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Velletri, la futura mamma operata dal dott. Petriglia scrive a D’Amato: “Al Colombo un reparto d’eccellenza da salvare”

ostetricia e ginecologia ospedale velletri
“Perché è bello nascere a Velletri”. E’ così che inizia la lettera indirizzata da Eleonora Giorgi, futura mamma, all’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.
Nei giorni scorsi avevamo raccontato la storia di Eleonora, la cui gravidanza era messa in pericolo dalla contemporaneità con una extra uterina.
Un evento raro che però ha trovato fortunatamente un positivo epilogo grazie all’intervento del dott. Petriglia e della sua équipe dell’Ospedale “Paolo Colombo” di Velletri. Un ospedale, però, dove non si può più partorire, perché il polo maternità veliterno è stato spostato all’Ospedale dei Castelli di Ariccia.
 
“Egregio Assessore – scrive Eleonora –,  mi rivolgo a lei nella speranza che la mia esperienza possa essere presa in considerazione per ciò che concerne i cambiamenti apportati all’ospedale Paolo Colombo di Velletri in particolare modo al reparto di ginecologia ed ostetricia e al punto nascita.
Io sono la paziente che ha subito la delicata operazione ad appena cinque settimane di gravidanza, eseguita dal dottor Petriglia di cui si parla in un articolo uscito il 26 maggio su Castelli Notizie (LEGGI). Quando ho capito che c’era qualcosa che non andava non ho avuto dubbi, ho scelto di recarmi all’ospedale di Velletri perché sapevo che sarei stata in ottime mani, erano ancora vividi in me i ricordi di tre anni prima, quando il punto nascita era aperto e vi ho partorito la mia prima bimba, e dove ho trovato professionalità, empatia, sostegno, disponibilità e tanto altro.
Quindi mi chiedo, perché chiudere qualcosa che funziona? Non riesco a trovare una risposta. Da mamma che si confronta con altre mamme, posso assicurare che nel reparto di ginecologia e ostetricia di Velletri c’è del personale sì qualificato, ma soprattutto aggiornato per ciò che riguarda tutto il percorso di una gravidanza fisiologica e sull’allattamento, cose che purtroppo non si trovano in altre strutture, anche rinomate dove spesso continuano ad utilizzare manovre e strumenti ormai banditi secondo le nuove linee guida. Ovviamente non voglio soffermarmi sulla mia esperienza del parto, che comunque è stata molto positiva, perché mi rendo conto che è qualcosa di molto personale, ma mi riferisco proprio alla gestione del reparto che è volta alla completa attenzione del paziente che non viene lasciato mai solo, vengono controllati i parametri vitali più volte al giorno, e c’è molto sostegno psicologico e morale, le infermiere hanno sempre una parola di conforto per chiunque, e sono anche brave a sdrammatizzare per allentare la tensione quando ce ne è bisogno. So che sembrano tutte cose che all’interno di un ospedale dovrebbero essere normali e scontate, ma ascoltando le esperienze di tante altre donne, mi sono resa conto che non è così e che un reparto del genere, facente parte della sanità pubblica, è un valore aggiunto per la nostra comunità che non dovrebbe essere spazzato via ma sostenuto su più fronti perché le donne e le future mamme hanno bisogno di posti di questo genere, anzi mi sento di dire che il reparto così come è gestito dal dottor Petriglia dovrebbe essere preso come esempio e valorizzato.
Sappiamo  che la pandemia da COVID ha stravolto la nostra società, le nostre certezze ed ha apportato tanti cambiamenti che siamo stati costretti ad accettare, ciò è avvenuto anche e soprattutto all’interno della sanità che ha dovuto riorganizzarsi al meglio per garantire le prestazione ai cittadini, ecco la mia degenza avvenuta a maggio all’ospedale di Velletri, mi ha confermato ciò che avevo sperimentato tre anni fa, ho trovato la stessa professionalità e la stessa empatia,  ho riscontrato in più solo molta amarezza e delusione da parte del personale proprio per la chiusura del punto nascita, sono consapevoli che il loro lavoro, nonostante sia stato sempre ben fatto, non è stato né salvaguardato né preso in considerazione, ed Io purtroppo provo la stessa amarezza.
Dopo l’operazione, sono stata presa in carico dall’ospedale e la mia gravidanza, come è accaduto con la prima, è seguita da loro, ma dovrò partorire altrove e io questa cosa  la sto vivendo male perché la percepisco come una costrizione e una donna in gravidanza non dovrebbe sentirsi così. Questo bambino dovrebbe nascere all’ospedale di Velletri per tanti motivi, perché loro conoscono il mio vissuto, conoscono la mia storia clinica e soprattutto perché questo bambino nascerà grazie a tutti coloro che mi hanno seguito e si sono preoccupati di salvaguardare non solo la sua vita ma anche la mia. Questo bambino è anche figlio loro, è figlio del dottor Petriglia e di tutta l’equipe che era in sala operatoria ad eseguire un’operazione delicata su un caso più unico che raro; è figlio di tutti i ginecologi e ginecologhe che mi hanno visitato in modo minuzioso e che mi hanno sempre spiegato tutto con schiettezza ma con il giusto tatto; è figlio delle ostetriche che erano sempre vicino a me come delle mamme; è figlio delle infermiere che mi hanno accudito non solo fisicamente ma anche moralmente, quindi sarebbe giusto che nascesse lì, tra coloro che hanno seguito tutto il nostro percorso.
 Non so se questa mia testimonianza farà la differenza o rimarrà inascoltata, ma spero davvero che nonostante lei sia un uomo e forse non si renda veramente conto di quanto sia essenziale salvaguardare un punto nascita del genere, faccia qualcosa per invertire la rotta e lo ripristini,  lo meritano le donne e lo meritano le figure professionali che svolgono in modo eccellente il loro lavoro.
Nella speranza che questa mia lettera possa almeno dare spunto per qualche riflessione in più che comporti dei cambiamenti in positivo, le porgo i miei più  Cordiali Saluti”.
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