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Genzano - Da piazza Tommaso Frasconi un coro di voci per la liberazione delle donne afghane - Castelli Notizie
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Genzano – Da piazza Tommaso Frasconi un coro di voci per la liberazione delle donne afghane

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Piazza Tommaso Frasconi a Genzano, ieri, tra striscioni, disegni e testimonianze, ha ospitato il “presidio in solidarietà con le donne afghane”. Tra i presenti c’era anche il Sindaco di Genzano, Carlo Zoccolotti.

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La manifestazione è stata organizzata dal movimento Non Una di Meno Castelli Romani e ha visto la partecipazione di molteplici associazioni territoriali, tra cui: Associazione Ponte Donna, Sportello Donne Pomezia, Assemblea delle donne dei consultori AslRM6, Associazione Filoxenia, Associazione Cicar, Associazione Demetra, Giardino Popolare (Giap), Collettivo Officine Civiche, Ass. culturale Utopia Reale, Arcigay Castelli Romani, DopoLavoroFerroviario (DLF), Centro antiviolenza “Marielle Franco”. L’obiettivo della manifestazione era quello di non far cadere nel silenzio la lotta per i diritti portata avanti dalle donne afghane, rinnovando l’importanza della resistenza all’oppressione e al patriarcato.

Il presidio ha accolto la chiamata dell’associazione afgana RAWA (Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane), che dal 1977 svolge la sua attività in totale clandestinità per sottrarsi alle barbarie del regime Talebano e affermare la tutela dei diritti umani senza l’aiuto delle forze occidentali, incluso il sostegno militare della NATO. Come riportato nel manifesto dell’evento, “RAWA ha sempre sostenuto l’esistenza di una ‘terza via’, che si allontanasse sia dai governi afghani dei fondamentalisti religiosi sia dalle forze occupanti straniere: ha promosso quindi l’idea di un Afghanistan libero, basato su principi democratici e garante della libertà di pensiero, di religione, di espressione politica e dei diritti delle donne”.

A testimonianza dell’azione di RAWA è intervenuta Patrizia Fiocchetti, scrittrice di libri e articoli sulle sue missioni in Afghanistan e Medio Oriente. Patrizia, da sempre attivista e femminista, ha dedicato metà della sua vita alla comprensione dello stato dei diritti umani – e soprattutto delle donne – in paesi come l’Iran, l’Afghanistan e altre zone del Medio Oriente. Il suo contributo ha portato alla stesura di testi che sono oggi una testimonianza diretta di molte condizioni davanti al quale spesso si chiudono gli occhi. Nel caso specifico delle donne afghane, RAWA, insieme ad altri movimenti femministi, lotta da decenni per far sì che il loro possa essere un paese democratico, ed è per questo che anziché fuggire hanno deciso di rimanere laddove ce ne ‘è più bisogno, in modo da non abbandonare tutte quelle donne che non hanno via di fuga. E questo è fondamentale per le donne di RAWA che, “hanno lottato per la loro autodeterminazione negli anni più duri della loro vita”, come affermato da Patrizia Fiocchetti. Ed è per questo che Patrizia ha lanciato un appello, che consiste nella testimonianza e nel racconto continuo di quanto avviene. “Non dobbiamo vivere di innamoramenti per le donne afghane, perché gli innamoramenti sono belli ma poi ci si dimentica”, ha detto Patrizia, “e ancora, non viviamo di innamoramenti né pe le donne afghane né per qualsiasi altra donna che si sta battendo nel mondo. Non spegniamo i riflettori su queste donne che hanno deciso di restare”, ha concluso l’attivista.

Nel corso del pomeriggio, molteplici sono stati gli interventi, tra cui quello dell’Associazione Arcigay di Albano Laziale, che ha ricordato come il regime dei Talebani non sia una minaccia solamente per le donne ma per tutti quegli individui che si ritrovano a subire violenze e ingiustizie per il loro orientamento sessuale o l’identità di genere. A testimonianza delle atrocità subite dalla popolazione LGBTQ+ è intervenuto Fabbri Arbulú dell’Associazione Arcigay, riportando le dichiarazioni di coloro che, accusati di essere “infedeli”, vengono minacciati di sterminio e potrebbero perdere la vita per mano di gesta brutali.

Sono seguiti altri interventi che hanno denunciato la “strumentalizzazione politica della violenza di genere afghana” e la “promessa di una liberazione straniera”, come affermato da una delle organizzatrici dell’evento, nonché membro del collettivo Non Una di Meno. Anche alcuni esponenti dell’ANPI Castelli Romani hanno manifestato la loro solidarietà alla causa. “L’ANPI, sia a livello nazionale che locale, ha ribadito tutta la sua solidarietà e ha offerto tutto il suo aiuto per fare in modo che, queste donne, questi bambini, questi uomini e tutti coloro situati in questo territorio, siano liberi di portare avanti la loro vita e il rispetto per i propri diritti”, è stato detto ai microfoni nella piazza genzanese.

Solidarietà è stata espressa anche nell’intervento conclusivo di Carla Centioni, Presidentessa dell’Associazione Ponte Donna. “L’hanno chiamata guerra umanitaria. Questo è un ossimoro, è stata una guerra vera e propria”, così ha affermato Carla. “In questo periodo le donne non hanno avuto accesso all’istruzione e non sono stati costruiti ospedali. Ma ciò che gli uomini non hanno capito è che le donne portano civiltà per l’intera umanità e dunque non bisogna più portare avanti le istanze che vedono le donne come deboli ma bisogna dare a loro voce. […] Tuttavia, bisogna tenere a mente che il potere non si cambia con altro potere. Il potere si cambia quando anche le donne, e l’intera umanità, sono partecipi di quest’ultimo”, ha concluso.

Valeria Pinna

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