Il fronte istituzionale e civico sorto contro il termovalorizzatore di Roma – previsto in località Santa Palomba, al confine fra la Capitale e il territorio pometino – incassa un nuovo punto a favore. Nel corso della seduta del 25 giugno il Consiglio comunale di Pomezia ha approvato, all’unanimità, la delibera proposta dall’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore per chiedere alla Regione Lazio che il quadrante industriale di Santa Palomba venga formalmente classificato “zona a elevato rischio di crisi ambientale”.
Un passaggio tecnico che, se accolto da via Cristoforo Colombo, imporrebbe rigorosi vincoli di prevenzione, monitoraggio e trasparenza su qualsiasi nuovo impianto ad alto impatto, compreso l’inceneritore capitolino voluto dal Sindaco metropolitano Roberto Gualtieri.
«La delibera certifica le criticità ambientali dell’area e tutela la salute dei cittadini» – commenta la sindaca Veronica Felici –. «È un altro passo per ribadire il nostro no all’ecomostro che Roma vuole scaricare sul litorale sud».
I nodi irrisolti: acqua, cumulo di rischi e “dialogo mancato”
Felici torna su uno dei punti più controversi del progetto: l’ingente fabbisogno idrico dell’impianto, stimato in decine di tonnellate d’acqua al giorno.
«Non è chiaro da dove verrà prelevata quella quantità d’acqua – spiega – mentre noi, in questi mesi, viviamo già carenze di approvvigionamento. Immaginate l’impatto di un inceneritore che risucchia risorse idriche in un sistema fragile».
A questo si somma quella che i comitati definiscono «assenza di una valutazione di impatto cumulativo»: il sito di Santa Palomba ospita già numerosi stabilimenti classificati a rischio incidente rilevante (Seveso III), un polo logistico ferroviario e depositi chimici. «In un quadro simile», chiosano i promotori, «aggiungere un impianto da 600.000 tonnellate/anno di rifiuti supera la soglia di sostenibilità».
Prossime tappe
La palla passa ora alla Regione Lazio, chiamata ad avviare l’iter per il riconoscimento formale dell’area a rischio ambientale – provvedimento che ridurrebbe notevolmente i margini d’azione di Roma Capitale nella conferenza dei servizi per il termovalorizzatore.
Intanto i sindaci di Pomezia, Marino, Albano, Ardea, Ariccia e Castel Gandolfo, insieme ai rappresentanti dell’Unione dei Comitati, presenteranno pubblicamente la delibera il 14 luglio a Santa Maria delle Mole (Marino, piazza Sciotti, ore 18) in un’assemblea aperta alla cittadinanza.
Il comunicato integrale del Sindaco di Pomezia
“Una delibera che riconosce la criticità ambientale di Santa Palomba e la necessità di tutelare la salute dei cittadini… Un passo nella direzione di ribadire il no all’ecomostro voluto dal Sindaco Gualtieri. Restano oscuri i piani di approvvigionamento idrico di un impianto che richiederebbe tonnellate di acqua ogni giorno mentre il nostro Comune subisce già disagi… Da tempo, con comitati e associazioni, denunciamo la totale assenza di valutazioni cumulative e di confronto con chi vive il territorio. Ringrazio il Consiglio comunale per un atto di responsabilità: ora attendiamo che la Regione dia seguito e attivi le procedure per il riconoscimento dell’area a rischio, con le conseguenti misure di prevenzione e controllo. La delibera sarà illustrata il 14 luglio a Marino, insieme ai colleghi sindaci e ai Comitati contro l’inceneritore.” – Veronica Felici, Sindaca di Pomezia
Cosa significa “area a elevato rischio di crisi ambientale”
La legge regionale 14/1990 consente alla Regione di dichiarare critici i territori dove coesistono più impianti pericolosi o fattori di inquinamento. La classificazione:
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impone studi sanitari e ambientali puntuali;
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vincola nuovi progetti a ulteriori Valutazioni di Impatto Ambientale rafforzate;
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prevede piani di emergenza dedicati e monitoraggi continui.
Se Santa Palomba fosse inserita in questo elenco, la realizzazione del termovalorizzatore capitolino dovrebbe superare barriere autorizzative molto più stringenti – un ostacolo non da poco nel cronoprogramma che Ama e Campidoglio vorrebbero chiudere entro il 2029.



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