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Lettere di un amore impossibile lungo l’Appia Antica: a San Valentino la storia di un ritrovamento unico

lettere d'amore appia antica

Un amore eterno come eterna è la strada, l’Appia Antica, che ne è stata testimone e custode. Una storia sepolta, riemersa inaspettatamente o per la necessità di tornare a vivere nel mondo. Il segreto di due amanti clandestini nell’Italia di quasi un secolo fa, era custodito in due astucci di piombo, ‘capsule del tempo’ scambiate all’inizio per antiche fistule per l’acqua. Invece contenevano lettere datate 1929 tra un uomo e una donna, sotterrate al Quarto Miglio dell’Appia Antica. Testimonianza di una storia d’amore intensa e tormentata che va ad aggiungere un altro tassello alla storia infinita e sorprendente della Regina Viarum. Nel giorno di San Valentino, il richiamo di tale intensa suggestione è irresistibile. La novità è che il materiale, trascritto, curato e commentato dall’archeologa Rita Paris è diventato un libro. L’archeologia, oltre a far affiorare preziosi reperti, talvolta stana sentimenti immortali.

Un amore sepolto

È il 1999, c’è un gran fermento di lavori in vista del Giubileo del 2000. È in corso un’intensa stagione di scavi e restauri. E il 4 febbraio, in anticipo su San Valentino, proprio durante uno scavo sull’Appia Antica di un edificio noto con il nome di ‘Sepolcro Dorico’, ecco che vengono alla luce due tubi di piombo lunghi 25 centimetri. Su entrambi, in caratteri romani, è incisa una data: 30 settembre 1929. Ci sono poi  quattro iniziali: U.H. e L.L.. La sorpresa non è finita qui: contengono 49 lettere, un epistolario d’amore tra un lui e una lei, nel periodo compreso tra il marzo 1926 e il luglio del 1928. Il clamore mediatico della scoperta è immediato. Il carteggio è presentato in occasione di un paio di mostre, poi nel Casale di Santa Maria Nova dove ora è in esposizione permanente. Nel frattempo, nel corso degli anni, Rita Paris, partendo dalle iniziali di lui ne  ricostruisce la biografia: Ugo è un uomo sposato e ha due figli, all’epoca dei fatti. Per rispetto, si sceglie di non divulgare il cognome. Di lei,  si ignora quasi tutto, eccetto che al momento dell’incontro, è nubile e molto più giovane. Nel volume molto atteso e da poco pubblicato ‘Lettere d’amore dalla Via Appia’, (Gangemi Editore, 14 €) Rita Paris ha integralmente trascritto il contenuto dell’intero carteggio, abbinato ad accurate ricerche d’archivio e inquadramenti storici. Il libro è stato presentato giovedì 23 gennaio presso lo Spazio Gangemi – Sala Mostre & Convegni di Via Giulia a Roma. Alla presentazione, sono intervenuti Mariarosaria Barbera, già Dirigente Mibact e della Soprintendenza archeologica di Roma; Simone Quilici, Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica, Ministero della cultura; Rita Paris, curatrice del volume.

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Un sentimento impossibile

L’amore tra Ugo H. e Letizia L.  nasce sul posto di lavoro. Lo possiamo ricostruire attraverso le lettere di lui. Peccato che delle lettere di lei, della sua voce, non sia rimasta traccia: sono state irrimediabilmente compromesse da infiltrazioni d’acqua e a nulla è servito il tentativo di intervento da parte di specialisti.

Galeotto è  l’ufficio delle Ferrovie dello Stato a Roma dove lui approda come precario nel 1912, per poi fare una bella carriera fino a diventare Segretario Capo presso la Direzione Generale. Lei vi si trova in veste di assistente: la pressione del contesto è tale che sceglierà di sostenere un concorso per maestra pur di allontanarsi dall’ambiente.

