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Velletri - L'intervista alla psicologa Laura Perrini: "Giovani sempre più vulnerabili, suicidi incrementati del 30%" - Castelli Notizie
Spunti di psicologia

Velletri – L’intervista alla psicologa Laura Perrini: “Giovani sempre più vulnerabili, suicidi incrementati del 30%”

Generico novembre 2021

È in crescita l’attenzione di psicologi, genitori e insegnanti verso i giovani e gli adolescenti sempre più vulnerabili. La nostra intervistata, la psicologa e psicoterapeuta veliterna, Laura Perrini, risponde alle nostre domande sul latente disagio giovanile. Si cerca di fornire un quadro che possa far luce su quanto sta accadendo tra i giovani in questo periodo storico, soprattutto nel tentativo di evitare che terribili fatti di cronaca – come la giovane vita volata in cielo qualche settimana fa dal “Ponte dei Suicidi” di Ariccia- possano tornare a ripetersi.

 

Quali vulnerabilità ha ingenerato nei giovani la pandemia da Covid-19?

“Dall’anno scorso ad oggi c’è stato un incremento del 30% dei suicidi tra i più giovani. Allo stesso tempo sono cresciute anche le ospedalizzazioni nei reparti di neuropsichiatria infantile tanto che ci sono stati vari interventi da parte del primario del Bambino Gesù di Roma che ha denunciato questa situazione. Ad oggi, in Europa, il suicidio giovanile è la seconda causa di morte tra i giovani in età compresa tra i 15 e i 25 anni. Chiaramente le restrizioni della pandemia Covid-19 hanno portato un incremento del suicidio e delle richieste di aiuto per le forme più gravi di psicopatologia che oltre al gesto estremo del suicidio vedono anche forme di autolesionismo”.

In cosa consistono le forme di autolesionismo e quali sono le più frequenti?

Il tagliarsi è la forma di autolesionismo più frequente. Ultimamente quasi paragonabile ad una moda per il fatto di essere maggiormente utilizzata rispetto ad altre forme. Il dolore che provoca in loro il taglio serve a sublimare la rabbia e la frustrazione come se fosse un calmante. Un meccanismo assolutamente perverso. Una certa forma di autolesionismo si va anche a evidenziare con tatuaggi e piercing che in un certo modo costituiscono un appagamento al dolore interiore, sebbene non vi sia sempre una reale correlazione.

Qual’ è l’età più vulnerabile in questo periodo nei giovani?

L’età tra i 15 e i 20 anni è quella più fragile. È quella che viene più presa in considerazione come un’età che esprime un disagio perché lo esprime di fatto in un modo concreto e tangibile. Cosa diversa da un bambino piccolo che lo esprime in maniera assimilata al capriccio ed è più facilmente distraibile dal gioco e da situazioni ludico ricreative. Il giovane che nell’età adolescenziale inizia a distruggere la vecchia identità (da bambino ndr) e a costruirne una nuova (da adulto ndr) che si porterà per tutta la vita è motivo spesso di solitudine e di disagio e può venire fuori prepotentemente con degli atti che sono palesi e non facilmente mascherabili come nei bambini. È un disagio che si esprime o in un modo molto aggressivo sia verso loro stessi con una manifestazione evidente sul proprio corpo e con atti violenti verso gli altri, oppure – all’altro estremo- arrivando a chiudersi in loro stessi e allo scegliere di non uscire addirittura di casa e a rifiutare il cibo.

Qual’ è la correlazione tra il disagio e l’allontanarsi dalla vita sociale con l’assunzione o perdita di peso?

La disregolazione emotiva porta anche a disturbi dell’alimentazione. Molto spesso è associata proprio una riduzione dell’appetito proveniente da stimoli altri come i device (smartphone, pc, tablet e videogiochi) che vengono utilizzati e con i quali si instaura una vera e propria dipendenza. La disregolazione comporta anche un’alterazione degli orari dei pasti regolari. Si tende a saltare il pasto e dunque a provocare una perdita di peso. Dall’altro lato, l’uso di cibi spazzatura a posto di quelli salutari può sicuramente comportare l’incremento di peso. La disfunzione coinvolge un pò tutti gli ambiti fino alla disregolazione del sonno. Succede che a uno stress maggiore c’è una produzione maggiore di cortisolo, quest’ultimo limita la produzione di melatonina che è collegata al ritmo sonno veglia e quindi vanno ad alterarsi tutte le funzioni. Un fenomeno legato alla solitudine e alla dipendenza da internet nei giovani è ad oggi il cyber bullismo di cui sono aumentati  i casi proprio durante la pandemia.

La pandemia ha reso più fragili i giovani di oggi? e in che modo?

C’è una fragilità nei giovani di oggi totale dovuta sia alle richieste dell’ambiente totalmente centrate sull’apparenza, sul benessere materiale, su tutte le cose che mettono in rilievo la persona in quello che fa e non in quello che è. Inoltre c’è un’educazione molto povera nei contenuti, in quanto i genitori sono molto concentrati sulle loro cose piuttosto che nel seguire i figli. Tutto questo, unitamente a situazioni personali e familiari che creano delle condizioni di ansia, incide in maniera maggiore su persone ( e giovani ndr) che già presentavano delle fragilità. La pandemia non ha giocato sicuramente a loro favore. Le persone – e in particolare giovani ed adolescenti- più fragili si sono rifugiate completamente nel web trovando lì la possibilità di essere quello che vogliono loro e la possibilità di misurarsi con altre persone senza temere il confronto diretto. In epoca pandemica, soprattutto nei più giovani, il massiccio uso di internet e dei social, parallelamente all’impoverimento delle relazioni sociali e dell’ incapacità di misurarsi con l’altro – che trova gratificazione nel web- hanno dato carta bianca alle forme di cyber bullismo, che sono tante e sono sempre più evidenti. I ragazzi ad oggi sono sempre più incapaci di relazionarsi con gli altri tanto che le richieste di attenzione e la ricerca di gratificazione viene catapultata sui social network con tutti i rischi di una comunicazione sociale completamente distorta.

Come arrivano i ragazzi a terapia?

Quando arrivano da me sono già ad uno stadio depressivo avanzato. Ci sono già degli atti di autolesionismo, ci sono degli stati d’ansia e difficoltà nella gestione del tempo e di reinserimento nella socialità. La DAD (didattica a distanza) sui ragazzi non ha affatto aiutato e ancora adesso vivono in una situazione di incertezza per la paura che tutto torni (qui la dott.ssa Laura Perrini si riferisce al periodo di lock down). Il ragazzo quando arriva da me è in una situazione in cui bisogna darsi tanto da fare. L’importante è che ci sia la consapevolezza di voler uscire da una situazione di grande disagio. 

 

Empatia, preparazione, attenzione all’altro, capacità di guardare e vedere, conoscenza del linguaggio non verbale, sono tutti gli strumenti che ho nella mia cassetta degli attrezzi per essere sempre un bravo meccanico dell’anima.

Laura Perrini, psicologa e psicoterapeuta di Velletri.

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