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Ariccia - Drammatiche memorie nel diario di Fernando Silvestri, soldato deportato in Austria insignito della Medaglia d'Onore - Castelli Notizie
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Ariccia – Drammatiche memorie nel diario di Fernando Silvestri, soldato deportato in Austria insignito della Medaglia d’Onore

fernando silvestri

Non era neanche vent’enne Fernando Silvestri, cittadino di Genzano nato il 27 agosto 1923 da papà Emidio Silvestri e mamma Anna Gramiccia, quando venne chiamato alle armi. Partecipò alle operazioni della campagna di guerra in Albania dal 29 luglio 1943 all’ 8 settembre del 1943, quando viene catturato dai tedeschi e deportato in Austria.

Il 25 ottobre 1943 venne internato nel lager di Steyr, dove, privato dello stato di prigioniero di guerra e ridotto in schiavitù, venne impiegato nei lavori forzati sino al 5 maggio 1945, quando fu liberato dagli alleati. Rientrò in Italia tre mesi dopo.
Nel 1949 convolò a nozze con Vera Cimini ad Ariccia, dove ha vissuto per oltre 50 anni, sino al 27 aprile del 2003, giorno del suo decesso.

Fernando parlava poco e malvolentieri di quanto aveva vissuto sulla sua pelle. Ma dopo la sua morte i figli Alberto(storico delle antichità), Agostino e Daniele, hanno scoperto un diario dove il padre racconta questa sua drammatica esperienza, anche se limitatamente all’arco temporale che va dal 15 ottobre del 1943 al 21 marzo del 1944.

Il campo di concentramento nazista

Il campo di concentramento di Staier-Méniciolz era un campo satellite del campo di concentramento di Mauthausen, allestito nel 1942 nel distretto di Méniciolz della città di Steyr, nell’Alta Austria. Il numero dei prigionieri, che alloggiavano nelle baracche, variava tra 1.000 e 2.000 e dovevano svolgere lavori per l’industria delle armi nella fabbrica di Steyr, nei pressi della quale era stato allestito il campo. Erano utilizzati nella produzione di mitragliatrici, fucili mitragliatori, motori aeronautici, camion e cuscinetti a sfera. Ma venivano impiegati anche nella costruzione di strade, rifugi antiaerei per la città di Steyr e, in seguito ai bombardamenti del 1944, per ripulire i detriti causati delle bombe.

La vita dei prigionieri era molto dura, a causa della cattiva alimentazione, degli incarichi di lavoro da svolgere con qualsiasi condizione meteorologica, del massacrante ritmo di lavoro (turni di 12 ore sia diurni che notturni), dell’abbigliamento inadatto e della scarsa disponibilità di cure mediche. I prigionieri che si ammalavano venivano spesso soppressi e cremati nel crematorio della città di Steyr.
Tutti i soldati italiani erano per l’autorità tedesca degli IMI: militari italiani internati. Questa definizione era penalizzante perché non erano considerati come prigionieri di guerra a tutti gli effetti, e di conseguenza la Croce Rossa Internazionale non forniva loro pacchi di viveri e vestiario come faceva invece per i soldati degli eserciti alleati.

La medaglia al valor civile

Lo scorso 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, il Presidente della Repubblica ha conferito a 23 deportati ed internati nei campi lager nazisti la medaglia d’onore, di cui è stato insignito anche il soldato genzanese.
Alla cerimonia di consegna, presso la Prefettura di Roma a Palazzo Valentini, è stata presieduta dal Prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, e vi hanno partecipato la vicesindaca della Capitale, Silvia Scozzese, e la presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello.

medaglia d'onore
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