L’ufficio è il luogo dove l’amore li travolge, dove scambiano segretamente lettere, forse le nascondono nei cassetti. Sono costretti a fingere, dissimulare, perché nell’Italia degli anni Venti non sono ammesse ‘irregolarità’, basta poco ad alimentare sospetti e calunnie. Dopo quasi tre anni di lettere appassionate, è chiaro che si tratta di un amore impossibile. Gli innamorati non arrivano mai al confidenziale tu, si danno del lei poi proibito dal fascismo a favore del voi. Le lettere di lui trascrivono un incontro d’amore reale, non sono romanzate, ma romanzesche sì:  hanno un sapore letterario, a cominciare dalla citazione immancabile dell’amore dantesco tra Francesca da Rimini e il cognato Paolo Malatesta. Alla fine, Ugo chiede all’amata di consegnargli il compromettente epistolario, ma non lo distrugge. Sceglie un luogo speciale che lo custodirà per sempre al riparo da malelingue, volgari insinuazioni.

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Comunione di anime, storia infelice

“Se potesse misurare la dolce commozione, l’incanto, la bellezza dell’istante in cui le mie mani stringono i suoi scritti, in cui il mio cuore si prepara, con indicibile ansia, ad ascoltare le sue più desiderate parole: così scrive Ugo a riprova di una storia d’amore vissuta con sentimento intenso e tormentato. Il livello sfiora sempre il sublime, ma il loro è e resterà un amore platonico, forse per questo ancor più idealizzato e spiritualizzato al punto da assomigliare alle creazioni poetiche. Di lui resta una foto, di lei la descrizione che ne fa l’amato, degna della donna angelicata: riferimenti a capelli lucenti, bel sorriso, soavi forme, appariscente bellezza ma soprattutto la grande beltà della sua anima. “Io desidero la sua felicità e penso che non potendola dargliela io, altri potranno”. Ugo si mostra non possessivo, diverso dal tipo maschile proposto da una società patriarcale. “Questo amore è una sventura terribile e bella che ci ha colpiti”. Per lui è una sofferenza vederla, starle vicina e non poterla toccare, ma è pure una grazia scorgerla. Lui scrive di non sentirsi pronto a ghermire la donna che il caso ha voluto incontrasse, si mostra adorante ma sempre rispettoso. Considera il più puro amore concesso a un uomo, quello di limitarsi a un incontro di sguardi, come accadeva ai poeti del dolce stil novo con la donna amata. Non ha paura di piangere e di farlo sapere all’amata, ma al contempo sente che, senza mostrarsi vile, deve avere prudenza e prepararsi alla rinuncia. Di fatto, se lui non arretra nella carriera anzi arriva al vertice, è lei che deve lasciare il lavoro per mettere a tacere le voci, le calunnie. Letizia è e resterà incorporea, irraggiungibile, “puro pensiero della mia mente”.

Appia, non cimitero dell’amore ma luogo dell’anima

Fatto singolare, che molto svela dell’indole dell’amante, Ugo, anziché distruggerla, escogita di andare a seppellire la corrispondenza segreta in un luogo di Roma, distante dal tempo ordinario, in un oltre che appartenga all’eterno, ai margini della città chiassosa e volgare,  ai piedi di uno dei monumenti funerari più belli della Regina Viarum, il cosiddetto Sepolcro Dorico. Forse, negli ultimi tempi Letizia è malata, deve andare a curarsi in una clinica, forse c’è un triste epilogo e da qui l’idea del sepolcro. Come che sia, l’Appia rappresenta il luogo dell’anima a cui affidare ciò che si ha di più caro perché lo conservi e porti un messaggio all’umanità del futuro. Scrive Rita Paris, rispettosa custode di un amore sconfitto dalle circostanze: “È stata una storia non felice che l’amante disperato ha voluto salvaguardare, testimonianza del futuro. E forse ha contato il senso di eternità che il contesto trasmette, è un luogo dove il tormento poteva trovare riposo dall’oblio”.

Le lettere completamente digitalizzate possono essere consultate su MUVI Appia, il Museo Virtuale dell’Appia Antica.

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