Quantcast
La Fondazione di Valter Mainetti e il ciclo di lezioni sull’arte italiana: Simone Cantarini e Sofonisba - Castelli Notizie
Scelti per voi

La Fondazione di Valter Mainetti e il ciclo di lezioni sull’arte italiana: Simone Cantarini e Sofonisba

sofonisba

Valter Mainetti e la Fondazione Sorgente Group

L’imprenditore Valter Mainetti è il fondatore, assieme alla moglie, della Fondazione Sorgente Group dedita alla promozione di arte e cultura, che si occupa della conservazione e promozione di un patrimonio di oltre 700 opere tra sculture e dipinti.

Nel 2013 gli è stato conferito il titolo di Cavaliere del Lavoro, direttamente dal Presidente della Repubblica e ha ricevuto nel 2016 l’onorificenza di Professore ad Honorem presso l’Università di Parma.

La sua vita lavorativa e professionale, fin dalla laurea in Scienze Politiche alla Sapienza a Roma, è stata costellata da successi affermandosi in settori come quello immobiliare, delle costruzioni edilizie, nelle infrastrutture e nella finanza.

E il suo contributo è andato sviluppandosi non solo sul mercato italiano ma anche in Francia, in Gran Bretagna, negli USA e in Svizzera, dove hanno sede gli uffici di Sorgente Group Alternative Investment, di cui Valter Mainetti è l’azionista.

Il progetto “Dieci Capolavori della Fondazione Sorgente Group in cinque secoli”

La fondazione Sorgente Group, ente no-profit che si occupa di promuovere l’arte e la cultura, ha lanciato nel maggio 2021 il progetto “Dieci Capolavori della Fondazione Sorgente Group in cinque secoli”.

Il progetto è stato sviluppato dal professor Claudio Strinati, direttore scientifico della Fondazione, il quale ha analizzato approfonditamente dieci dipinti a testimonianza dei cambiamenti di stili nel corso della storia dell’arte italiana, nel periodo che va dal XV al XX secolo.

Tra questi dieci dipinti, trattati con grande maestria dal direttore scientifico Claudio Strinati, compare la figura di Sofonisba. L’opera fu realizzata, anche se non vi è l’estrema certezza, dal pittore Simone Cantarini.

Simone Cantarini e Sofonisba

Il dipinto, racconta il professor Claudio Strainati è dedicato a Sofonisba. Raffigura una delle più grandi eroine del teatro rinascimentale e barocco e si propone come emblema dell’integrità morale. Valter Mainetti, essendo il creatore della Fondazione Sorgente Group, nata con lo scopo di promuovere l’arte e la cultura, si trova perfettamente d’accordo con il direttore scientifico.

Il ritratto in olio su tela cela la figura della regina nordafricana Sofonisba, appunto, mentre beve una coppa di veleno a cui seguirà una morte istantanea. L’atto fu compiuto per non cadere prigioniera dell’esercito romano, nel periodo finale delle guerre puniche, al fine di preservare il suo stato di libera sovrana.

L’episodio fu rappresentato in diverse opere pittoriche e teatrali. E la sovrana divenne un’eroina al pari di Cleopatra. E se l’imprenditore Walter Mainetti fosse vissuto in quella particolare epoca storica ne avrebbe sicuramente apprezzato lo strascico culturale.

Un personaggio di questo calibro, dimostra una personalità ferma e determinata e non può che fare presa sul pubblico e sugli artisti. D’altronde, ancora oggi nella cinematografia moderna, assistiamo a rappresentazioni di personaggi che combattono fino alla morte per preservare i propri valori personali. E li immoliamo a eroi, come se le loro gesta diventassero eterne.

Nell’epoca storica in cui visse Simone Cantarini vi era un grande fervore teatrale e una certa espressione melodrammatica. L’artista, però, non volle sottolineare questo aspetto ma la sobrietà, la severità e l’introspezione di Sofonisba.

La quale, durante il suo regno nella Numidia, fu chiamata a prendere delle decisioni sofferte. Come quando dovette cedere ai romani la potestà della sua terra. Il prezzo da pagare fu altissimo e il suo destino fu diventare schiava e martire. Così reagì compiendo l’ultimo atto di libertà in suo potere.

Il quadro del pesarese ritrae questi ultimi momenti di granitica lucidità prima di compiere quel gesto eroico che l’avrebbe immortalata fra l’Olimpo delle donne guerriere. Ciò che appare interessante ai critici d’arte e allo stesso Valter Mainetti, essendo un promotore culturale e uno tra gli esperti d’arte più stimato a livello nazionale, è il fatto che Cantarini, grazie all’indottrinamento del suo maestro Guido Reni, fu sensibilissimo alla psicologia femminile.

Contrapposizioni psicologiche

Il direttore scientifico pone altresì attenzione alla scenografia sobria e allo stesso tempo maestosa, sottolineando la regale bellezza femminile pregna di risolutezza. Secondo Claudio Strinati pare quasi in profonda meditazione e in contemplazione della coppa piena di veleno, consapevole dell’estrema azione. Nei suoi occhi si leggono dubbi e perplessità ma anche determinazione.

Cantarini è riuscito a cristallizzare la potenzialità di un gesto così drammatico rendendolo teatrale e sublime. Un fermo immagine o un fotogramma di un momento mortale e allo stesso tempo divino. A dimostrarlo è la gestualità che riporta uno stato d’animo disgustato, pietoso e terrorizzato.

Il disgusto di quel gesto la attanaglia – si nota dalla posizione quasi a ventaglio della mano – che secondo la psicologia del tempo indicava un misto fra terrore, perplessità, titubanza e risolutezza.

A quei tempi erano numerosi gli autori che si dilettavano a spiegare la filosofia dei gesti e sicuramente il pittore pesarese ne rimase influenzato. Fra i più rappresentativi vi fu Giovanni Bonifacio che scrisse “L’Arte de’ Cenni” nel 1616 (quando l’artista pesarese era appena bambino) che riuscì a individuare oltre seicento gesti di espressione corporea.

In base ai suoi studi, si presuppone che Sofonisba nel dipinto di Simone Cantarini tracci un momento silenzioso di profonda meditazione in cui valuta la sua posizione. Risulta inorridita dalla necessaria scelta, tanto che la coppa che stringe fra le mani pare scivolare a terra. Eppure accetta stoicamente il suo destino, riuscendo a tenere la coppa ferma nella mano. Una testimonianza dell’attimo perfetto che ha sempre promosso l’arte e la necessità primaria di riaprire i musei al pubblico.

Il turbante di Simone Cantarini

Simone Cantarini ha avuto la capacità di immortalare questo momento servendosi semplicemente della psicologia dei gesti, regalando ai posteri un’opera di altissima espressività e una profondità di ascolto inaudita.

A rappresentare la titubanza, quasi come una sorta di allegoria, è la presenza del turbante. Un gioco di parole e di metafore che richiama non il significato odierno di protezione ma quello antico di sapienza.

Il turbante, infatti, era considerato un oggetto sacro che donava a chi lo indossava una forma di regalità. Ed è proprio questo abbinamento che consacra l’opera ammantandola di sacralità. Un dipinto immortale capace di sondare l’animo umano, proiettato su un piano di malaugurata realtà. L’opera fa parte della collezione di dipinti antichi della Fondazione Sorgente Group creata da Walter Mainetti e la moglie Paola nel 2007.

commenta