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Città Metropolitana tra anomalia e riforma: il monito dai Castelli Romani - Castelli Notizie
Attualità

Città Metropolitana tra anomalia e riforma: il monito dai Castelli Romani

palazzo valentini

La Città Metropolitana di Roma Capitale, al pari delle sue “consorelle” istituzionali, è stata partorita in seguito alla legge Delrio ma in tanti, giunti nel 2022, osservano una riforma incompleta, che non attribuisce alle Città Metropolitane il peso e il potere che meritano. Ma al contrario presentano anomalie e problematiche irrisolte. Un discorso che vale anche e soprattutto per Palazzo Valentini, incastrato tra la forza amministrativa di Regione Lazio e Comune di Roma. Una prima analisi personale la fa l’ex sindaco di Albano Laziale e attuale consigliere metropolitano, Nicola Marini: “La Città Metropolitana come Ente sconta una mancata e piena attuazione delle riforme di riordino istituzionale che si sono succedute, a partire dalla Legge 56, Legge Del Rio. In particolare, per la Città Metropolitana di Roma Capitale, si aggiungono due questioni: la prima è che si parla, appunto, della Città Metropolitana della Capitale d’Italia, con la conseguente complessità dei problemi, sia in rapporto al Comune di Roma sia in rapporto alla Regione Lazio; la seconda è che, contrariamente alle altre Città Metropolitane, lo squilibrio di peso politico e demografico di Roma Città rispetto al resto del territorio metropolitano crea oggettivi problemi di equilibrio economico e di rappresentanza. Ritengo di conseguenza evidente la necessità di rivedere la normativa che regola i rapporti tra gli Enti Locali dei vari livelli, regionale, metropolitano, di area vasta (ex province) e comuni”, conclude Nicola Marini.

Questa invece la riflessione dell’ex sindaco di Marino ed ex consigliere metropolitano delegato nella maggioranza Raggi di Palazzo Valentini, Carlo Colizza: “Il tema delle risorse finanziarie; solo con un sistema di finanziamento adeguato le Città metropolitane potranno essere in grado di realizzare quegli interventi incisivi per la competitività e lo sviluppo del territorio. Al momento l’esercizio delle funzioni assegnate non è coperto da risorse proprie e certe, si vive di trasferimenti statali e, quindi, di rapporti politici non uniformi. Altro tema riguarda l’identità della Città metropolitana come istituzione il cui governo è incentrato sui Comuni del suo territorio che ne costituisco l’elemento fondativo, avendo il legislatore correttamente assegnato la titolarità fondamentale della pianificazione strategica considerata come documento di governo e programmazione dello sviluppo degli ambiti locali. Deve – continua poi l’attuale consigliere comunale di Marino – poi essere ulteriormente precisato l’elenco delle funzioni fondamentali attribuite alle Città metropolitane soprattutto in quelle materie che appaiono oggi troppo generiche; in tale ambito deve essere promossa l’esclusiva competenza delle Città metropolitane nella gestione strategica dei servizi di rete in un’ottica di massima semplificazione ed eliminazione di duplicazioni; vanno quindi eliminati quei soggetti ed organismi che svolgono competenze nelle materie rientranti nelle funzioni fondamentali che – diversamente – rischiano di generare sovrapposizioni di competenze, duplicazioni di costi ed inefficienze gestionali. Sempre in questa direzione occorre rafforzare il principio di delega delle funzioni da parte delle Regioni valorizzando la connessione con gli strumenti di programmazione territoriale a livello comunale”.

Carlo Colizza quindi puntualizza: “Le funzioni delegate devono essere concordate con le Regioni e soprattutto sostenute con risorse umane e finanziare adeguate e stabili nel tempo, preventivamente concertate e condivise nelle sedi istituzionali previste. La Città metropolitana ha quindi una vocazione forte di coordinamento, programmazione e gestione di servizi di area vasta; il maggior limite nell’esercizio di questo ruolo è costituito dall’assetto istituzionale disegnato dalla cosiddetta Legge Delrio, che ha generato risultati diversi su territori metropolitani molto disomogenei tra loro per collocazione, conformità territoriale, condizioni economiche ed assetti politici. Necessario, ancor più dopo l’intervento della Corte Costituzionale, tornare ad un sistema elettivo che coinvolga i cittadini e non i loro rappresentanti. Questo permetterebbe un riavvicinamento tra l’ente ed i rappresentati che oggi vivono questa relazione in maniera distaccata e garantirebbe agli eletti quei riconoscimenti normativi e indennitari che, a fronte di enormi responsabilità amministrative, non trovano riscontro. Da ultimo nella gestione delle deleghe di giunta sarebbe utile poter attingere all’esterno degli eletti, coinvolgendo professionalità della società, escluse dal governo di questi enti di area vasta”.

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