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Pandemia e disagio giovanile, tra isolamento, sentimenti e sesso: "Ne risentono soprattutto le ragazzine" - Castelli Notizie
Attualità

Pandemia e disagio giovanile, tra isolamento, sentimenti e sesso: “Ne risentono soprattutto le ragazzine”

Generico gennaio 2022

Quanto il Covid stia pesando sui giovani lo dicono i numeri emersi da uno studio effettuato dalla ASL Roma 6, insieme alla Roma 1, sul disagio giovanile ai tempi della pandemia. I ricoveri degli adolescenti e dei soggetti in età preadolescenziale — per tentati suicidi, esordio di patologie psichiatriche e disturbi alimentari — presso gli ospedali pediatrici e gli accessi a presidi dei servizi sanitari dell’Asl, dislocati sul territorio dei Castelli Romani, sono aumentati del 30-40%, a conferma che con la pandemia i disturbi psicologici sono aumentati.

Secondo uno studio condotto dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù i tentativi di suicidio e autolesionismo marcato sono aumentati del 30% durante la seconda ondata. Le ospedalizzazioni per tentativi o idee di suicidio sono passate dal 17% nel gennaio 2020 al 45% del totale nel gennaio 2021. Sono esplosi i disturbi del comportamento alimentare: solo per l’anoressia un +28% di richieste di aiuto.

Il lockdown, la riduzione delle interazioni sociali, la chiusura delle scuole e delle attività sportive, sta avendo un impatto catastrofico sui più giovani. E c’è in aspetto, ancora più intimo, su cui il covid sta affondando la sua lama tagliente: l’identità sessuale.

“Il Covid ha peggiorato l’isolamento – spiega Diana Di Pietro, neuropsichiatra del dipartimento di salute mentale della Asl Roma 6 -,  la possibilità di sperimentare l’attrazione e l’innamoramento, lasciando negli adolescenti una grande incertezza. Non poter provare emozioni e sentimenti insinua il dubbio sulla propria identità. Se a questa situazione aggiungiamo una famiglia isolata o problematica, il ricorso a internet per cercare conferme o dirimere dubbi, la presenza di siti che facilitano adesioni a gruppi particolari, il mix è fatto. Sono spesso le ragazzine oggi a portare problematiche di questo tipo, si definiscono fluid gender per non definirsi in realtà, a volte assumono un nome maschile, come a provare un ruolo diverso, ma di fatto presentano una carenza di esperienze nell’interazione emotiva e sessuale”. E quindi una crisi sotto ogni profilo quella che stanno vivendo i giovani in questo momento di pandemia (mondiale).

“Come ogni crisi, anche quella adolescenziale – analizza Mariangela D’Aietti, psicologa e dirigente TSMREE – implica la momentanea gestione di quote di sofferenza e un abbandono del vecchio, ma in questo i nostri adolescenti stanno andando in difficoltà, la consapevolezza e convinzione che l’individuo ha del sesso a cui appartiene”.

“L’essere non conformi è la nuova conformità, è così che gli adolescenti ai tempi della pandemia stanno affrontando il loro percorso di crescita. Raggiungere la propria identità sessuale consiste quindi nel raggiungimento di una consapevolezza – ma in una società come quella attuale, veloce, povera di riferimenti precisi, e dove le categorie vengono spesse etichettate come negative perché causa di discriminazioni, gli adolescenti hanno trovato nella scelta del genderfluid la risposta al loro percorso di consapevolezza”.

“Nei servizi di diagnosi e cura per l’età evolutiva, in seguito al lockdown, sono esponenzialmente aumentati gli accessi di pre-adolescenti ed adolescenti, soprattutto ragazze, che manifestano tale scelta. Essere genderfluid corrisponde ad una scelta non scelta. Consiste nel rifiuto di un sistema di classificazione binario tra maschio e femmina e nella non identificazione in un genere preciso. Nella ragazze spesso tale scelta si esprime in un avvicinamento maggiore all’identità di genere maschile, ed in un rifiuto delle caratteristiche estetiche proprie del genere femminile”.

“La tempesta adolescenziale, non trovando espressione nel contesto relazionale, ma rimanendo rinchiusa in un’esperienza principalmente virtuale delle relazioni e dei contatti con l’altro sesso, finisce così per trovare una risposta nelle nuove forme di identità/non identità che il web propone ed a volte pubblicizza”.

A fronte di tali considerazioni è necessario per noi adulti ripensare il nostro ruolo nel sostenere i ragazzi in questa delicata fase di crescita e di sviluppo della loro personalità, ricordandoci che l’identità passa anche per l’identificazione con i modelli adulti sperimentati e per come sosteniamo il loro percorso.

 

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