Attualità

44 anni fa moriva a Castel Gandolfo papa Paolo VI, il Pontefice che amava i Castelli Romani

Papa Paolo VI

Quarantaquattro anni fa, era il 6 agosto del 1978, a Castel Gandolfo, trovava la morte Papa Paolo VI, il Pontefice che seguì Giovanni XXIII. Il fisico del Papa bresciano, già provato dall’età e dalla fatica del papato, aveva subito un colpo pesantissimo dall’uccisione del suo amico fraterno Aldo Moro. Paolo VI è stato un Papa molto più che moderno, un Papa del futuro e in queste ore a ricordarlo é anche il Comune gandolfino.

paolo VI

Nato nel bresciano il 1897 morì ai Castelli Romani nel 1978. Fu lui il 262° vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica, primate d’Italia e 4º sovrano dello Stato della Città del Vaticano a partire dal 21 giugno 1963 fino alla morte. Venerabile dal 20 dicembre 2012, dopo che Papa Benedetto XVI ne aveva riconosciuto le virtù eroiche, è stato beatificato il 19 ottobre 2014 e proclamato santo il 14 ottobre 2018 da Papa Francesco.

Paolo VI, cui succedette per poche settimane Giovanni Paolo I (morto subito dopo in circostanze misteriose) fu subito impegnato a portare a conclusione il concilio. Il Papa era riservato, forse schivo, ma certamente dotato di una profonda intelligenza e conoscenza. Altra sua straordinaria dote fu quella di conciliatore, una dote che si rivelò quanto mai utile in un periodo difficile per la Chiesa, per l’Italia e il mondo intero.

Erano gli anni della Guerra fredda, delle superpotenze, ma anche delle Brigate Rosse, degli attentati e delle stragi, gli anni di piombo che tanto hanno segnato le menti delle genti.

papa paolo VI

Paolo VI si spense alle 21.40 del 6 agosto 1978, nella residenza di Castel Gandolfo a causa di un edema polmonare. Lasciò un testamento, scritto il 30 giugno 1965, salvo due successive lievi aggiunte; esso fu reso noto cinque giorni dopo la morte, l’11 agosto. In esso egli confida le sue paure, la sua esperienza di vita, le sue debolezze, ma anche le proprie gioie per una vita donata al servizio di Cristo e della Chiesa.

La salma, rivestita senza sfarzo, dopo un primo omaggio riservato agli intimi e alle autorità, venne ricondotta in Vaticano il 9 agosto ed esposta per tre giorni all’omaggio dei fedeli dinnanzi al baldacchino di San Pietro: sempre su indicazioni testamentarie, l’ostensione non avvenne su di un alto catafalco (come da prassi secolare), ma su un basso cataletto. Complice la calura estiva e un intervento conservativo inappropriato, il corpo di Papa Montini palesò presto i sintomi della decomposizione.

“Paolo VI – ricordano oggi dal Comune in suo onore –  aveva avuto una particolare attenzione, durante tutto il pontificato, verso la cittadina che ogni estate lo ospitava. Tutti possono vedere, anche a quattro decenni di distanza, i segni tangibili della Sua permanenza in Castel Gandolfo. Un benefattore che si è distinto tra i tanti pontefici che pure hanno amato e beneficato Castel Gandolfo.

Alla Sua iniziativa si deve la realizzazione del “Villaggio San Paolo”, la nuova zona residenziale realizzata negli ex Orti Torlonia, per la quale mise a disposizione i progettisti. Per non parlare della scuola elementare (a lui intitolata) donata dal Pontefice ed espressamente destinata ai bambini di Castel Gandolfo. E, ancora, fece edificare la chiesa della Madonna del Lago nella quale, nel settembre 1977, prima di ripartire per Roma, volle pronunciare un’omelia utilizzando i toni del commiato “definitivo” dall’amata cittadina che commosse tutti i presenti. Incoraggiò da vicino lo sviluppo del Movimento dei Focolari, che ha fatto dell’Aula delle Udienze, voluta proprio da Paolo VI, uno dei suoi centri maggiori.

Ma la sollecitudine di papa Montini verso Castel Gandolfo risale a ben prima della Sua elevazione al soglio pontificio. Già durante il Suo servizio nella Curia romana, in particolare come sostituto alla Segreteria di Stato di Pio XII, si era occupato di Castel Gandolfo, tra il gennaio e il giugno 1944, organizzando con uno sforzo immane, se si pensa alla estrema difficoltà di trasportare beni di conforto o di soccorso, l’accoglienza e il rifugio nelle Ville Pontificie di decine di migliaia di sfollati e rifugiati da Castel Gandolfo e dai paesi vicini e nel Palazzo Pontificio facendo allestire una “nursery” modello.  Da “monsignor Sostituto”, come molti vecchi castellani ricordano, continuò a frequentare Castel Gandolfo fino a che non divenne Arcivescovo di Milano. E così il ricordo di Lui continua ad essere vivissimo tra i nostri concittadini insieme all’affetto tributatogli in vita”.

commenta