Un lungo weekend dell’Epifania amaro per i tanti amanti dello sci e, soprattutto, i gestori degli impianti sciistici dell’Appennini, costretti a fare i conti con la fase mite e piuttosto asciutta di questo inizio d’inverno. La neve non c’è neppure ad alte quote e sono eloquenti, in tal senso, le immagini che si ricavano proprio in questi minuti dalle webcam di alcune stazioni sciistiche di rilievo nel centro Italia, come quelle di Campo Felice e di Campo Imperatore, dove di neve se ne vede pochissima e sulle piste si nota ancora il verde dell’erba.
Va persino peggio nell’Appennino laziale, come Monte Livata e Campo Staffi, dove non c’è più traccia della Dama Bianca, che si è squagliata velocemente nelle scorse settimane, complice una colonnina di mercurio su valori termici troppo alti.

La crisi dell’Appennino per mancanza di neve mette a rischio il futuro “di circa 500 aziende” secondo la Cna Bologna. “Nell’immediato sta colpendo la filiera dello sci, la ricezione alberghiera, tutto il mondo del turismo in Appennino ma forti ripercussioni le avranno anche le imprese dell’indotto e aziende alimentari e della ristorazione”, ha detto Marco Gualandi, vicepresidente Cna Bologna e imprenditore dell’Appennino. La confederazione di artigiani chiede di “ragionare in termini di ristori per le aziende maggiormente in difficoltà” puntando però lo sguardo al futuro. Il turismo in Appennino va rivisto. Non bisogna focalizzarci solo sul ‘bianco’ ma puntare di più sul ‘verde’, su un turismo 365 giorni all’anno. Pochi mesi fa eravamo felici per l’arrivo di milioni di fondi PNRR in Appennino: ora è tempo forse di utilizzarli per riconvertire l’offerta turistica”.

E visto che neppure i cannoni, con queste temperature, possono fare granché per garantire una quantità di neve congeniale allo sci, c’è chi pensa a quelli hi-tech, già in voga in alcune stazioni alpine, che funzionano come fossero dei frigoriferi giganteschi e non hanno bisogno delle basse temperature per “sparare” la neve, che viene sostituita dalla brina, grattata con dei rulli e poi compattata sulle piste. Nel nord Italia l’hanno già ribattezzata la “macchina del ghiaccio” o “fabbrica della neve calda”.
Sarà anche funzionale agli amanti di sci e snowboard ma la neve vera, beh quella è davvero un’altra cosa. E lo possono confermare tutti quelli che all’alba del 6 gennaio del 1985 si svegliarono con Roma e la sua intera provincia ammantate con la Dama Bianca (CLICCA QUI).






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