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Genzano – Alla Mondadori Luca Telese alla prima de “La scorta di Enrico”, il suo libro dedicato a Berlinguer

Chi era davvero Enrico Berlinguer e cosa ha rappresentato la sua figura per la Storia dell’Italia e per quei “figli del popolo” in cui aveva riposto la sua fiducia. Questo il tema al centro del libro di Luca Telese, “La scorta di Enrico. Berlinguer e i suoi uomini: una storia di popolo”. La prima presentazione ufficiale dell’ultima fatica letteraria del giornalista, saggista e conduttore radiotelevisivo italiano, si è svolta nel pomeriggio di sabato 21 maggio presso la Mondadori Bookstore di Genzano di Roma, alla presenza del Sindaco Carlo Zoccolotti e degli esponenti della maggioranza Luca Temofonte e Marta Elisa Bevilacqua. Una scelta non casuale ma voluta, perché questa città ebbe un ruolo nella vita e nel pensiero politico di Berlinguer, come si evince da alcuni aneddoti narrati all’interno del saggio.

Durante l’incontro, l’autore ha dialogato con Giacomo Tortorici, presidente del Sistema Castelli Romani, ripercorrendo con lui i punti salienti del suo racconto della vita di un personaggio politico che ha lasciato il segno per la “straordinaria potenza del suo messaggio”, che ancora oggi risulta incredibilmente attuale.

Poi, è stata ascoltata la testimonianza di Roberto Bertuzzi, il più giovane tra gli uomini della scorta del compianto leader del Partito Comunista Italiano, e delle figlie di Alberto Menichelli e Dante Franceschini, entrambi venuti a mancare negli ultimi anni.

L’evento è stato aperto con i saluti e i ringraziamenti da parte di Guido Ciarla, titolare dei Bookstore Mondadori di Velletri, Lariano, Genzano, Frascati e Cisterna di Latina, cui sono seguiti quelli del Sindaco genzanese Carlo Zoccolotti.

“Questo libro non fa il classico santino ma è quasi un romanzo che permette di conoscere le storie meravigliose di questi uomini”, ha esordito Giacomo Tortorici, per poi aggiungere che non si tratta di “un libro per nostalgici” ma di “una riscoperta di radici che possono aiutarci a guardare verso il futuro”.

Storie che si incrociano, nelle parole dell’autore Luca Telese. L’incontro tra due mondi diversi ma accomunati dallo stesso ideale, quello di Enrico Berlinguer, leader illuminato proveniente da una famiglia borghese e quello degli uomini della sua scorta, i “figli del popolo” che costituivano la sua rete di protezione: Alberto Menichelli, Lauro Righi, Dante Franceschini, Pietro Alessandrelli, Torquato Grassi, Alberto Marani e Roberto Bertuzzi.

La scorta di Berlinguer era composta da giovani militanti comunisti ma anche uomini “che avevano vissuto i tempi del fascismo e combattuto nella Resistenza”. “Tre generazioni a confronto” che formavano una famiglia politica in cui i più giovani sono cresciuti e dalla quale hanno imparato a lottare per il proprio ideale, ha sottolineato Luca Telese.

Ideale fondato sull’antimilitarismo e sull’uguaglianza sociale che Berlinguer e gli uomini della sua scorta avevano sposato convintamente e al quale si erano mostrati fedeli in ogni occasione, dalla più formale alla più quotidiana.

Secondo il giornalista, due sono i momenti emblematici che raccontano la forza simbolica della figura di Berlinguer e il suo profondo legame con il sentire popolare.

Il primo è l’ultimo comizio pubblico, sul palco di Padova, che Berlinguer volle continuare anche dopo essere stato colpito da un malore, di fronte a una folla che lo pregava di fermarsi. “Un finale che, – secondo Luca Telese, – attraversa le dimensioni dello spazio e del tempo”. Il secondo è il suo funerale, celebratosi a Roma il 13 giugno dell’84.

Evento al quale Tortorici, che all’epoca era un bambino, assistette con suo padre, ricordando di essere rimasto impressionato da quella “fiumana di gente che voleva cambiare le cose”.

Per Telese, la grande partecipazione al funerale del leader del Pci ha lanciato un messaggio politico impossibile da ignorare. Dimostrando che, nonostante ciò che scriveva la stampa su di lui, non era solo nella sua battaglia “contro parte della classe dirigente e anche del suo partito” ma era “connesso con la gente”. Una presa di posizione, quella di coloro che credevano nella proposta politica della sinistra, che divenne “il seme del sorpasso elettorale del Pci, un risultato incredibile”.

La costola nostrana del Partito Comunista non era, come sostenevano i giornali, giunta alla fine della sua parabola politica dopo la brusca liquidazione del compromesso storico. Naufragato a causa delle azioni terroristiche delle Brigate Rosse, giunte all’apice della violenza con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, ha spiegato l’autore del libro.

Nella ricostruzione di Telese, Berlinguer era inviso a molti personaggi importanti a causa delle sue battaglie politiche, i quali lo dimenticarono in fretta e “fecero di tutto per farlo dimenticare”.

Le idee all’avanguardia per l’epoca in cui è vissuto, infatti, lo avevano reso scomodo non solo per la classe dirigente nazionale ma anche per i suoi alleati dei Paesi filosovietici, fatta eccezione per il cileno Salvador Allende e il cecoslovacco Alexander Dubček. Gli unici a condividere il suo progetto di “costruire un socialismo democratico e la sua battaglia “contro il totalitarismo sovietico e per la pace”.

Un’intesa, quella tra Berlinguer e la visione politica del defunto Salvador Allende, portata avanti dai suoi sostenitori, che si consolidò anche grazie all’incontro tra il politico italiano e gli Inti Illimani. I quali, raccontano Telese e Tortorici, a seguito del colpo di stato e dell’instaurazione della dittatura militare di Pinochet, “furono ospitati presso la sede genzanese del Pci come rifugiati politici” ed ebbero un colloquio con Berlinguer che, ha affermato Telese, “influenzò il suo pensiero politico”.

Ma Genzano fu protagonista anche di un altro aneddoto della vita di Enrico Berlinguer e degli uomini della sua scorta. Infatti, ha raccontato Laura Menichelli, un giorno il leader comunista venne a vedere la tradizionale Infiorata di Genzano con lei, che all’epoca era una bambina, e suo padre Alberto Menichelli.

Infine, con la testimonianza diretta di Roberto Bertuzzi, è stata ricordata la grande abilità di pianificazione strategica della scorta di Enrico Berlinguer, che aveva inventato un sistema di sicurezza efficace per proteggere il leader, e la bellezza della comunità politica di cui facevano parte. Ma anche l’integrità morale e l’incorruttibilità di un uomo, Enrico Berlinguer, “che donava la maggior parte dei regali di Natale ricevuti dai suoi sostenitori e rimandava indietro, ogni anno, le cassette di champagne inviate da un imprenditore milanese”.

Al termine della presentazione del libro “La scorta di Enrico. Berlinguer e i suoi uomini: una storia di popolo”, l’autore Luca Telese si è messo a disposizione per il firmacopie e in un videosaluto ai lettori di Castelli Notizie ha svelato come la sua carriera giornalistica sia nata proprio ai Castelli Romani, a Monte Porzio Catone.

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