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Incubo Nucleare, è corsa all'acquisto di iodio: D'Amato fa chiarezza | Il Governo aggiorna il Piano per la gestione delle emergenze radiologiche - Castelli Notizie
Cronaca

Incubo Nucleare, è corsa all’acquisto di iodio: D’Amato fa chiarezza | Il Governo aggiorna il Piano per la gestione delle emergenze radiologiche

Le tensioni in atto nello scacchiere internazionale, acuite dagli effetti nefasti della Guerra in corso in Ucraina, hanno innescato una vera e propria psicosi circa possibili danni alle centrali nucleari o, peggio ancora, l'utilizzo di bombe atomiche. L'incubo del nucleare è tornato ad aleggiare proprio nel timore che il conflitto bellico possa degenerare. Tra le conseguenze, anche nel Lazio come nel resto del Paese, c'è stata negli ultimi giorni una corsa all'acquisto di iodio nelle farmacie

Incubo nucleare

Le tensioni in atto nello scacchiere internazionale, acuite dagli effetti nefasti della Guerra in corso in Ucraina, hanno innescato una vera e propria psicosi circa possibili danni alle centrali nucleari o, peggio ancora, l’utilizzo di bombe atomiche. L’incubo del nucleare è tornato ad aleggiare proprio nel timore che il conflitto bellico possa degenerare. Tra le conseguenze, anche nel Lazio come nel resto del Paese, c’è stata negli ultimi giorni una corsa all’acquisto di iodio nelle farmacie.

A confermarlo, nelle scorse ore, è stato anche l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato,  che ha per questo diramato un’apposita nota stampa, tesa a far chiarezza sull’argomento. “C’è una corsa ingiustificata a richiedere in farmacia medicinali a base di iodio – ha premesso l’assessore della Giunta regionale guidata da Nicola Zingaretti -. Bisogna evitare questo ‘fai da te’ assolutamente inutile, ingiustificato ed inappropriato, come ha denunciato anche la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani e la comunità scientifica. E’ opportuno che il Ministero della Salute intervenga per evitare questa psicosi”, ha concluso D’Amato, auspicando un intervento anche del Governo.

Il tutto è partito dal fatto che in caso di evento nucleare fuoriuscirebbe dello iodio radioattivo e per evitare che si accumuli nella tiroide sarebbe per alcuni consigliabile assumere dello iodio non radioattivo, attraverso compresse ad alto dosaggio. 

Sul tema si è espresso anche Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, che sulle frequenze di Radio Radio ha spigato che “di fronte alla corsa ad acquistare compresse di iodio in farmacia, siamo subito intervenuti per spiegare che questa frenesia non ha alcun senso. Non facciamo prevalere comportamenti irrazionali. In questo momento non c’è alcuna emergenza riguardante le radiazioni e l’assunzione delle compresse di iodio come forma di prevenzione rispetto a una eventuale, futura esposizione alle radiazioni non ha fondamento scientifico. Di più, l’assunzione di iodio in maniera scriteriata può comportare danni gravi alla salute, in particolare alla tiroide”.

Eppure se non ha alcun senso assumere alte quantità di iodio in forma preventiva, va registrato che proprio in queste ore dalla Conferenza delle Regioni è arrivato il via libera al Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari. “Proprio per consentire una rapida approvazione si sono svolte diverse riunioni di confronto con le amministrazioni centrali e fra le Regioni. Tutto ciò ha portato a un testo condiviso”, così come dichiarato dal presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga.  

INCUBO NUCLEARE, COSA FARE? ECCO IL PIANO NAZIONALE AGGIORNATO

Riparo al chiuso, con porte e finestre serrate e sistemi di ventilazione o condizionamento spenti, iodioprofilassi e controllo della filiera produttiva. Questi i capisaldi di quanto contenuto nel Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, appena aggiornato dal Governo, che “individua e disciplina le misure necessarie a fronteggiare le conseguenze di incidenti in impianti nucleari di potenza ubicati ‘oltre frontiera’, ossia impianti prossimi al confine nazionale, in Europa e in paesi extraeuropei”.

