Sanità

Velletri – “Ecco come rilanciare la sanità pubblica dei Castelli Romani”: se n’è parlato al Pigneto

Generico dicembre 2021

Nel pomeriggio di mercoledì 15 dicembre si è svolto a Velletri, presso il teatro dell’RSA Il Pigneto, in Via di Cori, il convegno “Per una sanità pubblica efficiente” finalizzato a discutere le proposte sull’utilizzo dei fondi del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) destinati alla sanità e sulla necessità di garantire “il diritto di cura e di sostegno alla persone nei comuni dei Castelli Romani”.

L’incontro ha visto la partecipazione di esponenti di diverse sigle dell’associazionismo (Più Lariano) e della politica locale (Articolo 1, Ariccia Attiva, Grottaferrata Rete Democratica, Movimento Aurora) che si sono confrontati con alcuni sindaci dei Comuni dei Castelli Romani e dintorni, come Orlando Pocci (Velletri), Alessandro Cefaro (Genazzano) e Milvia Monachesi (Castel Gandolfo), su diverse questioni riguardanti la situazione attuale e il futuro della sanità pubblica nel territorio dei Castelli Romani.

Assenti per cause di forza maggiore Mirko De Bernardo di Fare Rete, Ettore Casoni, Coordinatore responsabile attività socio-sanitarie del sindacato SPI-Cgil Castelli Romani, il medico di medicina generale Ugo Picarreta, il segretario regionale di Articolo 1 Riccardo Agostini e il segretario regionale del Partito Socialista Italiano Gian Franco Schietroma, sostituito da Fabio Mestici, responsabile dell’area metropolitana.

Il dibattito è stato moderato da Roberto Leoni, coordinatore veliterno di Articolo Uno.

Gli interventi dei convenuti si sono articolati intorno a quattro proposte condivise dalla maggior parte dei relatori: 1) realizzazione di case della salute funzionanti; 2) potenziamento dell’assistenza domiciliare laddove possibile; 3) incremento del numero degli operatori sanitari mediante nuove assunzioni, 4) rafforzamento dei servizi di prevenzione e maggiore attenzione alle fragilità.

E’ stata convinzione comune che le possibilità economiche introdotte in bilancio nazionale dal Ministro Speranza e soprattutto la futura utilizzazione di fondi del PNRR, assumono una importanza strategica per le scelte che verranno fatto per questo territorio, quindi è stata sottolineata la necessità che le forze politiche, le realtà territoriali e sociali, dal terzo settore, al volontariato ai medici di base si facciano promotori per la costruzione di un documento-contributo che indichi il possibile sviluppo sanitario nella ASL Roma 6.

Il primo a prendere la parola è stato Marcello Accordino, Medico Chirurgo e ricercatore dell’Università La Sapienza di Roma, il quale ha tracciato una panoramica generale della situazione del sistema sanitario della Regione Lazio mettendo in evidenza sia gli aspetti positivi, come l’efficace gestione dell’emergenza pandemica, che le criticità e le possibili soluzioni alla luce di una progressiva riduzione dei posti letto, dei tempi di degenza e dei servizi offerti dai singoli ospedali.

“Negli ultimi anni sono stati effettuati dei tagli senza coinvolgere nel processo decisionale gli operatori del settore e le parti sociali, questo ha portato a una riduzione dei posti letto e ad una diminuzione delle eccellenze sul territorio”, ha affermato il dott. Accordino. “Ci hanno obbligato a ridurre i costi dell’ospedalizzazione e della degenza e ci siamo adeguati, – ha aggiunto il chirurgo del Policlinico Umberto 1, – abbiamo introdotto dei servizi di pre-ospedalizzazione che ci consentono di studiare la situazione clinica del paziente prima del ricovero, ma è mancata una visione politica che tenga conto del punto di vista degli operatori sanitari” e l’organizzazione dei servizi della salute è stata affidata “a un freddo manager messo lì solo per tagliare”.

