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Discarica di Albano, Andreassi: “Le indagini possono scoperchiare il vaso di Pandora dei rifiuti del Lazio”

Luca Andreassi

Luca Andreassi è attuale vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici e Infrastrutture del Comune di Albano Laziale, ma nella passata amministrazione Marini ha avuto la delega ai Rifiuti, seguendo in prima linea la questione della discarica di Albano, posta nelle scorse ore sotto sequestro preventivo. Un fatto sconvolgente che Andreassi commenta così.

Professor Andreassi, lei è un esperto di gestione dei rifiuti ed è stato delegato a questa materia per il Comune di Albano Laziale per 10 anni con il sindaco Marini. Conosce, quindi, la vicenda del sito industriale di Roncigliano in ogni minimo dettaglio. Siamo rimasti un po’ sorpresi dalle sue parole di commento alla chiusura del sito da parte della Guardia di Finanza. Nessun trionfalismo, perché?
“E’ difficile essere contenti per un intervento tanto tardivo. La Guardia di Finanza di Velletri ha dato esecuzione, infatti, al decreto di sequestro preventivo disposto dal GIP del locale Tribunale contestando la mancanza delle garanzie fideiussorie per il trattamento post mortem dell’invaso. E’ difficile essere contenti quando è lo stesso GIP del Tribunale a definire come “macroscopica illegittimità” il provvedimento con cui la Regione Lazio ha autorizzato l’esercizio della discarica escludendo, continuo a citare, “lo stato di buona fede”. E’ difficile essere contenti e, anzi, non provare rabbia dato, dunque, che il sito è stato riaperto nonostante quanto oggi il Tribunale sta verificando e nonostante noi avessimo evidenziato chiaramente quelle che a noi sembravano essere gravi illegittimità autorizzative sin dal ricorso al TAR nel 2019 fatto dall’allora Sindaco Marini e da me come delegato. Ricorso che deve essere ancora discusso nel merito. Dopo tre anni”.

Peraltro, lei evidenzia che sono ben più gravi le ragioni di illegittimità autorizzative del sito.
“Certamente sì. La vicenda legata alle volture dei rami di azienda con spacchettamento dell’autorizzazione in due, una per l’impianto TMB ed una per la discarica, peraltro con protagonista una società su cui gravava una interdizione per mafia, è, a mio avviso, tutta illegittima. In quel ricorso lo abbiamo scritto e circostanziato. Ma, come ho detto, la discussione nel merito ancora non è fissata. La novità di queste ultime settimane è che anche l’Avvocatura della Regione Lazio la pensa esattamente come noi, ritenendo la procedura non consona”.
 
Siamo dunque ad un punto di svolta?
“Davvero non lo so. Ho una percezione. Era agosto quando in una intervista scrissi che Albano poteva essere il vaso di Pandora dell’intera gestione dei rifiuti della Regione Lazio. Mi pare che qualcuno stia provando a scoperchiarlo e il nostro dovere è quello di contribuire a scoperchiarlo. Senza paura. Senza neanche paura delle possibili risposte a domande che abbiamo il diritto di porre”.

Per esempio?
“Come è possibile che la Regione Lazio, organo di controllo ed autorizzativo, non sapesse che mancava una fidejussione per garantire i lavori di chiusura dell’invaso post mortem? Su quali basi si è autorizzata la ripresa dell’esercizio della discarica se le carte non erano tutte a posto? E relativamente agli invasi 4, 5 e 6, siamo certi che queste fidejussioni ci fossero e che i lavori siano completati e certificati? E anche sulle volture di cui ho appena parlato, la Procura sta cercando di fare chiarezza, vista anche la posizione dell’Avvocatura Regionale?”

Ci sono ancora due questioni che ci incuriosiscono. In tutta la vicenda non sembra emergere la questione ambientale.
“Io sono naturalmente preoccupato per l’aspetto ambientale. Vivo ad Albano, non potrebbe che essere così. Ma, come ripeto da mesi, la partita della discarica di Albano non si gioca sulle tematiche ambientali, sulle quali si è perso e si continuerebbe a perdere.
La partita si gioca sulla legittimità delle procedure autorizzative e su queste la politica, i cittadini, i comitati devono comportarsi come un corpo unico.
Perché è diritto di tutti noi che la legge venga rispettata. E che sia uguale per tutti”.

Su quel sito industriale di Ronciglino esiste una richiesta di autorizzazione per un impianti a biogas da 80.000 tonnellate l’anno. Che cosa ne pensa?
“Il discorso non vale solo per Albano. Vale per Magliano, vale per Civitavecchia e per tutte le realtà che hanno in fase autorizzativa o già autorizzati impianti di dimensioni ben superiori alle esigenze del territorio. È evidente che lo schema di gestione dei rifiuti della Regione Lazio sia fallimentare. Certo per colpa di Roma e di chi l’ha amministrata negli scorsi anni. Ma anche per l’assenza di una logica. Siamo una Regione in cui ancora non è stata definita la governance degli ambiti territoriali. E’ bene che quanto sta avvenendo ad Albano sia da pungolo per fare presto, ma in una logica in cui la Provincia venga divisa almeno in tre ambiti con impiantistica integrata, adeguata alle esigenze del territorio e funzionale alla valorizzazione dei prodotti della raccolta differenziata effettuata con sacrificio dai cittadini”.

Previsioni su quello che accadrà sulla discarica di Roncigliano?
“La logica mi dice che la società che gestisce la discarica si presenterà con una fidejussione e che la discarica riaprirà all’istante. Ho però una speranza. Siccome questa cosa la so io e la sanno pure gli inquirenti, così come sanno che non ci sono significativi precedenti dello stesso tipo, proprio per la relativa facilità di soluzione a fronte di una interruzione del pubblico servizio, ho la speranza che il centro dell’indagine non sia la fidejussione, ma tutto quello che c’è intorno e che ho provato a spiegare in tutti questi mesi e anche in questa intervista”

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