E’ stata decisa un’azione di intervento in 3 diverse fasi, da prendere in considerazione in base all’evoluzione dello “scenario incidentale considerato”, valutando le differenze tra un impianto nucleare posto entro i 200 chilometri dai confini nazionali e uno oltre quella distanza oppure per un incidente in territorio extraeuropeo. Il Governo ha quindi aggiornato dopo 12 anni il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari e ad accelerarne la definitiva revisione, già avviata mesi fa, potrebbero essere stati proprio i timori di rischi di effetti collaterali derivanti dal conflitto in Ucraina, per fortuna al momento esclusi.

Le stesse autorità nazionali però chiariscono che non c’è alcun allarme. “Solo in caso di una reale emergenza nucleare, al momento inesistente nel nostro Paese, sarà la Protezione Civile a dare precise indicazioni su modalità e tempi di attuazione di un eventuale intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l’intera popolazione”, chiarisce l’Istituto Superiore di Sanità che, insieme a varie società scientifiche, invita a non usare farmaci ‘fai da te’, mentre è raccomandato l’uso di sale iodato. Dunque anche un invito alla calma, dopo il boom di richieste, segnalato in alcune farmacie, delle pillole di ‘iodio stabile’: una corsa all’acquisto provocata dalla paura di dover fronteggiare con il farmaco eventuali diffusioni nell’aria di iodio radioattivo.

Già qualche giorno fa, dopo il presunto attacco russo alla centrale nucleare a Zaporizhzhia (a quanto accertato, senza alcuna conseguenza), Fabrizio Curcio aveva sottolineato che sui rischi di fughe “di radioattività, l’Italia è in stretto contatto” con i vari enti di controllo. Chiaramente “vorremmo non doverlo attuare”, aveva spiegato il capo della Protezione Civile.
Intanto, qualora vi fossero fuoriuscite di radiazioni da centrali nucleari colpite durante il conflitto e alla valutazione della sua disponibilità in regione, il vicegovernatore del Friuli con delega alla Salute e Protezione civile, Riccardo Riccardi, ha reso noto “senza fare terrorismo, ma senza nemmeno sottovalutare la questione” che la Regione sta monitorando tramite le farmacie come poter organizzare la preparazione”. Si sta “lavorando per capire quali possano essere le disponibilità in caso, per ora del tutto teorico, di necessità: i nostri volontari partiranno tutti con lo iodio in tasca”.
A livello nazionale, sul nuovo Piano tutti i governatori sono stati coinvolti: sono stesse le Regioni a ricevere eventuali informazioni o notifica dalle Asl che effettuano i controlli, ricevute le informazioni relative a un prodotto a rischio”.

Ci sono poi una serie di attività previste nei territori, che scatterebbero in caso di necessità. Nelle aree interessate dalla misura del cosiddetto ‘riparo al chiuso’, sono attuate in via precauzionale altre misure protettive: “blocco cautelativo del consumo di alimenti e mangimi prodotti localmente (verdure fresche, frutta, carne, latte), blocco della circolazione stradale, misure a tutela del patrimonio agricolo e zootecnico”.
Tra i vari compiti delle autorità competenti, ci sono anche comunicazioni tempestive alla popolazione, istruzioni specifiche alle scuole, far fronte ai bisogni primari della popolazione (cibo, acqua, assistenza sanitaria, energia, ecc.).

Nel documento si forniscono anche indicazioni per la iodioprofilassi, “una efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, inibendo o riducendo l’assorbimento di iodio radioattivo, nei gruppi sensibili della popolazione”.
Secondo il Piano, “il periodo ottimale di somministrazione di iodio stabile è meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l’inizio previsto dell’esposizione. Risulta ancora ragionevole somministrare lo iodio stabile fino a otto ore dopo l’inizio stimato dell’esposizione. Da evidenziare che somministrare lo iodio stabile dopo le 24 ore successive all’esposizione può causare più danni che benefici (prolungando l’emivita biologica dello iodio radioattivo che si è già accumulato nella tiroide).

La misura della iodoprofilassi è quindi prevista per le classi di età 0-17 anni, 18-40 anni e per le donne in stato di gravidanza e allattamento. Il Ministro della Salute può decidere l’attivazione delle procedure per la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate”. 

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