Il medico e ricercatore ha proseguito la sua relazione facendo riferimento a tutte quelle mancanze del sistema sanitario che la pandemia ha messo in evidenza: “I territori devono essere attrezzati e pronti ad affrontare qualsivoglia emergenza, dobbiamo sviluppare una medicina di prossimità, ad esempio attraverso le case della salute, e oggi ne abbiamo l’opportunità grazie ai fondi del PNRR”. La ricetta del dott. Accordino si può riassumere in tre punti principali: prevenzione, potenziamento dell’assistenza domiciliare (CAD) e nuove assunzioni di personale sanitario, sia generico che specialistico. Infatti, durante l’emergenza covid sono stati ‘reclutati’ molti operatori con contratti a tempo determinato. Secondo il medico quei contratti dovrebbero diventare strutturali. Infine, il ricercatore della Sapienza ha chiarito che la sua non vuole essere una critica politica ma un ragionamento volto a sviluppare una proposta collettiva che accolga il contributo di tutte le parti interessate, obiettivo ribadito anche da Roberto Leoni (Articolo 1).

A seguire, Orlando Pocci e Milvia Monachesi, rispettivamente sindaci di Velletri e Castel Gandolfo, hanno replicato all’analisi esposta dal dott. Accordino rivendicando la fondatezza delle decisioni prese in seno alla Giunta Regionale a guida Zingaretti in materia di sanità, sottolineando che l’Amministrazione Regionale “si è trovata a gestire un sistema sanitario sotto commissariamento”, terminato solo a luglio 2020, e che “nell’affrontare la pandemia ha dimostrato di avere un atteggiamento politico e sanitario di prim’ordine”.

“Il PNRR trasforma la società attraverso un ridisegnamento della vita stessa, ci auguriamo di essere pronti a tutto ciò. I soldi stanno arrivando adesso, ed è ovvio che per il momento l’assessore competente non ha potuto spendere più di tanto. Quando arriveranno questi fondi saremo disposti a ragionare su una sanità di prossimità, ma senza farci false illusioni perché la sanità non tornerà ad essere quella di una volta”, ha aggiunto il Primo Cittadino di Velletri Orlando Pocci. Sulla stessa linea anche la Sindaca Milvia Monachesi: “ben vengano le case della salute ma senza risorse si può fare ben poco. Le risorse non sono ancora arrivate quindi abbiamo tempo per confrontarci con il territorio e fare una proposta da portare alla Regione”.

Il dott. Alessandro Cefaro, primario di Chirurgia Generale dell’Ospedale Paolo Colombo di Velletri e Sindaco di Genazzano, ha poi illustrato come diversi fattori come il passaggio da un sistema sanitario nazionale a uno regionale, la crisi economica e i vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea abbiano condotto a una politica dei tagli che ha minato profondamente la sostenibilità del sistema sanitario, determinandone un progressivo depauperamento sia in termini di carenza di personale che di obsolescenza dei macchinari. Secondo la visione del dott. Cefaro, occorre da un lato riorganizzare la sanità territoriale affinché possa soddisfare la domanda di salute della popolazione, dall’altro approfittare dei processi di digitalizzazione per mettere in rete le strutture e i servizi in materia di medicina locale presenti sul territorio: ospedali di prossimità, case di cura, medici di base etc.

“Non dobbiamo lavorare per le eccellenze, dobbiamo far sì che la normalità sia un’eccellenza”, ha chiosato il Primo Cittadino di Genazzano nonché attuale primario di Chirurgia Generale.

Successivamente, ha preso la parola Tonino D’Annibale (Articolo 1), il quale in passato che partecipato alla battaglia per la creazione di punti di eccellenza sul territorio. D’Annibale ha chiarito ai presenti che l’idea a monte del progetto era quella di “eliminare gli ospedali fotocopia” e creare delle strutture altamente attrezzate nei DEA di primo livello della zona dei Castelli Romani, vale a dire gli ospedali di Anzio e Velletri e il Nuovo Ospedale dei Castelli (NOC), al fine di combattere il fenomeno della mobilità passiva “dei cittadini costretti ad andare altrove per curarsi”. Tuttavia “intorno a questa rete sarebbe dovute nascere una rete di servizi sanitari territoriali”, ha spiegato. Ma nelle parole dell’esponente di Articolo 1 non è stato così: “l’Ospedale di Velletri è stato in parte destrutturato e al momento non ci sono alternative, questo è un problema da risolvere posto il riconoscimento dei meriti della Regione Lazio che ha affrontato l’emergenza pandemica con razionalità”.

“Sicuramente l’Ospedale dei Castelli ha portato dei benefici ma anche degli svantaggi, adesso bisogna parlare del PNRR, che contiene 6 missioni e la sesta è la salute”, ha affermato Enrico Indiati (Ariccia Attiva). “Il nostro Paese parte da una situazione svantaggiata, dobbiamo fare in modo che questa sia un’opportunità vera per l’Italia ed evitare che i soldi finiscano nelle mani sbagliate. Dobbiamo parlare di digitalizzazione, di telemedicina, è tutto da ricostruire e i tempi sono lunghi ma bisogna intervenire adesso”, ha concluso.

