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Ciampino inneggia alla Pace in Sala Nenni, con ANPI, Emergency e il Movimento dei Focolari fotogallery

Al termine dei lavori la sindaca Colella ha scoperto lo striscione per la campagna Emergency nei Comuni “Ciampino R1pud1a la Guerra”, con l’evidente richiamo grafico all’articolo 11 della Costituzione

Ciampino, intensa Vigilia di Pace in sala Nenni con Anpi, Emergency e Movimento dei Focolari per il ripudio di tutte le guerre

Anpi, Focolarini ed Emergency, nel pomeriggio di venerdì 9 maggio, insieme alla Sala Nenni di Ciampino, hanno potuto finalmente celebrare i due eventi programmati per il 25 aprile e rimandati dal consiglio comunale a seguito delle disposizioni governative per la scomparsa di Papa Francesco avvenuta nel giorno di Pasquetta.

Pace, Resistenza al nazifascismo e forte contrarietà per la mancata opera diplomatica unita ad una buona dose di inerzia da parte dei governi sono stati al centro delle riflessioni degli ospiti e dei rappresentanti istituzionali. Sbigottimento e indignazione sono stati espressi da Michele Concilio, Cittadino delegato alla Pace, a proposito dei silenzi sulle guerre in atto, sulla reale voglia di giungere ad accordi che mettano fine alla barbarie: «Non siamo più capaci di metterci ad un tavolo e dialogare con l’altro». Il 24 aprile «è stata la Giornata internazionale del multilateralismo, ma anche quest’anno è passata sotto silenzio: ma esiste ancora la “diplomazia”?», si è chiesto. Ricorda «quel 24 febbraio 2022, quando i carri armati russi sono entrati in Ucraina: non è stato fatto nulla, anche in quel caso, per scongiurare la guerra, non si è riuscito, incredibilmente, a mettere in campo nessuna iniziativa politica per fermare questa follia che perdura ormai da tre anni».

Dobbiamo «riscoprire, come detto dal Papa ieri al momento della sua elezione, il valore del termine “amore”, unita alle parole dialogo e ‘ponti’». C’è bisogno di rimettere al centro la «capacitá di dialogare, come la Storia insegna: personalità profonde, serie, determinate sono riuscite sempre, nel corso dei secoli, a trovare una via diplomatica. Oggi c’è assoluto bisogno di queste persone».

L’incontro, fortemente voluto dal consiglio comunale «per dare un segnale inequivocabile» – ha sottolineato Mauro Testa –, vuole ribadire ancora una volta che «Ciampino è una città che ripudia la guerra, come riportato nell’articolo 11 della nostra Costituzione». Qui in Consiglio – ha aggiunto – «spesso si discute anche animatamente, con modi sovente energici, accalorati, ma poi si giunge, con il dialogo, con l’ascolto, alla possibile soluzione dei problemi: è la parola, il saper interloquire con l’’avversario’ che porta poi alla sintesi e in definitiva alla pace».

Ieri era la Giornata dell’Europa – ha rammentato la sindaca Emanuela Colella – «una data significativa per il nostro continente, per la ritrovata unità, ma è anche la giornata del ricordo di due drammi per il nostro paese: l’assassinio di Aldo Moro e, nello stesso momento, in quelle stesse ore, l’assassinio di Peppino Impastato per mano mafiosa». Prima di lasciare la parola agli interventi degli ospiti, è stato fatto brevemente risuonare l’Inno alla Gioia, adottato dall’Unione Europea nel 1985.

La sezione Anpi “Alunni e Brecciaroli”, per bocca del suo presidente Luciano Zerega, ha voluto ricordare i due antifascisti di Ciampino da cui prende il nome, «uno era anarchico, l’altro comunista, e qui fondarono la sezione locale del Comitato di Liberazione Nazionale: un passaggio storico, spesso dimenticato». Zerega si sofferma sul concetto che «nell’ideale di pace, nel contesto di guerra come quello di ottant’anni fa, ci fu un gruppo trasversale, il Cln dove, indipendentemente da chi fosse ‘rosso’ o ‘bianco’, le forze antifasciste si unirono con uno scopo ben preciso: combattere i nazisti e i loro collaboratori fascisti e riportare la pace». Chi combatté in quel periodo infatti «imbracció il fucile non per “prevaricare” o semplicemente reprimere l’avversario, ma per poter arrivare alla pace», ha ribadito Zerega, sgombrando così il campo dagli equivoci e dalle trite polemiche sulla liceità o meno delle azioni della Resistenza in Italia. «Un passaggio fondamentale questo, per poter comprendere appieno le ragioni di chi, in quei momenti, si oppose a quella guerra, voluta e cercata dal Fascismo e dal loro alleato nazista: combattere per giungere in modo definitivo alla Pace, a quel totale ripudio della guerra inscritto nella nostra Costituzione, frutto di quel determinato periodo storico».

