Esattamente dieci anni fa un tragico evento scosse profondamente la comunità di Marino, nel cuore dei Castelli Romani, quando in via Marcantonio Colonna una lite familiare degenerò in un drammatico omicidio.
Era il primo maggio 2014 quando un 55enne uccise con un colpo di pistola al petto il genero, Marco M., 27enne compagno di sua figlia e padre di un bambino di appena 20 mesi. L’episodio ebbe luogo sul pianerottolo di un condominio, in pieno centro storico, al culmine di una furiosa lite iniziata al telefono.
Secondo le testimonianze raccolte all’epoca, il giovane e la sua fidanzata avevano litigato furiosamente all’interno della loro pizzeria a San Cesareo, aperta da poco. La lite, non la prima, spinse la 26enne a cercare riparo dai genitori, portando con sé il figlioletto. Il giovane, determinato a riportarla a casa e a riprendersi il bambino, quella stessa sera si recò a Marino.
La situazione, già tesa di per sé, degenerò immediatamente. I due si affrontano sul pianerottolo, con accuse e insulti reciproci, e il padre della ragazza estrasse una calibro 38, regolarmente detenuta, facendo fuoco. Il giovane crollò a terra, colpito in pieno petto, mentre l’assassino fuggì dal luogo del delitto in evidente stato di choc. I Carabinieri del Nucleo Operativo di Castel Gandolfo, al comando dell’allora tenente (ora maggiore) Alessandro Iacovelli, intervennero rapidamente sul posto, rintracciandolo nei pressi dello stadio comunale. L’uomo fu arrestato e tradotto nel carcere di Velletri.
Arrivarono tempestivamente anche i soccorsi, ma non ci fu nulla da fare per il giovane, se non constatarne la morte.
La comunità di Marino, profondamente scossa da quella tragedia, si interrogò a lungo sulle dinamiche familiari e sulle relazioni che portarono ad un simile epilogo.
A dieci anni di distanza, il ricordo di quella tragica sera rimane vivo nella memoria collettiva. Famiglie e amici delle persone coinvolte continuano a convivere con il dolore della perdita e con il peso delle conseguenze di quell’atto così violento.
Ricordiamo che nel 2016 la Corte d’Assise d’Appello di Roma ha ridotto a 10 anni la condanna emessa nel luglio del 2015 dalla Corte d’Assise di Frosinone. La riduzione da 15 a 10 anni di reclusione per l’omicida fu motivata con il riconoscimento dell’attenuante della provocazione.
Il decennale di un fatto di cronaca nera così triste è un’occasione per riflettere sull’importanza della gestione pacifica dei conflitti familiari e sulla necessità di trovare soluzioni non violente alle dispute, sostenendosi a vicenda nel cercare sempre la via del dialogo e della comprensione, per evitare che simili tragedie si possano ripetere.



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