L’intervento di Maura Astolfi (Più Lariano), si è invece focalizzato sulla necessità di razionalizzare i servizi e tagliare i costi inutili, per esempio potenziando l’assistenza a domicilio (CAD) anziché ricoverare i pazienti per venti giorni nelle strutture riabilitative anche laddove non vi è necessità. Astolfi ha sviscerato l’argomento con cognizione di causa in quanto fisioterapista con venti anni di esperienza in strutture pubbliche e private: “fino ad ora abbiamo dovuto rientrare nei costi e fare dei sacrifici perché i soldi erano pochi, si è deciso di decentralizzare alcuni servizi, ci è stato imposto di tagliare quello che era da tagliare, cerchiamo di capire adesso come possiamo recuperare queste carenze attraverso soluzioni funzionali con un basso livello di spesa come possono essere i CAD, le case della salute, dei laboratori analisi più funzionali…”

Posteriormente, Mauro Tomboletti (Grottaferrata Rete Democratica) ha approfondito il rapporto tra l’assistenza sociale e l’assistenza sanitaria, spiegando come per fare prevenzione è doveroso pensare anche a tutte quelle persone fragili (anziani, disabili, bambini…) che durante l’emergenza sanitaria sono state un po’ abbandonate dalle istituzione e delle quali si sono occupate le associazioni di volontariato e il terzo settore: “dovremo ricominciare tutto e dividere la nostra storia tra avanti Covid e dopo Covid perché dovremo ripensare il nostro modo di vivere, il nostro modo di socializzare e il nostro modo di occuparci dei soggetti più fragili perché se li lasciamo abbandonati probabilmente ne pagheremo le conseguenze”, ha concluso l’esponente della lista civica.

“Abbiamo eliminato oltre mille posti letto nei nostri distretti sociosanitari limitrofi per fare spazio ad un nosocomio che dovrebbe arrivare a 400 posti letto e non ci è ancora arrivato”, ha sottolineato Fabio Mestici, esponente marinese del Partito Socialista Italiano. “Dobbiamo dire che nel 2014 il commissario ad acta della Regione Lazio Nicola Zingaretti fece una relazione nella quale paventava un riequilibro della medicina territoriale dei nosocomi che erano in via di dismissione, tra i quali anche quello di Marino, che negli anni Settanta era un punto di riferimento sanitario nei Castelli Romani con circa 250 posti letto e 5 sale operatorie e poi è stato progressivamente cannibalizzato. La nostra paura è che possa essere ulteriormente depotenziato con la chiusura dei reparti covid del NOC dopo la fine dell’emergenza”, ha aggiunto Mestici. Poi ha proseguito il suo intervento sottolineando come la programmazione territoriale in termini di sanità non abbia tenuto conto della crescita demografica registrata nei Comuni di Marino e Ciampino a seguito della progressiva urbanizzazione. Cittadini che non hanno un punto di riferimento sanitario nelle immediate vicinanze e che per arrivare al NOC sono costretti ad attraversare “via dei Laghi che è considerata una delle strade più pericolose d’Europa”. “Non possiamo pensare che la sanità sia appannaggio di un partito o dell’altro, dobbiamo scindere il discorso sanitario dalla politica, dobbiamo pensare al bene della collettività”, ha chiosato.

Infine il consigliere comunale di Castel Gandolfo Paolo Gasperini (Movimento Aurora), ha ribadito l’importanza della sanità pubblica e del diritto alla cura in contrapposizione a una politica che favorisce i privati come quella degli Stati Uniti “dove ci sono mille eccellenze ma la gente muore per strada perché la sanità pubblica non esiste” e ha messo in dubbio l’effettivo risparmio economico prodotto dal depauperamento degli ospedali locali: “si è voluto tagliare sulla sanità ma poi queste strutture rimangono aperte ma rese inutilizzabili dov’è questa paventata economicità? Queste strutture già presenti sui territori non potrebbero essere valorizzate e utilizzate per fare prevenzione?”

Con questa domanda si è concluso questo primo incontro tra amministratori locali, esponenti politici, operatori sociali e parti sociali in previsione dell’arrivo dei fondi del PNRR.

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