Di “brutto clima e mentalità di guerra” ha parlato Carlo Cefaloni, coordinatore del gruppo Economia Disamata del Movimento dei Focolari: «Sono riusciti ad introiettare nei nostri animi una mentalità guerresca, uno stato di conflitto permanente, con il ritorno ad una “economi di guerra” e di mobilitazione come non si vedeva dall’agosto del 1914, quando le persone si preparavano ad andare in ferie e invece, nel giro di qualche settimana, si ritrovarono al fronte».

Stiamo rivivendo – dice Cefaloni – «come riconosciuto ormai da molti storici, i momenti precedenti lo scoppio della Grande Guerra: corsa agli armamenti, indottrinamento dei giovani e dei meno preparati, “santificazione” del conflitto». Cita Igino Giordani, uno dei padri della Costituente, cofondatore dei Focolari e giovane sottotenente sull’Isonzo nel 1916: «Soffrivo nel vedere milioni di creature in cui si soleva per forza far credere alla santità di quegli omicidi, una “santità” attestata anche dagli ecclesiastici, che benedicevano cannoni destinati a offendere Dio nel capolavoro della creazione, a uccidere Dio in effige, a realizzare il fratricidio in persona di fratelli, per di più battezzati». Come padre Agostino Gemelli, interventista, cappellano militare e autore di trattati di “psicologia militare”. O scrittori come Gabriele D’Annunzio, che Giordani incontrò sui campi di battaglia e di cui «avrá sempre ribrezzo, come scrittore e come persona».

Una preparazione alla guerra, mentale prima che fisica per Cefaloni, a cui «rimane un mistero dissimulare questo tipo di insegnamento, che mette in evidenza un ‘ripudio’ che oggi non ha un riscontro effettivo in ambito ecclesiale». L’Europa quindi «deve tornare ad essere “attore di pace” di fronte ai massacri in atto, un abominio che ci dovrebbe far ribellare profondamente». Ripudio della guerra, termine ‘forte’ per Emergency, presente con il volontario Umberto Masci, che contempla un’ “adesione carnale”, totale al concetto, in un’Italia che si trova al sesto posto in fatto di armamenti. Presentando la campagna “R1 pud1a la Guerra”, Masci ha ricordato la figura di Gino Strada, fondatore dell’organizzazione umanitaria italiana, oppositore instancabile di ogni guerra: «Siamo nelle corsie degli ospedali dei paesi in guerra, dove per il 90% vediamo vittime civili, uomini, donne, bambini: in Afghanistan perdere un braccio, una gamba significa non poter sopravvivere; le guerre non accadono mai a causa di un evento, quasi mai, ma quasi sempre in conseguenza di decisioni non prese, di cose non viste, di azioni non fatte».

L’Italia, aggiunge, «nel 2025 stanzierà 32 miliardi di euro in spese militari: da qualche parte – welfare, sanità – verranno presi ed andranno a foraggiare la nostra “economia di guerra”, soldi che non salvano, che non curano». Il costo un F-35 equivale a «3400 posti in terapia intensiva, numeri che il cittadino comune si deve andare a cercare, perché non sono dati facilmente accessibili e pubblici». Cita Gaza dove «da 70 giorni l’esercito israeliano non fa entrare medicinali, materiale sanitario, cibo, acqua, dove si muore per la pressione alta, per il diabete e parliamo di malattie di base; in Sudan c’è una emergenza umanitaria di cui non parla nessuno, con 13 milioni di sfollati».

In guerra, ha concluso Mascia, «la propaganda prende il sopravvento». Al termine dei lavori la sindaca Colella ha scoperto lo striscione per la campagna Emergency nei Comuni “Ciampino R1pud1a la Guerra”, con l’evidente richiamo grafico all’articolo 11 della Costituzione.

Roberto Canò

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