Arriva da Roma, proprio in questi minuti, la sentenza d’Appello per il caso di Lavinia Montebove, la bambina investita a soli 16 mesi nel parcheggio dell’asilo “La Fattoria di Mamma Cocca” di Velletri. Un tragico incidente, avvenuto nell’agosto del 2018, che ha lasciato la piccola in uno stato vegetativo di minima coscienza, segnando profondamente la sua vita e quella della sua famiglia, suscitando commozione nell’opinione pubblica. Un incidente che, tuttavia, poteva essere evitato…
Per il pg Carlo Paolella, intervenuto con la requisitoria, si è trattato infatti di una ‘‘tragedia evitabilissima e prevedibilissima. Chiedo quindi con la ragione e col cuore che siano confermate le condanne’,’ ha detto in aula.
La vicenda giudiziaria era iniziata il 1° aprile 2021 e si era trascinata per oltre due anni e mezzo prima della sentenza di primo grado. Nel processo d’Appello, l’ultima udienza aveva evidenziato l’urgenza di arrivare a una decisione, anche per scongiurare il rischio di prescrizione. Per questo, il rinvio al 27 marzo era stato disposto con modalità urgentissime, per garantire la corretta notifica alla maestra Francesca Rocca. Nelle ultime settimane, i continui rinvii avevano riacceso i timori di una prescrizione del reato, ma oggi – anche un po’ a sorpresa – si è finalmente arrivati alla sentenza d’Appello, preceduta dagli interventi del Pm, dei legali e dalla Camera di Consiglio.
La conferma delle condanne rappresenta un passaggio cruciale per la famiglia di Lavinia, che da oltre 6 anni lotta per ottenere giustizia. Resta ora da capire se verranno presentati ulteriori ricorsi o se la sentenza d’Appello chiuderà definitivamente il lungo iter giudiziario di questa triste storia.
”È una sentenza che auspicavamo e che rende giustizia, che ha riconosciuto in Appello la correttezza di quanto è stato fatto in primo grado, soprattutto per Lavinia”. Così Massimo Montebove e Lara Liotta, i genitori di Lavinia, dopo la sentenza di Appello a Roma che ha confermato le condanne.
”Nessuno ci ridarà la Lavinia di prima ma la giustizia italiana in due gradi di giudizio ha stabilito con certezza che c’è stata una responsabilità. Era quello che chiedevamo – aggiungono – La nostra è stata sempre una richiesta di giustizia e non di vendetta, soltanto una richiesta di verità”.




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