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La Cina pronta a invadere Taiwan: preoccupazione generale, anche per i…microchip!

Generico agosto 2022

Clima sempre più teso in Estremo Oriente dopo che il Ministero delle Difesa di Taipei ha reso noto che alle 17 locali (11 in Italia) 68 caccia e 13 navi da guerra cinesi hanno attraversato la linea media informale che divide lo Stretto di Taiwan.

L’Esercito taiwanese ha affermato che 68 caccia e 13 navi da guerra cinese hanno attraversato la “linea mediana” che separa lo Stretto di Taiwan nella seconda giornata delle maxi esercitazioni intorno all’isola di quello che è stato presentato come l’Esercito popolare di liberazione.

“Condanniamo le forze armate comuniste per aver deliberatamente attraversato la linea mediana dello Stretto e operato nel mare e nello spazio aereo intorno a Taiwan“, ha precisato il ministero della Difesa nel suo ultimo aggiornamento da Taipei (capitale dalla piccola nazione insulare, che si trova a 180 km dalla Cina).

Con l’inizio delle esercitazioni militari cinesi nello Stretto di Taiwan, in reazione alla visita a Taipei della speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d’America, Nancy Pelosi, un numero senza precedenti di aerei e navi di Pechino ha superato la cosiddetta “linea mediana” immaginaria che divide in due lo spazio aereo cinese e taiwanese e lo specchio d’acqua che separa la provincia cinese del Fujian dall’isola: si tratta appunto dello Stretto di Taiwan, largo 180 chilometri, collocato – secondo gli accordi internazionali – nel Mare cinese meridionale.

Sebbene storicamente sia la Repubblica popolare cinese che Taiwan abbiano sposato una politica della “Cina unica” – a cui però si oppone l’attuale presidente taiwanese, Tsai Ing-wen – esiste un confine marittimo di controllo lungo la linea mediana nello stretto.

La linea mediana fu definita nel 1955 con il Trattato di mutua difesa Usa-Taiwan dal generale dell’aeronautica statunitense Benjamin O. Davis, che tracciò una linea immaginaria in mezzo allo stretto. Gli Stati Uniti cominciarono quindi a fare pressioni su entrambe le parti affinché stipulassero un tacito accordo di non oltrepassare la linea stessa. La Repubblica Popolare Cinese non ha attraversato la linea mediana fino al 1999. Da quell’anno però aerei e navi militari cinesi si sono resi protagonisti di ripetuti sconfinamenti, aumentati a dismisura dal 2020 e verificati con crescente regolarità negli ultimi mesi.

In un messaggio delle autorità di Pechino, veicolato ieri dal Global Times, è stato spiegato che durante le esercitazioni – previste fino a domenica prossima – le forze aeree e navali cinesi potrebbero spingersi fino ad “aree entro 12 miglia nautiche dall’isola”, pari a circa 22,2 chilometri, superando la linea mediana disegnata da Davis che “cesserà di esistere”.

Di fronte a tutto questo diverse compagnie aeree hanno cancellato i voli per Taipei o corretto le rotte a causa delle restrizioni al traffico civile imposte dalle manovre militari cinesi intorno all’isola in risposta alla visita della speaker della Camera americana Nancy Pelosi a Taiwan. Lo spazio aereo coinvolto è relativamente piccolo, ma il blocco sta ostacolando i viaggi tra il sudest e il nordest asiatico.

Korean Air Lines ha dichiarato di aver cancellato i voli tra Seul e Taipei oggi e domani e ritardato quelli di domenica. Singapore Airlines ha eliminato i collegamenti odierni a causa di “restrizioni dello spazio aereo in evoluzione” e ha dichiarato che continuerà a monitorare la situazione. Le compagnie nipponiche ANA e Japan Airlines stanno operando i voli per Taipei normalmente, evitando le aree off-limits, così come le rotte per Hong Kong e il sudest asiatico. Cathay Pacific, il vettore dell’ex colonia britannica, ha chiarito già ieri che i suoi voli stavano evitando le aree critiche, prevedendo più tempi di percorrenza.

Il servizio di tracciamento del sito FlightRadar24 ha mostrato che le compagnie taiwanesi China Airlines ed EVA Airways stanno ancora volando da e verso l’isola, così come Philippine Airlines e i vettori cargo FedEx e United Parcel Service, pur evitando le aree interessate dalle esercitazioni militari.

Taiwan, insieme alla Cina e a Hong Kong, è tra i pochi luoghi al mondo che richiede la quarantena agli arrivi a causa del Covid-19, innescando una riduzione della domanda di viaggi. Problemi anche per i vettori vietnamiti che hanno dovuto adeguare le loro rotte verso i Paesi del nordest asiatico e gli Stati Uniti: la Civil Aviation Authority ha detto che sono 118 i voli coinvolti, di cui 36 operati da Vietnam Airlines e il resto da Vietjet Air. In particolare, la percorrenza più lunga di 10-15 minuti per Corea del Sud e Giappone, e di 35 minuti per gli Usa. Lo spazio aereo coinvolto ha un impatto minore sull’industria aeronautica rispetto ad situazioni critiche di sorvolo di Russia, Ucraina, Afghanistan, Corea del Nord, Iraq e Siria.

Le turbolenze in atto preoccupano, non poco, lo scacchiere internazionale. ”Caos economico’ è il rischio che diversi commentatori stranieri intravedono all’orizzonte se dovesse scoppiare un conflitto vero e proprio tra Cina e Taiwan.

Oltre a una ”forte recessione globale” e alla guerra in Ucraina, queste ulteriori tensioni ”potrebbero aggravare di molto la situazione” in tutto il mondo.

Il capo negoziatore commerciale di Taiwan John Deng, si ricorda nell’analisi, ha lanciato pochi giorni fa l’allarme sul fatto che ”i flussi commerciali mondiali potrebbero incontrare difficoltà ben peggiori” di quelle sperimentate negli ultimi mesi, dopo la pandemia e il conflitto russo-ucraino, soprattutto perché ”il mondo intero dipende da Taiwan per i microchip utilizzati nei veicoli elettrici e nei telefoni cellulari”.

Stessa preoccupazione espressa dal New York Times, secondo il quale ”l’escalation delle tensioni tra Cina e Taiwan potrebbe far scivolare i mercati finanziari globali dalla recessione alla depressione”.
Senza contare che, anche alla luce delle recenti esercitazioni militari effettuate dalla Cina, ”Pechino potrebbe bloccare l’accesso a una parte o all’intero stretto di Taiwan, dove transitano regolarmente le navi statunitensi” e che costituisce uno snodo importante dei traffici mondiali.

 

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