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VELLETRI - Il 23 Novembre tornerà la Fiera di San Clemente...Covid permettendo - Castelli Notizie
Attualità

VELLETRI – Il 23 Novembre tornerà la Fiera di San Clemente…Covid permettendo

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Martedì 23 novembre, dopo un anno di stop forzato, la città di Velletri si ritroverà a festeggiare il suo Santo Patrono, San Clemente, col ritorno della tradizionale Fiera delle merci. Questo, almeno, quanto emerge dall’Avviso Pubblico del Comune per per l’assegnazione di posteggi temporaneamente non occupati presso la Fiera in onore di San Clemente.

Alle ore 8 del giorno della Fiera i posteggi disponibili saranno assegnati secondo l’ordine di graduatoria, a scelta degli operatori. La mancata presenza o mancata scelta del posteggio in tale sede si intenderà come rinuncia all’assegnazione.
Gli operatori – all’atto della spunta – devono presentare il titolo autorizzatorio originale indicato nella domanda e documento di identità. In assenza non si provvederà all’assegnazione del posteggio.

L’esercizio dell’attività nella Fiera è soggetta al possesso della regolarità contributiva.
La manifestazione si svolgerà nel rispetto delle misure di sicurezza previste dalla normativa statale e regionale in materia di emergenza sanitaria da Covid-19 in vigore al momento del suo svolgimento.

La speranza di tutti, ovviamente, è che il numero dei contagi resterà contenuto e si riuscirà a realizzare quanto al momento è previsto, ma non certo sicuro…

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LA FIERA DI SAN CLEMENTE, UN PO’ DI STORIA – Caratteristica della fiera di San Clemente era la vendita del bestiame.  La fiera di merci varie e di bestiame si teneva infatti il 21 maggio per Sant’Eleuterio, agli inizi dell’800 spostata alla prima domenica di maggio per la Madonna delle Grazie.  Poi il commercio di bestiame restò prerogativa della fiera di novembre.  In occasione di tutte le fiere cittadine c’era esenzione da ogni dazio.   Fino alla prima metà del ‘900 si esponevano e si vendevano anche equini e bovini, poi restando solo i suini per la consolidata tradizione contadina di tenere almeno un maialino.  Esso, acquistato alla fiera di San Clemente e allevato per un anno, si scannava alla fine dell’anno successivo.   Fuori le mura, presso Porta Napoletana, erano esposti in grosse ceste i maialini, sentendosi a distanza i grugniti, ma soprattutto gli acuti strepiti allorché l’acquirente li poneva nel sacco, che caricava sulle spalle. Nelle famiglie contadine era usanza che le donne, dopo la vendemmia, potessero disporre delle vinacce: col ricavato della vendita, esse facevano acquisti alla fiera di San Clemente.

Le fiere rappresentavano nel medioevo una necessità del commercio: a causa della diradazione della popolazione, i venditori erano costretti a raggiungere i centri abitati, promuovendo in luoghi lontani la vendita dei prodotti tipici della loro regione.   Oggi le fiere hanno perduto in gran parte la loro funzione.   Da noi, tanto la fiera di maggio, quanto quella di novembre, sono una ripetizione in grande del mercato settimanale: il consumo è uniformato dalla produzione industriale, che ha fatto scomparire i prodotti artigianali tipici delle varie province, mentre un tempo si aspettava proprio la fiera per procurarsi certi oggetti.   Anche la durata della fiera di San Clemente, come quella della Madonna, è ormai ridotta a un solo giorno.   Nonostante la solennità religiosa che si celebra in cattedrale, la festa di San Clemente è, oggi, connessa più alla fiera che alla devozione.  Così che, mentre la festa della Madonna delle Grazie conserva un eminente motivo religioso, quella di San Clemente sembra quasi, a nostro avviso, l’occasione di fare un giro tra la fiera.

La Cattedrale, pur essendo intitolata a San  Clemente, non ha una cappella né un altare per il culto del santo.  Tuttavia, il giorno della festa viene esposto alla devozione un suo busto d’argento risalente al ‘600, caratterizzato da quell’aria accigliata che tanta fantasia popolare ha stimolato nei secoli, attestandosi perfino nell’idioma: infatti, a una persona imbronciata, si usa dire che “tè’ ‘o mucco comme San Cremente”.

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