argenti.

Paolo Evangelista
Paolo Evangelista

Un territorio da proteggere 

Uno dei punti sui quali tutti i partecipanti all’incontro si sono trovati d’accordo è il fatto che tutta la zona dei Castelli Romani sia pregevole dal punto di vista storico, culturale, ambientale e paesaggistico. Un territorio da proteggere a tutti i costi.

“Quello dove sorgerà l’impianto se non lo blocchiamo è l’ultimo pezzo di Velletri 100% agricolo, con una grande biodiversità e aziende di un certo livello con certificazioni DOP e IGP. Se si verificasse un problema ambientale si rischierebbe la svalutazione dei terreni e degli immobili della zona”, ha affermato Taddei.

Il presidente di ASPAL Lazio Stefano Giammatteo, non fisicamente presente poiché impegnato nella vendemmia, ha scritto in un comunicato che “il settore ha già avuto problemi con i costi di produzione che sono altri, in questo momento impianti del genere in zona non ci volevano proprio ed è impossibile che per interessi miliardari di pochi individui si vadano a creare problemi alle nostre eccellenze agricole”. Poi ha ringraziato il comitato per il suo lavoro e asserito che da quando c’è questo punto di riferimento sul territorio non si sentono più soli.

“Il territorio dei Castelli Romani è rinomato in tutto il mondo per la qualità della vita che offre –  ha detto il consigliere Gabbarini, – l’aria, l’acqua, l’aspetto storico, i prodotti agricoli… queste sono le specificità del nostro territorio”. “Se noi perdiamo la qualità della vita perdiamo la nostra identità”.

Entrico Del Vescovo, Italia Nostra, ha sottolineato un aspetto passato un po’ in sordina: “L’area dove dovrebbe sorgere l’impianto era classificata nel Ptpr (Piano Territoriale e Paesistico) come paesaggio agrario di rilevante valore. Stiamo vivendo una fase storica in cui c’è una tendenza a semplificare le procedure per far sì che la società civile abbia sempre meno voce in capitolo nelle grandi e importanti scelte che riguardano il territorio”. “Più che incoraggiare una transizione ecologica le semplificazioni introdotte dal PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) mi sembrano un ritorno al vecchio modello economico”, ha rimarcato.

“Oggi siamo pochi perché è periodo di vendemmia, ma mi auguro che nelle prossime riunioni ci saranno molte più persone”, ha dichiarato Antonietta Peretti. “Secondo me, chi abita qua ha il dovere di difendere ciò che gli è stato tramandato e ciò che ha costruito per i propri figli. Il futuro della terra non si crea così. La terra va coltivata, va amata, va rispettata e non va imbrattata. Se non la difendiamo noi, con le unghie e con i denti, ovviamente nella legalità, non lo farà nessuno al posto nostro”, ha concluso.

Le soluzioni alternative

Nel suo intervento di presentazione, Fabio Taddei ha fatto accenno anche alla possibilità di trovare soluzioni alternative per la gestione dell’umido: “noi avevamo proposto di mettere dei compostaggi di comunità, con vari moduli da meno di mille tonnellate l’uno”.

La questione è stata ripresa anche da Gino Antonietti, il quale ha affermato che la Regione Lazio abbia dato al Comune di Velletri circa un milione di euro per realizzare le compostiere di comunità. “Ne hanno messe un paio ma non mi sembra che funzionino”, ha affermato.

“Per quanto riguarda le compostiere di comunità, – ha risposto l’assessora Argenti, – le isole ecologiche informatizzate sono state già posizionate dall’Amministrazione, basta abilitare la tessera sanitaria sul portale del Comune”. “La questione delle compostiere è complessa perché la Regione Lazio stanzia dei fondi che possono essere utilizzati solo per quello, ma non fornisce gli operatori che poi dovranno gestire tutto il processo. Nella compostiera non ci si può mettere di tutto, perché poi va prodotto l’hummus. Quindi chi gestisce la compostiera dovrebbe essere in grado di farlo. Tuttavia, sulla base di una disposizione del Ministero dell’Ambiente è il Comune a dover individuare la comunità che dovrà occuparsene, e non è facile”, ha spiegato Argenti. “Avevamo individuato dei siti, tra cui anche il carcere, ma parlando con la presidente della struttura ci siamo resi conto che non potevamo dare questa responsabilità a un carcerato”, ha concluso l’assessora.

L’assemblea pubblica è durata circa due ore e si è conclusa con i ringraziamenti e i saluti del Comitato Salute e Ambiente Velletri, che ha invitato tutti i cittadini a partecipare alle prossime iniziative: “Vi ringraziamo per essere venuti, la vostra presenza è energia vitale per noi”, ha dichiarato Fabio Taddei. “Abbiamo in programma di mettere dei banchetti sul corso a Velletri nei prossimi giorni in modo da sensibilizzare ancora più persone. Vorremmo fare anche una manifestazione, adesso vediamo come organizzarla. Dobbiamo essere tanti e farci sentire”.

(immagine in evidenza generica)

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